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Gli epic fail del mondo dell’auto

Non c’è solo lo scandalo Volkswagen ad attentare alla reputazione del settore automotive. Dal 2009 ad oggi, ben sei casi hanno incrinato la credibilità delle Case costruttrici.

Pubblicato mercoledì 23 settembre 2015 · da

Lo scandalo che sta travolgendo la galassia Volkswagen per l’alterazione (volontaria) dei risultati dei test sulle emissioni negli States non è il primo terremoto che sconvolge il mondo automotive. In passato, anche costruttori che ora probabilmente gongolano dinanzi alla Waterloo tedesca sono incappati in sanzioni pesanti e scandali. Tutti rigorosamente a stelle e strisce. L’America, infatti, si conferma la “bestia nera” delle Case auto sia per i controlli particolarmente rigorosi sia per la durezza delle pene comminate. Ecco i più recenti “epic fail” del pianeta quattro ruote.

GM: blocchetti d’accensione difettosi
Gary Pittam performs a recall service on a Chevrolet Cobalt at Al Serra Chevrolet in Grand Blanc, Michigan, April 17, 2014.  General Motors Co on April 23, 2014, said it has shipped "thousands" of kits needed to repair the defective ignition switches linked to at least 13 deaths. Picture taken April 17, 2014. REUTERS/John F. Martin/General Motors/Handout via Reuters  (UNITED STATES - Tags: TRANSPORT SOCIETY) ATTENTION EDITORS - THIS PICTURE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY. REUTERS IS UNABLE TO INDEPENDENTLY VERIFY THE AUTHENTICITY, CONTENT, LOCATION OR DATE OF THIS IMAGE. FOR EDITORIAL USE ONLY. NOT FOR SALE FOR MARKETING OR ADVERTISING CAMPAIGNS. NO SALES. NO ARCHIVES. THIS PICTURE IS DISTRIBUTED EXACTLY AS RECEIVED BY REUTERS, AS A SERVICE TO CLIENTS

General Motors è incappata nel 2014 in una delle… uscite a vuoto – per utilizzare un gergo calcistico – più clamorose della propria storia. È stata infatti costretta a richiamare 2,6 milioni di vetture prodotte dal 1997 al 2014 a causa dei blocchetti d’accensione difettosi, imputati di oltre 100 decessi per via di una semplicissima molla dell’interruttore che, in caso di sconnessioni o portachiavi pesanti, poteva scattare spegnendo l’auto durante la marcia e disattivando improvvisamente servosterzo, servofreno e ogni sistema di sicurezza, air bag compresi.
Un’inchiesta interna a GM e datata 2002 aveva giudicato la spesa necessaria per un richiamo preventivo eccessivain confronto al possibile costo delle effettive riparazioni che sarebbero state (probabilmente) richieste in garanzia”. L’NHTSA, vale a dire l’ente per la sicurezza dei trasporti statunitense, ha scoperto il malfatto e comminato un risarcimento di 1 milione di dollari per ogni vittima oltre a una maximulta il cui ammontare è ancora in via di definizione.

Toyota: acceleratori “posseduti”
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La reputazione Toyota subì un durissimo colpo nel 2009, quando per un possibile bloccaggio del pedale dell’acceleratore vennero richiamate oltre 10 milioni di vetture. L’estensione del problema – i modelli “incriminati” erano circa il 70% delle versioni commercializzate dal costruttore nipponico negli States – costrinse il vertice dell’azienda a riferire – a capo chino – direttamente al Congresso americano. 12 decessi vennero attribuiti al malfunzionamento del componente e la Casa giapponese venne multata per 1,2 miliardi di dollari. Un’ecatombe. Specie considerando che la rivale General Motors, contravvenendo a ogni fair play, con un’abile mossa di marketing approfittò delle difficoltà della concorrente per lanciare il programma “State tranquilli” che prevedeva maxi sconti e incentivi per quanti avessero deciso di sostituire una Toyota con una vettura nuova del gruppo di Detroit.

Hyundai e Kia: consumi non veritieri
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Volkswagen non è la prima grande Casa entrata in conflitto con consumi ed emissioni. Nel 2014, Hyundai e Kia sono state multate dall’agenzia americana EPA (Environmental Protection Agency) per 100 milioni di dollari (poco meno di 80 milioni di euro) in quanto le percorrenze di alcuni modelli a benzina erano inferiori al dichiarato. L’EPA aveva condotto alcuni test nel corso del 2012, rilevando le discrepanze. I marchi coreani, appartenenti alla medesima galassia, avevano commercializzato 1,2 milioni veicoli con consumi sottostimati; di qui l’entità della multa, la più alta – sinora – mai comminata per un’infrazione di questo genere. Hyundai e Kia non hanno fatto ricorso, rinunciando oltretutto ai “certificati verdi” per un controvalore di 200 milioni di euro che i costruttori possono ottenere immettendo sul mercato modelli eco compatibili. Le autorità americane – da sempre particolarmente insofferenti alle menzogne – hanno apprezzato la collaborazione delle Case, specie alla luce del risarcimento ai singoli consumatori.

Gruppo FCA: richiami irregolari
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Il Gruppo Fiat Chrysler Automobiles è stato multato nel corso del 2015 per 105 milioni di dollari per irregolarità e mancanze nei richiami di milioni di vetture commercializzate negli States, inclusi alcuni vecchi modelli Jeep (Grand Cherokee e Liberty prodotti dal 1993 al 2007) inclini a prendere fuoco in caso d’incidente. L’NHTSA, l’ente per la sicurezza dei trasporti statunitense, ha preteso la nomina di un supervisore indipendente, incaricato di monitorare gli interventi eseguiti in favore dei clienti e, soprattutto, di valutare gli incentivi per la sostituzione delle vetture difettate con modelli in perfetta efficienza.

Honda: informazioni celate
A man walks past a Honda on display at Honda Motor Co. headquarters in Tokyo. The Obama administration on Thursday, said it will fine Honda $70 million -- the largest civil penalty leveled against an automaker --- for not reporting to regulators over 1,700 complaints that its vehicles caused deaths and injuries and not reporting warranty claims

Mega multa di 70 milioni di dollari al costruttore nipponico per aver nascosto alle autorità americane per la sicurezza stradale dati in merito a incidenti che hanno provocato morti e feriti così come file che riguardavano pendenze legali con i clienti su garanzie e rimborsi. La sanzione è stata comminata nel 2015 dalla NTHSA che ha scoperto 1.729 casi – negli ultimi dieci anni – non comunicati dal brand nipponico. Alcuni di questi riguardavano sinistri provocati dagli air bag difettosi del fornitore Takata. Honda, da parte propria, ha dichiarato di essere a conoscenza delle mancate comunicazioni, parlando di “errori tecnici” commessi nel periodo compreso fra il 2003 e il 2014

Takata: air bag “violenti”
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La giapponese Takata è tuttora nell’occhio dl ciclone per aver costretto al richiamo oltre 35 milioni di veicoli appartenenti a 12 diversi costruttori. I cuscini di sicurezza nipponici, antecedentemente allo scandalo, soffrivano della presenza interna d’umidità a un livello tale da pregiudicarne l’efficacia. I dispositivi, una volta attivati, provocavano la proiezione di frammenti di plastica e metallo. Una grana tuttora in corso; le fonti americane hanno infatti confermato le sei morti correlate all’esplosione troppo violenta dei cuscini, avvenute tutte a bordo di modelli Honda. Nonostante le pressioni della NHTSA, l’azienda nipponica – secondo fornitore mondiale di air bag per volumi commerciali – continua a non fornire informazioni ufficiali sulla situazione relativa ad altri mercati, opponendo una annosa resistenza ai richiami. Al punto che Toyota, Nissan e Honda, principali protagoniste dell’allargamento dello scandalo, hanno provveduto autonomamente.

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