La storia di Argon 18 inizialmente coincide con quella di un ragazzino durante la sua prima competizione ciclistica. La sua bicicletta pare fosse tutt’altro che performante, pesante e con pneumatici piuttosto grossi, ed essendo in Canada, aveva a disposizione unicamente un casco da hockey. Nonostante lo sfavore dei pronostici e l’equipaggiamento di fortuna, il ragazzino riusci a tagliare il traguardo prima di tutti.
E’ il 1973 e il nome del protagonista di questa storia è Gervais Rioux, che evidentetemente aveva la bicicletta nel sangue e che negli anni successivi è diventato uno dei ciclisti nord-americani su strada più vittoriosi.
Appese le scarpette al chiodo Gervais ha continuato a occuparsi di ciclismo, questa volta come costruttore, fondando Argon 18.

In Italia Argon 18 è distribuita da Beltrami TSA e il suo modello più performante si chiama Gallium Pro, una bicicletta progettata per essere leggera, rigida e comoda. Vi sembra troppo? In Argon assicurano che l’obbiettivo è stato proprio quello di conciliare tra di loro tutte queste caratteristiche contradditorie in proporzioni ideali.

Del resto questo sarebbe il sogno di ogni costruttore di bici, ma come è possibile in pratica? Immaginate di tirare una riga che dallo sterzo corre fino ai forcellini del carro posteriore: la bici è così divisa in due parti, una chiamata “comfort zone” – nella parte superiore – e una “power zone” – in quella inferiore.

Questa filosofia, che si è tradotta in specifici accorgimenti costruttivi, si chiama HDS e cioè Horizontal Dual System. Ogni tubo che compone il telaio gioca un ruolo diverso nella performance della bicicletta e quindi le parti che subiscono maggior sforzo, principalmente nelle aree inferiori, sono state ovviamente irrigidite, mentre si è lasciata una certa ammortizzazione nelle regioni superiori per assicurare maggior comfort, riducendo al contempo il peso totale.
Il carro posteriore quindi si presenta massiccio e anche scatola del movimento centrale e tubo sterzo sono oversize. Il tubo orizzontale e i foderi verticali sono invece molto più sottili.

Interessante, anche se – credo – difficilmente percettibile, il sistema 3D di cui è dotato il tubo sterzo. Il sistema consente la regolazione in altezza del manubrio senza utilizzare i distanziali convenzionali (responsabili di una diminuzione minima della rigidità dello sterzo). Il sistema offre tre lunghezze di tubo di sterzo per ogni dimensione di telaio e, secondo gli esperimenti condotti dall’azienda, sembra che grazie al 3D, il manubrio ad un altezza di 15 mm mantenga il 5 % in più di rigidità superiore rispetto ai sistemi convenzionali, cifra che raggiunge l’11% quando il manubrio è ad un’altezza di 25mm. Il telaio monoscocca in carbonio della Gallium Pro pesa in taglia M 790 grammi, è compatibile anche con i gruppi elettronici e costa 2.460 euro.

Il prezzo della bici completa invece va dai 4.810 (con gruppo Sram Force 22 e ruote Element 50) agli 8.183 euro (con gruppo Sram Red 22 e ruote Aero MCC).