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Clubman è la MINI meno convenzionale che esista, caratterizzata da un’estetica originale, da dimensioni generose e da una capienza del vano di carico superiore alla media. Clubman, inoltre, è disponibile a trazione integrale, analogamente alle “cugine” Countryman e Paceman. E ora è anche scrambler!

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Il termine scrambler deriva dal verbo inglese “to scramble”, che significa mischiare. In campo motociclistico identifica una moto stradale alla quale sono state apportate lievi modifiche per renderla adatta ad affrontare percorsi sterrati o brevi tratti fuoristrada. Nel caso di MINI, questa definizione fa rima con la trazione integrale All4 e dalla “contaminazione” con la due ruote BMW R nineT Scrambler nasce una concept, al momento destinata a restare un esemplare unico, caratterizzata da novità tecniche quali il rialzo dell’assetto e l’adozione degli pneumatici tassellati.

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Al frontale della vettura debuttano due proiettori circolari supplementari ripresi direttamente da R nineT Scrambler, in grado d’evocare il glorioso passato rallystico delle MINI degli Anni ’60, mentre il portapacchi richiama alla mente la mitica MINI Traveller del 1966. Di derivazione motociclistica anche la verniciatura in tinta opaca, ispirata al serbatoio della due ruote di Monaco al pari delle finiture in argento satinato per le maniglie, la cornice dei finestrini e l’inserto in corrispondenza della calandra. In abitacolo dominano i rivestimenti in Alcantara e pelle Nappa, a immagine e somiglianza della sella della Scrambler, mentre sotto il profilo meccanico nulla cambia rispetto alla vettura base, dato che il sistema di trazione integrale All4 a gestione elettroidraulica, di nuova generazione, prevede la ripartizione variabile della coppia tra avantreno e retrotreno in funzione delle condizioni d’aderenza e dell’interazione con il controllo della stabilità.

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Sebbene BMW non abbia fornito alcuna indicazione in merito al propulsore adottato dalla show car, la presenza delle 4WD limita le ipotesi al 4 cilindri turbo benzina di 2,0 litri da 192 cv e 300 Nm, tipico di Cooper S, oppure al quadricilindrico 2.0 td da 190 cv e 400 Nm caratterizzato dalla sovralimentazione mediante turbocompressore a geometria variabile e dall’iniezione diretta common rail con pressione massima di 2.000 bar, appannaggio di Cooper SD.

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