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Bridgestone A40

Pubblicato lunedì 30 maggio 2016 · da

Rigide, molto, forse troppo. L’esperienza in MotoGP che portava Bridgestone a produrre pneumatici con carcassa ultra rigida adatti a sopportare i 250 cavalli delle 1.000 deve in qualche modo essersi riversata nella produzione di serie. La filosofia costruttiva del marchio sta sempre più virando verso carcasse piuttosto rigide che rappresentano sicuramente una caratteristica distintiva, evidente anche nelle A40, ultime nate nel segmento maxi enduro della Casa giapponese. La carcassa molto sostenuta lo rende uno pneumatico con attitudini quasi supersport, sensazione supportata da un grip che sull’asciutto è davvero di buon livello (l’ABS entra proprio tardi), anche alla massima piega, e molto ben bilanciato tra anteriore e posteriore. A patire di questa rigidità strutturale sono però da una parte il comfort (si sente proprio tutto quello che passa sotto le ruote, ogni minima asperità viene passata al telaio e poi al pilota) ma anche il feeling di guida perché quando sei piegato vorresti che la gomma assorbisse meglio invece che passarti tutte le asperità “sporcando” di conseguenza la traiettoria. Quello che ne consegue è che il rider sentendo tutte queste piccole asperità e questi micro movimenti ha un po’ meno confidenza e finisce per guidare più piano. I profili sono omogenei, piuttosto rapidi, ma non sono costanti nella discesa in piega, nella parte finale la moto tende un po’ a “cadere” a centro curva quello che sembra mancare è una progressione più “morbida”. Rumorosità ed effetto Stand Up sono a metà strada tra le migliori e la Michelin.

BAGNATO – Tempo Medio 46,553 s
Sul bagnato Bridgestone lascia qualche punto alle concorrenti. Il feeling non è ai massimi livelli, il controllo di trazione è chiamato spesso al lavoro e anche staccando forte il posteriore tende a perdere aderenza in frenata. Il leggero flickering che si avverte in percorrenza di curva è parte in causa del feeling minore rispetto ai migliori che la Bridgestone offre sul bagnato, le micro perdite di aderenza e la sensazione di poca impronta a terra (data anche dalla rigidità strutturale, sul bagnato la forza che si esercita sulla carcassa è ancora minore pertanto se la carcassa è rigida si schiaccia ancora meno) fanno sì che si guidi con maggiore attenzione. Da qui il tempo alto rispetto alle concorrenti. Meglio l’anteriore del posteriore, anche se la direzionalità non è a livello dei migliori e buono il grip a moto dritta.

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