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La storia della Land Rover Defender

Dopo 68 anni di carriera esce di scena la Defender, icona del fuoristrada e della robustezza meccanica. In attesa dell’erede, prevista nel 2018, ecco la storia di una delle 4x4 più amate al mondo.

Pubblicato lunedì 01 febbraio 2016 · da

Venerdì 29 gennaio 2016, ore 09.25, stabilimento Land Rover di Solihull, Inghilterra: si interrompe la produzione della Defender. Un momento storico, un momento tristemente annunciato, che pone fine a un’epopea durata 68 anni e 2.000.000 di esemplari. Una delle 4×4 più spartane, robuste e performanti (off road) al mondo esce di scena dopo aver conquistato James Bond, Winston Churchill, la famiglia reale britannica e persino le forze armate inglesi. Estranea a qualsiasi concessione alla modernità, e per questo impossibilitata a rispettare le future norme ambientali e di sicurezza, lascia dietro di sé un vuoto che gli appassionati della guida fuoristrada e i professionisti dei lavori in montagna potranno colmare solamente nel 2018, data prevista per il lancio della nuova generazione. Ma come nasce il mito? Ecco la vera storia della Defender.

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Land Rover Serie I (1948-1958)
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Il nome Defender risale ai giorni nostri, più precisamente al 1990, dato che la 4×4 britannica nacque semplicemente come… Land Rover. Nel secondo Dopoguerra, il governo inglese chiese (anzi impose) a Rover di produrre veicoli meno elitari, così da agevolare le esportazioni e la ripresa economica del Paese. Il costruttore reagì prontamente, rivendicando però una netta autonomia decisionale in ambito tecnico. Vide così la luce un veicolo all terrain, disegnato da Maurice Wilks, che s’ispirava alle Jeep Willys utilizzate dagli Americani durante la Seconda Guerra Mondiale. La trazione integrale, la carrozzeria in Birmabright – una lega di alluminio e magnesio utilizzata per la carlinga degli aerei – e il telaio scatolato in acciaio diventarono immediatamente un must, destinato a perdurare sino ai giorni nostri. Il motore era mutuato dalla berlina Rover P3 60: un 4 cilindri 1.6 benzina. Fu subito un successo.

Land Rover Serie II (1958-1971)
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Ereditava alcune migliorie dalla Serie I quali le 4WD inseribili anziché a ruote libere (anteriori), l’interasse portato da 80 a 86 e quindi a 88 pollici così come la disponibilità della versione a passo lungo da 109 pollici. Debuttarono inoltre due motori più in linea con l’indole della vettura: un 4 cilindri 2.3 benzina e un quadricilindrico 2.1 diesel aspirato abbinati a un cambio manuale a 4 rapporti. Le ridotte facevano parte della dotazione standard, così come, a partire dal 1968 – Serie IIA – i fari spostati dalla griglia frontale ai passaruota. Da tradizione, oltre alla versione wagon con carrozzeria in metallo erano commercializzate le varianti centinate e pick-up. Sin dagli esordi, le forze armate inglesi adottarono le Land Rover, affiancandole alle Austin Champ, attratti dall’elevata resistenza alla corrosione dei lamierati in Birmabright e dalla robustezza meccanica dei mezzi.

Land Rover Serie III (1971-1983)

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Dal 1975, anno della nazionalizzazione della British Leyland (che aveva acquisito il marchio Rover nel 1967) il nome della 4×4 britannica diventò anche quello di una Casa automobilistica autonoma, la Land Rover appunto. Ai motori a 4 cilindri si affiancarono propulsori benzina a 6 cilindri (2.6) e a 8 cilindri a V (3.5). Quest’ultimo riservato alla Stage 1 che mutuava parte della meccanica dalla “sorella nobile” Range Rover ed era dotata, per la prima volta, della trazione integrale permanente anziché inseribile. Un’anticipazione delle evoluzioni destinate alle nuove 90, 110 e 127.

Land Rover 90, 110 e 127 (1983-1990)
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La versione 110, denominazione riferita all’interasse maggiorato a 110 pollici anziché i precedenti 109, prelude al debutto della nuova 90 e dell’inedita 127 a passo lungo (3.226 mm). Il riferimento alle “Serie” venne meno, ma i veicoli risultarono facilmente confondibili con i precedenti, dato che l’estetica mutava solo lievemente e molte parti risultavano intercambiabili nonostante i trenta anni di differenza. Sotto pelle, però, vi furono grandi cambiamenti: dalle 4WD inseribili si passò alla soluzione a trazione integrale permanente con blocco del differenziale centrale, mentre le molle a balestra cedettero il posto a componenti elicoidali e i motori vennero affinati. Debuttò, ad esempio, il nuovo 2.5 a gasolio, sempre aspirato ma ora a iniezione diretta.

Land Rover Defender (1990-2007)
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Dato il rischio di fraintendimenti nell’individuare i modelli all’interno del listino Land Rover, più ampio e variegato dopo la nascita della Discovery e l’ampliamento della gamma Range Rover, la storica 4×4 britannica assunse la denominazione di Defender, retaggio del largo utilizzo della vettura da parte delle forze armate e nell’ambito della difesa in genere. La versione 127 venne identificata con la sigla 130 – pur non mutando passo – giunta sino ai giorni nostri, e sempre nel 1990 debuttò il primo motore diesel sovralimentato mediante turbocompressore. Adottata anche dall’esercito italiano, in special modo dall’Arma dei Carabinieri, divenne un’icona dell’off road, tanto da veder nascere svariati club ad essa dedicati.

Land Rover New Defender (2007-2016)
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Bye bye panchette laterali: debuttano i sedili posteriori frontemarcia (versioni 90 e 110) e un moderno 2.4 td di derivazione Ford – che porta in dote un rigonfiamento lungo il cofano – mentre la trasmissione manuale beneficia di 6 rapporti. Novità affiancate a caratteristiche irrinunciabili quali il telaio a traverse e longheroni in acciaio a sezione scatolata, il collaudato schema delle sospensioni ad assale rigido sia all’avantreno sia al retrotreno con barra Panhard anteriore per mantenere il corretto allineamento tra ponte e telaio, angoli di attacco, dosso e uscita particolarmente generosi e, ancora, la trazione integrale permanente abbinata al riduttore (dal rapporto di 3,54:1) e al differenziale centrale bloccabile che ripartisce in modo fisso (50%-50%) la coppia tra avantreno e retrotreno.

Versioni speciali
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Da sempre, Defender ispira la realizzazione di edizioni limitate o versioni speciali destinate agli impieghi professionali più estremi o, più semplicemente, celebrative di quella che è diventata una vera e propria icona del fuoristrada. Oltre che in Inghilterra da Land Rover, Defender è stata prodotta su licenza dalla spagnola Santana Motor e dall’italiana Iveco, che ha dato vita alle 4×4 Massif e Campagnola, ma è possibile trovarne esemplari autoctoni anche in Turchia, Brasile, Iran, Pakistan, Malesia e Sudafrica, a testimonianza di una longevità e semplicità meccanica da riferimento.

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