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Lo ammetto: dopo essere stato testimone oculare della debacle di Nibali nel tappone dolomitico e nella successiva cronoscalata, ero fra coloro che davano per impossibile la sua rimonta. Vederlo riconquistare la maglia Rosa nella penultima tappa e trionfare sul traguardo di Torino è stata più una grande emozione che una piacevolissima sorpresa. La passione per la bicicletta fra le scrivanie di RED è grande e quando Honda (fornitrice delle auto ufficiali della Corsa Rosa) ci ha invitati a seguire la frazione che, sulla carta, avrebbe potuto decidere le sorti del Giro, è cominciata la lotta per vincere la trasferta… In realtà non c’è stata nessuna lotta poiché i miei colleghi erano già impegnati con altri lavori, quindi mi sono aggiudicato il servizio senza nemmeno versare una goccia di sangue.
L’occasione era troppo ghiotta per limitarsi a salire a Corvara per assistere alla tappa, deliziare il palato con i cibi locali e gli occhi con la bellezza di Giorgia Palmas, madrina del Giro e compagna di festeggiamenti. Ci è voluto poco per dare un senso compiuto a tutto ciò: farsi mettere a disposizione la nuova HR-V da provare in viaggio e infilare nel bagagliaio la mia bici per scalare un paio di passi nei tempi morti del weekend.

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Risultato: un weekend da sogno in cui, oltre a guidare una delle due novità lanciate da Honda per il 2016 (l’altra è la Jazz), ho potuto immergermi anima e corpo nel clima del Giro. Sabato mattina salita al Passo Gardena, pedalando su una strada interdetta al traffico, poiché da lì a poche ore sarebbero transitati i corridori, in compagnia solo di altri ciclisti e in una cornice favolosa che ancora non mi era capitato di ammirare di persona. Poco meno di un’ora per scollinare, fare qualche foto fra i tifosi che dalla sera prima si erano accampati per salutare il passaggio dei campioni e tornare indietro, attraversando una Corvara che nel frattempo si era trasformata in pink hospitality, e rischiando l’infarto sul famoso Muro del Gatto, uno strappo di 350 metri con pendenze dal 13 al 19%, che si inerpica proprio davanti al nostro albergo.

HondaGiro_2016_05Il tempo di una doccia e poi il pezzo forte dell’evento: il volo in elicottero per andare a seguire la corsa dall’alto, con i corridori che stavano per attaccare il Pordoi. Una ventina di minuti andando e venendo fra gruppetto dei fuggitivi e plotone degli inseguitori, avvicinandoci quanto bastava per riconoscere la maglia Rosa e scorgere quella azzurra con il tricolore di Nibali. A terra per il pranzo e poi di nuovo in aria, sorvolando il Falzarego, ultima asperità prima della picchiata su Corvara, dove abbiamo fatto in fretta ritorno per seguire le fasi conclusive della tappa e tifare per il rientro dello Squalo.

HondaGiro_2016_09Emozionante l’arrivo dei corridori, dopo oltre 200 km e 5.000 metri di dislivello, con lo sprint fra Chaves e Kruijswijki (che vestirà la maglia Rosa) e un po’ di delusione per Nibali, attardato di 41″ e stanco per il tentativo di rientro affrontato in solitaria. Mentre gli atleti hanno passato le ore successive fra massaggi e nutrizione controllata, noi ci siamo lasciati andare a gozzovigli e chiacchiere fino a tarda ora, in buona compagnia.

La mattina seguente sveglia di buon’ora e salita al Passo Valparola, percorrendo a ritroso il tragitto della tappa del giorno precedente. Anche su queste strade incontro solo ciclisti, poche macchine e qualche moto con targa tedesca. In cima l’aria è fredda e il paesaggio è lunare; proseguo un paio di chilometri in falsopiano e leggera discesa e arrivo al Falzarego, dove si incrociano le due strade che salgono da Cortina e Arabba. Pausa banana, una barretta, infilo la mantellina e giro la bici. Mi aspetta una favolosa discesa, asfaltata per l’occasione, dove mi metto a ruota di un ciclista straniero molto veloce, dal quale mi separerò solo a San Cassiano per tornare a La Villa (questa volta niente Muro del Gatto…).

HondaGiro_2016_15Le fatiche a pedali sono concluse. Un panino con lo speck e una coca placano la fame ma la voglia di tornanti è ancora tanta, così decido di apportare una variante al percorso di rientro a quattro ruote e andare alla scoperta del Passo Erbe. Una bella strada, molto lunga ma appagante sia per la guida sia per gli occhi.
Nel frattempo seguo l’andamento della cronoscalata all’Alpe di Siusi e le notizie non sono buone. Lo Squalo paga lo sforzo del giorno precedente, la gamba non gira come vorrebbe e prende 2′. Vabbè, mi metto il cuore in pace e penso che tanto un Giro lo ha già vinto.
La punizione per questa mia mancanza di fiducia sarà una coda terribile in quel di Peschiera, che mi farà arrivare a casa alle 20: il destino lo sapeva bene che Nibali avrebbe fatto l’impresa e sarebbe arrivato a Torino in Rosa…