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Lotus Seven: la moto a quattro ruote

Alla soglia dei 60 anni, Lotus Seven è ancora simbolo di leggerezza e sportività. Nata da un’intuizione di Colin Chapman nel 1957 ed evoluta attraverso 4 generazioni, dal 1970 è stata rianimata da Caterham ed è tuttora in produzione in configurazione S3.

Pubblicato martedì 26 gennaio 2016 · da

Oggetto d’infinite discussioni, di mille leggende “da bar” e di una sorta di venerazione da parte degli appassionati della guida sportiva, la Lotus Seven, le cui origini risalgono al 1957, resta ancora oggi uno dei simboli dell’automobilismo vissuto come gioco e divertimento allo stato puro. Nata come “motocicletta a 4 ruote”, artefice di parte della leggenda di Colin Chapman, padre storico del marchio Lotus, ed eletta a paladina della lotta contro peso e invadenza dell’elettronica, contrariamente ad altre vetture epiche non si è limitata a tramutarsi in un oggetto da collezione, bensì si è rinnovata nel tempo sino ad essere tuttora protagonista dei track day nonché oggetto della fantasia di piccole factory sparse in tutto il mondo, che ne reinterpretano il tema nei modi più difformi.

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Una storia a dir poco eccezionale. Nonostante stia per compiere sessant’anni, la Seven è tuttora in produzione; solo che ciò che un tempo si chiamava Lotus, oggi si chiama Caterham. È infatti nel giugno del 1973 che Graham Nearn, titolare della factory londinese, acquista da Colin Chapman i diritti di costruzione della vettura insieme con tutti i ricambi e il materiale di magazzino. Da allora, dopo un’interruzione di qualche settimana dedicata all’assemblaggio delle prime trentasette Caterham necessarie per “smaltire” i residui della commercialmente sfortunata Seven S4, riparte la produzione del modello basato sulla serie S3, assai più gradito e ancora oggi a listino.

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Nearn non si cimenta in tale avventura casualmente, bensì, in quanto distributore in esclusiva della vettura dal 1967, forte di una radicata conoscenza dell’indole, dei desideri e della consistenza numerica dei potenziali clienti; sa bene, quindi, che quest’auto un po’ pazza possiede caratteristiche uniche, tali da conquistare una nicchia di mercato. Al contrario, Chapman, da incallito progettista di auto da corsa, si era già da tempo stancato dell’arcaica “vetturetta”, peraltro venduta anche in scatola di montaggio, in quanto temeva che potesse in qualche modo offuscare l’alone di eccellenza tecnologica e d’avanguardia che si sforzava di legare al marchio Lotus e agli esemplari da competizione realizzati a Hethel, le cui “incarnazioni” stradali si chiamavano Elite, Elan ed Europa.

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Resta difficile comprendere tanta ingratitudine nei confronti di un modello che, quando nasce nel 1957, consente alla Lotus di sopravvivere e allo stesso Chapman di continuare a dedicarsi alle gare tanto amate; pensata infatti come una sorta di motocicletta a quattro ruote, è garante, grazie all’estrema leggerezza, di grande divertimento alla guida e buone prestazioni anche con motori di piccola cilindrata. Nel corso degli anni adotta infatti propulsori BMC, Coventry Climax e Ford, questi ultimi sia in versione di serie sia elaborati dagli specialisti Cosworth e Holbay, mentre i componenti della trasmissione e delle sospensioni provengono dalla grande serie, rendendo facile la manutenzione e il contenimento dei costi.

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Nel corso degli anni, attraverso il susseguirsi delle serie S2 del 1960 e S3 del 1968, la Seven viene costantemente e consistentemente migliorata, sebbene resistano alcuni caposaldi tecnici come lo schematismo delle sospensioni anteriori (a ruote indipendenti) a triangoli sovrapposti e posteriori ad assale rigido con bracci longitudinali superiori e inferiori, laddove i freni a tamburo da 203 mm di diametro della prima generazione lasciano presto il posto a sistemi a disco ben più raffinati. La vettura diviene più potente, più stabile, meglio frenata e anche un po’ più fruibile, sino a raggiungere con l’S3 un punto di equilibrio mai più superato.

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La successiva S4 del 1970 con scocca in vetroresina si rivela un fiasco clamoroso nonostante le ottime qualità del progetto: troppo ingombrante e “civilizzata”, viene snobbata dai puristi, ovvero l’unica clientela interessata a questo tipo di auto. Il peso cresce da 517 a 600 kg e così, dopo 660 esemplari costruiti in tre anni, si arriva al punto in cui il timone passa da Lotus a Caterham e, con un’oculata operazione che ha purtroppo pochi riscontri nella storia dell’automobile, la produzione torna a focalizzarsi definitivamente sulla S3: la beniamina, il compromesso ottimale, colei che ha donato l’anima, e continua a farlo, alle Caterham Seven e a tutte le moderne eredi. Un’auto in grado di proiettare in un universo parallelo, lontano anni luce dalle sensazioni che si provano al volante delle sportive moderne. Un mondo dove non esistono ABS, air bag o controlli elettronici. E dove non è permesso sbagliare…

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