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Ducati Scrambler Sixty Two

La Scrambler si fa piccola, non nelle dimensioni ma nella cilindrata. Il motore scende a 400 cc, il carisma resta immutato. La piccola moto "premium" è servita

Pubblicato lunedì 16 novembre 2015 · da

Il percorso è inverso rispetto a quello che hanno seguito molti altri costruttori. Ducati entra nel segmento delle moto 350-500 cc e lo fa “dall’alto”, senza stringere alleanze con colossi del Far East, ma facendo tutto in casa. La Scrambler Sixty Two è la “Scramblerina” che in molti attendevano, addirittura ancora più in linea con la filosofia della Scrambler originale che quanto a cubatura non superava i 500 cc. L’operazione Ducati è una scommessa importante: costruire la prima piccola premium del mercato. Non farà particolari sconti sul prezzo (si parla di un migliaio di euro in meno rispetto alla 800 Icon) per puntare a coloro –  a quanto pare sono tanti – che cercano una moto urbana leggera, “minds free”, che si guidi in modo totalmente disimpegnato, ma che sia stilosa, raffinata e italiana. Senza dimenticare i mercati mondiali.

La base è quella della Scrambler 800 che già conosciamo, ma il bicilindrico Desmo ha in questo caso una cilindrata di 399 cc ed è capace di erogare 41 cv di potenza a 8.750 giri e 34,3 Nm di coppia a 7.750 giri, numeri che pongono la Scrambler ai vertici del segmento. Il 400 è un motore storico per Ducati, che aveva già una Monster 400 in listino per il Giappone: in questo caso si tratta di un’unità completamente nuova, già omologata Euro4 e che mantiene la peculiarità della distribuzione desmodromica ma sfrutta un unico corpo farfallato da 50 mm per rendere ancora più fluida l’erogazione. Cambia anche lo scarico che ha un andamento completamente differente rispetto a quello della Scrambler 800, e rende il design addirittura più “pulito”.

I “numeri” della ciclistica ricalcano con la carta carbone quelli della 800, con 24° di inclinazione del cannotto di sterzo, 112 mm di avancorsa e 1.460 mm di interasse. A cambiare sono la forcella (steli tradizionali da 41 mm invece che rovesciati, escursione di 150 mm), il forcellone (ora in acciaio), l’impianto frenante (pinza assiale e non radiale, con disco da 320 mm invece che 330) e la sezione dello pneumatico posteriore, che da 180/55 passa a 160/60 sempre con gommatura Pirelli MT60. Il serbatoio da 14 litri è realizzato in acciaio e perde le guance in alluminio senza rinunciare allo stile. Insomma è una Scrambler ancora più ruspante, che potrebbe ampliare ulteriormente il successo di una moto che durante il primo anno di vita è riuscita a sfondare. Molta dipenderà dal prezzo e dalla capacità di Ducati di far capire ai clienti che, anche se piccolo, premium è bello.

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