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Prova Seat Leon Cupra 290

Il 2.0 turbo eroga rabbiosamente 290 cv, ma la trazione anteriore spagnola si lascia dare del tu grazie alla prevedibilità delle reazioni e all’efficacia del differenziale autobloccante a controllo elettronico. Prezzo di 35.000 euro.

Pubblicato mercoledì 24 febbraio 2016 · da
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Facile come un gol in rovesciata per Pelé, intuitiva come un’equazione di terzo grado per Einstein, amichevole come una puntata dei Teletubbies: Seat Leon Cupra 290 si lascia dare del tu, facendo apparire naturale ciò che, naturale, non è affatto: scaricare a terra 290 cv e 350 Nm di coppia in corrispondenza del solo avantreno.

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Renault Mégane Coupé RS e Opel Astra GTC OPC incalzano, Honda cala l’asso Type R e Volkswagen si conferma un’evergreen grazie a Golf GTI Performance: il mondo delle medie iper performanti a trazione anteriore è in ebollizione. E Seat che fa? Da brava spagnola caliente, getta benzina sul fuoco. La nuova Leon Cupra, denominata 290 in onore dei cavalli erogati dal 2.0 TSI, ha un cuore cattivo, esuberante, vorace di giri. Un motore che ama girare alto, anzi altissimo. Novella Dr. Jekyll e Mr. Hyde, a tanta rabbia contrappone un comportamento intuitivo, quasi “telefonato”, a tutto vantaggio della facilità di guida. E a fronte di un prezzo d’acquisto di 35.000 euro, incluso il cambio a doppia frizione DSG, qualsiasi sia la carrozzeria prescelta: tre porte (SC), cinque porte oppure wagon (ST). Un pacchetto invitante che include plus tecnici di rilievo quali le sospensioni a controllo elettronico, lo sterzo a servoassistenza e demoltiplicazione variabili, il programma di marcia Cupra e l’ESP con taratura Sport.

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Non nasce per passare inosservata. Le minigonne, l’assetto ribassato, i cerchi in lega da 19 pollici, lo spoiler al tetto, le calotte nere dei retrovisori laterali e i proiettori full LED si fanno immediatamente notare. Così come il sound, una volta selezionato il programma di marcia Cupra o Sport, eruttato dall’impianto di scarico sportivo a doppia uscita ovale, rivisto rispetto al passato nell’ottica del contenimento dei pesi e della riduzione dei valori di retropressione. Meno appariscenti gli interni, dato che in abitacolo spiccano soprattutto il volante dalla corona appiattita nella parte inferiore e i sedili avvolgenti rivestiti in Alcantara, caratterizzati da un buon contenimento e dalla regolazione progressiva, anziché la meno precisa soluzione e scatti, dello schienale.

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La posizione di guida è ampiamente personalizzabile, la seduta non particolarmente ribassata e i comandi intuitivi. L’elemento più interessante? Il sistema d’infotainment Seat Full Link con schermo touchscreen da 6,5 pollici compatibile con gli standard MirrorLink, Apple CarPlay e Android Auto: il massimo della duttilità multimediale. Non meno curato l’aspetto della sicurezza, dato che sono disponibili dotazioni di pregio quali il cruise control adattivo e la frenata automatica d’emergenza in caso di collisione imminente.

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Cura degli interni, ricche dotazioni e aspetto aggressivo sono solo gruppi spalla che aprono il concerto in attesa del cantante principale: il motore. Top di gamma della famiglia Leon, Cupra 290 è mossa dal consueto 4 cilindri a benzina di 1.984 cc sovralimentato mediante turbocompressore, portato però dagli originari 280 cv agli attuali 290 cv a fronte di un picco di coppia pressoché invariato: 350 Nm. Propulsore che deriva dall’unità adottata da Volkswagen Golf GTI e Golf R, in quest’ultimo caso accreditata di 300 cv, mutuandone la doppia strategia d’iniezione del carburante: diretta come standard, indiretta, ovvero nel collettore d’aspirazione, ai carichi parziali, così da ottimizzare i consumi. “Cugine” di Wolfsburg con le quali condivide la distribuzione a doppio albero a camme in testa e 4 valvole per cilindro, la fasatura variabile sia lato aspirazione sia lato scarico e l’adozione di un intercooler dalla portata lievemente maggiorata.

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È un concerto a due: all’artista principale, il motore, si accompagna un vocalist non meno talentuoso e determinante… il blocco del differenziale a controllo elettronico, derivato dall’unità appannaggio di Golf GTI Performance. Tecnologia chiamata all’arduo compito di scaricare a terra l’esuberanza del 2.0 TSI e basata sull’azione meccanica di una frizione a lamelle la cui attivazione mediante pressione idraulica dipende da una centralina dedicata; combinando così i vantaggi del sistema autobloccante tradizionale con la raffinatezza dell’elettronica.

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