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Granfondo Scott, “a tutta” sui colli piacentini

Il fascino della natura, l'ebbrezza della velocità, la fatica silenziosa della salita: c'era proprio tutto nella Granfondo andata in scena il 4 settembre a Piacenza

Pubblicato venerdì 09 settembre 2016 · da

4 settembre, temperatura estiva e vacanze che ancora scintillano nei ricordi. La Pianura Padana si offre in tutta la sua semplicità, fatta di cielo azzurro senza nuvole, campi a perdita d’occhio, autostrade e città. A Piacenza le prime luci dell’alba illuminano il villaggio di partenza, la grande area espositiva che con capannoni e parcheggi è pronta ad accogliere gli oltre 2.000 partecipanti alla Granfondo Scott. Numeri da grande evento, frutto di un lavoro che Scott Sports Italia e ASD hanno portato avanti negli anni, puntando sul fascino in parte ancora incontaminato delle valli piacentine. Suggestioni a pochi chilometri da Milano e da altri grandi centri emiliani. Colline disegnate con profili dolci, strade a perdita d’occhio tra un’altura e la successiva, in un contesto urbanizzato con discreto rispetto del paesaggio.

RED partecipa con una piccola squadra: siamo in tre, pronti ad affrontare il percorso medio da 103 chilometri. Per chi ama la grande distanza c’è il lungo da 140, particolarmente faticoso alla luce delle previsioni del tempo che garantiscono temperature ampiamente superiori a 30°C. I riti di preparazione alla partenza richiedono tempo: si comincia con la (brevissima) coda per ritirare pettorale, numero di gara e sacchetto con i gadget; si prosegue con il passaggio al noleggio del trasponder GPS necessario per stilare la classifica. E si continua nel parcheggio: un filo di lubrificante sulla catena della bici, l’ultima verifica alla pressione dei tubolari, la borraccia di integratori da tirar fuori dal contenitore refrigerato. Più tanti piccoli riti, scaramantici più che utili, a cui molti non vogliono rinunciare.

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Si avvicinano le 9.30, orario di partenza: il tempo di un fugace riscaldamento ed è griglia. Una delle tre, quella intermedia: davanti ci sono i più veloci (in bici e nell’iscrizione, mesi fa); dietro chi ha atteso gli ultimi giorni per decidere di partecipare. Immancabile la foto sotto l’arco Scott, mentre i minuti di attesa passano osservando le bici degli altri – nemmeno le cicliste possono competere per fascino con certe bici… – e ascoltando le chiacchiere di chi ci sta intorno. Il percorso ci è quasi del tutto ignoto: abbiamo sbirciato l’altimetria, capendo che il “medio” prevede due salite, di cui una pedalabile e relativamente corta, un’altra più lunga e con tratti di pendenza non trascurabile. Per chi sceglierà il “lungo” da 140 km le cose saranno molto più complesse, con altre tre salite da affrontare.

Pronti, via. Un momento, non si muove nessuno! Le centinaia di concorrenti davanti a noi sono un tappo che inevitabilmente ritarda la partenza effettiva: passa oltre un minuto, infatti, prima di varcare la linea che delimita il percorso di gara. Tutto, però, con rispetto e compostezza, senza parolacce e con il sorriso sulle labbra.

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I primi 25 chilometri di pianura promettono alte velocità. Ed è proprio così, complice la larghezza della strada: percorriamo la tangenziale di Piacenza, impegnati in un trenino a tre che non disdegna di accogliere volenterosi compagni di avventura e che viaggia stabilmente tra 47 e 50 km/h. Il dolore alle gambe, ingolfate dall’acido lattico di una brutale partenza a freddo, è bilanciato dall’euforia del sorpasso: decine di concorrenti ci sfilano accanto, e cominciamo a vedere sempre più vicini gli avamposti del gruppo, i favoriti, l’avanguardia a cui vogliamo un giorno appartenere.

Ma inizia la salita, e le strade del team RED si separano: sono il primo a rallentare il passo, sotto il peso di un malessere che condizionerà tutta la mia gara; Fabio, invece, continua forte e tiene il gruppo dei più forti, continuando a guadagnare posizioni. Anche Marco stringe i denti e fa bene in salita, sfruttando abilmente i gruppi di corridori che in certe condizioni garantiscono un apprezzabile traino nei tratti misti. Alla mia velocità c’è tempo per guardarsi intorno: sempre più perplesso sull’opportunità di continuare – mai stato così male in bici in tutta la vita – decido comunque di puntare al traguardo. Merito anche del percorso: la salita è dolce, la luce bellissima. Le colline intorno trasmettono pace e bellezza, mentre migliaia di ciclisti, in un piacevole silenzio interrotto solo da qualche cambiata improvvisa guadagnano quota. Il primo ristoro, poi la salita lunga: da bordo strada arriva il tifo improvvisato e gradito di chi ha già visto sfilare centinaia di concorrenti e non ha ancora smesso di applaudirli. Il passo Caldarola, gran premio della montagna, segna la svolta della gara, in tutti i sensi: chi procede a destra comincia a gustare la discesa, gli altri – i coraggiosi del percorso lungo – si preparano ad altri 80 chilometri di fatica.

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Arriva il secondo ristoro: che la stanchezza cominci ad affiorare si capisce dal numero dei concorrenti che si fermano, molto superiore al primo punto di sosta, snobbato più per orgoglio che per risparmiare qualche secondo sul tempo finale. La discesa del percorso medio è abbastanza scorrevole nonostante le tante curve: gli organizzatori hanno segnalato le numerose imperfezioni del fondo stradale (in qualche caso vere e proprie buche) con la vernice fosforescente, dandoci modo di provare a evitare incidenti e danni alle ruote. Si formano piccoli gruppi, utili per tenere un buon ritmo anche quando la strada “spiana” o propone brevi tratti di salita, da fare in apnea, cioè con il rapporto lungo, contando sul recupero nella successiva discesa. L’arrivo in pianura è improvviso e cambia nuovamente le regole del gioco: qui, e fino al traguardo posto a circa 25 chilometri, è fondamentale trovare un gruppo veloce e organizzato, in grado di mantenere medie elevate. Da dietro arriva una squadra intera (colpo di fortuna!), composta da cinque atleti al servizio dell’unica compagna donna: è proprio quello che serve. Regolarissimi nei cambi, non chiedono alcun aiuto e lasciano che gli estemporanei compagni di viaggio sfruttino senza remore e sensi di colpa velocità e riparo dall’aria. Meglio così, perché c’è vento contrario e anche la pianura, in queste condizioni, può diventare faticosissima. A 50 km/h costanti sfilano rapidamente uno dopo l’altro i cartelli che indicano la distanza dal traguardo:  20, 15, 10… I sottopassi della tangenziale. L’ultima rotonda. L’arco d’arrivo. Finita.

Fabio e Marco sono arrivati da un po’. C’è tempo per bere un integratore insieme e cominciare l’analisi della gara. “Forse siamo partiti troppo forte”. “No, abbiamo fatto bene: era l’unico modo per recuperare sui primi”. “La seconda salita non finiva mai!”. Torniamo a casa stanchi e contenti, dopo una giornata organizzata in modo impeccabile, con passione e competenza, dagli amici di Scott Sports Italia. Lunedì mattina, in ufficio, si ricomincia a parlare della gara. A guardare le classifiche, scoprendo in seconda posizione un grandissimo della mountain bike di qualche anno fa, Mirko Bruschi. E a pensare a come fare meglio il prossimo anno.

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