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La storia della BMW M3

Nata per le competizioni, si è evoluta attraverso cinque generazioni e 30 anni sino a divenire una berlina dal fascino unico, ideale punto d’incontro di performance e stile. Ecco la storia della BMW M3.

Pubblicato mercoledì 29 giugno 2016 · da

30 anni di storia. 30 anni nei quali da semplice vettura sportiva si è trasformata in una vera e propria icona di stile e performance. BMW M3 compie gli anni. Dal 1986, quando venne presentata la prima generazione, ad oggi è divenuta il simbolo dell’attività del reparto BMW Motorsport, vale a dire la divisione sportiva della Casa di Monaco. Nata per l’utilizzo agonistico, evoluta da coupé a berlina a quattro porte, abbina da sempre prestazioni e fascino. Ecco la storia della M più conosciuta e apprezzata nel mondo.

BMW M3 E30 – 1986
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Dopo la vittoria ottenuta nel 1984 nel DTM, anno inaugurale del Campionato Tedesco Turismo, BMW venne sconfitta da Volvo e Rover. Per recuperare competitività, la Casa di Monaco decise di realizzare una versione stradale sportiva derivata dalla berlina Serie 3 E30, sull’onda di quanto fatto da Mercedes-Benz con la propria 190 E 2.3-16. Nacque così la prima M3 della storia, mossa da un 4 cilindri 16V 2.3 da 200 cv e caratterizzata da passaruota e carreggiate allargate, alettone e cofani dedicati. Pesante 1.200 kg e in grado di raggiungere i 235 km/h, venne affiancata dalla versione Cabriolet e rivista già nel 1988, così da dar vita alla variante “Evolution” da 215 cv.

BMW M3 E36 – 1993
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È stata la prima M3 progettata non tanto in vista delle competizioni quanto piuttosto per la commercializzazione come modello stradale. Derivata dalla Serie 3 Coupé E36, appariva decisamente più sobria rispetto alla prima generazione. Rinunciava infatti all’alettone e ai passaruota ampliati, mentre sotto il cofano pulsava un 6 cilindri in linea 3.0 da 286 cv e 320 Nm di coppia. Una prima assoluta per M3, sino ad allora dotata esclusivamente di un motore quadricilindrico, al pari della fasatura variabile. L’assetto beneficiava di sospensioni più rigide che in passato e di un’altezza da terra ridotta di 31 mm, mentre il cambio manuale a 5 rapporti lavorava in abbinamento a un differenziale autobloccante, come per la prima serie. Scattava da 0 a 100 km/h in 6,0 secondi e raggiungeva i 250 km/h (autolimitati). Nel 1994 debuttarono le versioni Cabriolet e berlina, quest’ultima una novità, mentre nel 1995 la cilindrata del propulsore venne portata a 3,2 litri, così da sprigionare 321 cv e 350 Nm, e nel 1997 debuttò la trasmissione elettroattuata SMG.

BMW M3 E46 – 2000
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Il 6 cilindri 3.2 derivava dalla precedente generazione, ma erogava 343 cv e 365 Nm grazie alla fasatura variabile sia lato aspirazione sia lato scarico. Complice il peso prossimo a 1.500 kg, scattava da 0 a 100 km/h in 5,2 secondi in abbinamento al cambio manuale a 6 rapporti. Trasmissione che poteva essere sostituita dall’unità robotizzata SMG II che, grazie all’esperienza maturata da BMW in Formula 1, consentiva di cambiare marcia in 80 millisecondi. Caratterizzata da linee più arrotondate che in passato e da uno stile aggressivo grazie ai passaruota ampliati e alla bombatura in corrispondenza del cofano motore (in alluminio), la E46 non venne proposta in configurazione berlina. In compenso vide la luce la variante high performance CSL, più leggera di 110 kg a seguito dell’adozione di svariati componenti in carbonio e forte di 360 cv oltre che corredata di un impianto frenante potenziato.

BMW M3 E90/E92/E93 – 2007
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L’influenza della F1 “travolge” l’M3. Abbandonato l’ormai classico motore a 6 cilindri in linea, sotto il cofano della sportiva di Monaco debutta un V8 32V aspirato di 4,0 litri, forte di 420 cv e 400 Nm di coppia. Un’unità derivata dal V10 della sorella maggiore M5, a propria volta influenzato dai propulsori BMW adottati in Formula 1, e 15 kg più leggera del “vecchio” 6 cilindri grazie al massiccio ricorso all’alluminio. Lo scatto da 0 a 100 km/h veniva coperto in 4,8 secondi – 4,6 secondi optando per il cambio a doppia frizione DKG a 7 marce (una novità assoluta) – mentre il peso si attestava a 1.695 kg nonostante il ricorso al CFRP, vale a dire al poliuretano termoplastico misto a fibra di carbonio, per il tetto e il cofano motore (optional). Venne realizzata nell’immancabile versione Cabriolet, dal 2008 corredata del tetto rigido ripiegabile, e in configurazione berlina, diversamente dalla serie precedente.

BMW M3 GTS – 2010
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Non si trattava di una nuova generazione d’M3, quanto piuttosto della versione pronto pista della sportiva tedesca. Il V8 cresceva da 4,0 a 4,4 litri, la potenza massima toccava quota 450 cv e il peso si riduceva di 200 kg rinunciando a tutto ciò che non era strettamente indispensabile nell’ottica delle prestazioni. Erede della CSL, era omologata per l’utilizzo stradale nonostante l’aspetto e il carattere estremo.

BMW M3 F80 – 2014
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Disponibile solamente in configurazione berlina, dato che la coupé passa sotto la denominazione M4 per ragioni di marketing, torna alla configurazione a 6 cilindri in linea. Non aspirati come per la serie E46, bensì sovralimentati mediante due turbocompressori, così da erogare 431 cv e 550 Nm, oltre che abbinati all’iniezione diretta della benzina. È la prima M3 di serie dotata di un motore turbo, in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 4,3 secondi – 4,1 secondi optando per il cambio a doppia frizione a 7 marce – complici la fasatura variabile sia lato aspirazione sia lato scarico e il peso contenuto in 1.560 kg. Un valore, quest’ultimo, sul quale incidono positivamente la coppa dell’olio in magnesio, l’albero di trasmissione in carbonio e componenti in CFRP di serie – un tempo optional – quali il tetto, lo splitter e l’estrattore. Porta al debutto il differenziale attivo M, in sostituzione del consueto autobloccante, in grado di modificare costantemente il livello d’intervento grazie a un attuatore elettrico, così come il setting M Dynamic Mode del controllo di stabilità e trazione, permissivo al punto da consentire moderati sovrasterzi senza rinunciare all’intervento dell’elettronica in caso d’errore. È l’M3 dell’era moderna.

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