Prova T°Red Manaia pista

Le occasioni prese al volo valgono quasi sempre la pena, soprattutto se si trasformano in due ore a tutta sul parquet di un velodromo in sella a una bici fuori dal comune.

Pubblicato lunedì 09 gennaio 2017 · da

Domani pausa pranzo a Montichiari. Con Manaia
Erica sa bene quali sono le corde da pizzicare per convincere uno come me. In realtà la mia prima risposta era stata “Allettante ma un po’ fuorimano…“, ma poi ha giocato la carta orgoglio e allora ho ceduto. Contento di farlo. Una telefonata a Enrico, vecchio amico e collega con la passione per le bici da corsa in acciaio, e poi a letto emozionati come alla vigilia di Natale.

Sveglia presto e colazione del ciclista, preparo la borsa, carico la mia Cinelli Gazzetta sul cassone del pick-up e vado a recuperare il Chicco. Per fortuna la maggior parte dei pendolari della Milano-Venezia sono ancora in vacanza e così in poco più di un’ora siamo parcheggiati davanti al Velodromo Fassa Bortolo. Oggi è aperto agli amatori dalle 12:30 alle 14:30. Ci ero già stato un paio di volte ma non avevo mai girato. La pista è ben più corta rispetto al Vigorelli (250 metri omologati contro 400 metri di storia!), mi riscaldo mulinando le gambe sulla Gazzetta (il primo telaio, quello più raffinato, con la forcella a segmenti…), il rapporto è molto agile e bastano quattro giri per sentirmi pronto. Intanto, Romolo ed Erica hanno messo a punto la mia Manaia e quella di Enrico. Bellissime, telaio in alluminio con foderi attaccati ben sotto il nodo sella, forcella TooT in fibra di carbonio come le ruote Miche Supertype a 5 razze, manubrio bullhorn Deda, guarnitura Miche Pistard Air

La guarnitura è un 53 e in confronto al mio 48 cittadino sembra che mi faccia volare. Mi accodo subito a un trenino di quattro e cerco di sintonizzare la mia cadenza sulla loro, ma non è una cosa così immediata. In più i primi tre si danno i cambi ma chi mi precede no e quindi è un continuo tira e molla per lasciare il buco a chi si infila… Una piacevole sorpresa la posizione di guida, con il bull horn che permette di caricare bene l’avantreno senza spaccarsi troppo la schiena, mentre Romolo da bordo pista mi dice di piegare di più i gomiti. Faccio come mi consiglia e in effetti basta quel modesto spostamento di carico per ottenere una spinta più efficace e accorgermi che Manaia risponde ancora più pronta. Già in uscita di parabolica avevo rischiato più volte di tamponare chi mi precedeva, come se la mia bici accelerasse più della sua, ma con la nuova posizione il guadagno diventa sensibile anche in rettilineo.

Il telaio, compatto e con profili piuttosto sottili, è in lega di alluminio/magnesio (serie 7000) arricchita con scandio e zirconio per migliorare le caratteristiche meccaniche della lega portandola a un limite di rottura vicino a quello del titanio (oltre il 30% più rigida dell’Ergal) il che permette di ridurre il peso complessivo del telaio del 20% (e la leggerezza si percepisce). Particolare l’attacco dei foderi obliqui che avvolgono il tubo verticale, così come il clamp reggisella integrato nell’estremità del tubo orizzontale. La rigidità e la stabilità di traiettoria promesse si apprezzano, così come l’accelerazione e il rilancio all’uscita delle curve. Merito anche della geometria e dell’avantreno, con sterzo conico e forcella molto lavorata.
In T°Red definiscono Manaia Pista una bici da pista totale e, in effetti, a seconda di come la si configura riesce ad adattarsi (senza compromessi) sia all’inseguimento sugli ovali sia ai criterium su strada.

Foto di Enrico Bona.

Sul finire delle due ore di apertura si sente il crepitio del due tempi di un derny. Vabbè, è ora di uscire, penso, ma vedo che nessuno di chi sta girando accenna a rallentare. Capisco in fretta che il motore si è acceso per noi… Il derny entra in pista e raccoglie chi vuole mettersi in scia come un aspirapolvere le briciole di pane sulla tovaglia. Si va, con l’emozione della prima volta. Testa bassa, occhio sulla ruota di chi precede, niente cambi e velocità che cresce piano piano con il passare dei giri. I primi due sono forti e lo avevo già capito dai body e dai quadricipiti, infatti si fermeranno solo quando si spegnerà il motore, io mi difendo per cinque o sei giri, fino a che per tenere il ritmo entro un po’ in affanno, con il cervello ipnotizzato dal parquet che scorre sotto gli occhi e il collo che chiede pietà. Che bello. Sono contento come un bambino, soddisfatto come un adulto e lascio il velodromo con una quasi certezza: Parquet batte Inverno 1-0.

Geometria Manaia Pista

Angolo sterzo 74°
Tubo sterzo 130 mm
Top tube (virtuale) 570 mm
BB drop -50 mm
Fronte/Centro 603 mm
Slooping 0°
Angolo sella 75°
Foderi bassi 392-412 mm
Reach 426 mm
Stack 533 mm
Abbassamento foderi 142 mm
Lunghezza forcella 368 mm
Rake 38 mm

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