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Africa Twin Adventure. Sporchi, bagnati e contenti

In Galles con la Regina d'Africa per scoprire che insieme si può fare ogni cosa, off-road "vero" compreso, e che con il DCT il divertimento è ancora maggiore...

Pubblicato mercoledì 20 luglio 2016 · da

Le statistiche dicono che in Galles piova tre volte più che a Londra… Ho ripensato a questa frase, che un local ci aveva raccontato la sera prima, davanti a una media chiara, nel momento in cui mi sono scivolate sulle labbra le prime gocce d’acqua fredda che, dopo essersi infilate nel casco, si erano dapprima raccolte sul naso per poi cominciare la discesa.
Subito dopo mi sono chiesto che ci facevo, in sella a una moto il cui nome evoca immagini di deserto e sole, nel posto più verde e umido del vecchio continente... La risposta, in realtà la conoscevo benissimo: ero nel bel mezzo dell’avventura che Honda aveva progettato per dare modo ai giornalisti di mezzo mondo di vivere le diverse anime dell’Africa Twin e, per dirla tutta, il primo dei tre giorni non era andato affatto male. Ma facciamo un passo indietro.

La proposta era una di quelle che, quando arrivano in redazione, si alza subito la mano per offrirsi volontari. Tre giorni in Galles con la motocicletta più desiderata del momento, il primo dei quali interamente dedicato al fuoristrada, nientemeno che alla scuola off-road del tre volte mondiale di Motocross, Dave Thorpe. Gli altri due a zonzo sulle strade di quel pittoresco territorio che a est è attaccato all’Inghilterra e sugli altri tre lati è bagnato dal mare d’Irlanda. Candidatura accettata e trasferta assegnata (per mancanza di concorrenza).
L’inizio non è stato dei migliori, avendo perso il bagaglio durante il transfer ad Amsterdam, ma il morale era alto, l’ottimismo una conseguenza e, soprattutto, il buon Costa mi aveva prestato un paio di calze e regalato un kit di sopravvivenza maglietta più felpa per affrontare almeno il Day 1…

 

DAY 1 – Honda Adventure Centre
Forse il cheese cake o forse la zuppa di broccoli, fatto sta che la mattina del grande giorno, alle cinque ero già in piedi con lo stomaco sottosopra e la voglia di vomitare. Sono uscito e mi sono messo a camminare nel parco, poi un the con otto fette di limone, due tristi fette di pane tostato e un paio d’ore dopo ero di nuovo voglioso di guidare. Arrivati al Honda Adventure Centre, ad accoglierci c’erano le nostre tredici Africa schierate e un sorridente e gentilissimo Dave Thorpe, idolo dei miei vent’anni… Mezz’ora di aula per spiegare la moto, con le sue mappature, e i fondamentali della guida fuoristrada, dalla guida in piedi a come rialzare la bestia nel caso decidesse di disarcionarci.

AfricaTwinGalles_02Finalmente in sella. Il mio primo assaggio con la Regina d’Africa si è consumato in quindici minuti di asfalto ad andatura da carovana, ma la sensazione di confidenza è arrivata già dopo pochi metri. Raggiunta la nostra meta, una enorme collina privata adibita esclusivamente ad area off-road, Thorpe e Pat Jackson (l’altro istruttore) ci hanno messi in fila a fare lo slalom fra i birilli, curvare stretti a destra e sinistra e aprire il gas con le tre differenti modalità di Traction Control. Composti due gruppi in base alla diversa attitudine, abbiamo cominciato ad addentrarci per i sentieri e fare lezione sul campo: rotaie, fango, salita e discesa ripide, pietraia e whoops… Col passare dei minuti e degli ostacoli, cresceva anche la confidenza; il peso è importante, in modo particolare per un peso welter come me, ma la distribuzione delle masse e il baricentro basso ne minimizzano la percezione, soprattutto quando si guida in piedi e si centra la posizione, con la sensazione che tutto sia sotto controllo. Dopo una pausa Mars/caffè/confronto con gli istruttori, sono salito sulla versione equipaggiata con il DCT.
AfricaTwinGalles_11Inserita la configurazione G (per la guida off-road) ho cominciato affidandomi al riding mode D (fa tutto la moto, “leggendo” apertura del gas e decelerazioni); immediata la reazione: “wow!!!“. Mi si sono aperti gli occhi su un mondo nuovo, fatto di piedi e mani che lavorano molto meno, cervello che si concentra sulle linee e sorriso sempre in modalità on… Il passo successivo è stato provare il riding mode S1 (cambi marcia più sportivi e maggiore freno motore) e alzare un po’ il ritmo della guida, ottimo quando salite e discese sono più impegnative, ma il massimo in fatto di “protagonismo” si ha quando si imposta la configurazione MT (cambiata manuale con i pulsanti al manubrio). In questo caso l’Africa si guida con due dita anziché con il piede ma, per il poco tempo in cui l’ho provato, non sono riuscito a trovare la giusta familiarità con il sistema e mi sono trovato più di una volta a cambiare involontariamente.
Ah, in tutto ciò mi sono scordato di raccontare che a sporcarsi insieme a noi, travestito da fuoristradista, c’era anche il Morecambe Missile, John McGuinness, che come un novellino qualunque si è fatto i birilli e tutto il resto, guadagnandosi anche lui il diplomino di fine corso, che troverà certamente spazio fra i suoi trofei vinti al TT.
Beh, alla fine dei giochi ero così soddisfatto della giornata, che trovare in stanza la valigia già data per persa, mi ha procurato solo un mezzo sorriso…

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DAY 2 – Snowdonia National Park (360 km)
Dopo la classica serata di fine corso, nella quale le pinte accompagnano i ricordi (e le statistiche sul meteo gallese), tutti a nanna presto perché il Day 2 voleva dire 360 km di strade e 6 ore di trasferimento. Il sole del giorno prima era ormai un ricordo e le moto che ci aspettavano nel parcheggio dell’hotel avevano le selle umide e i plexiglass imperlati di goccioline.

AfricaTwinGalles_18La prima ora ci riserva solo asfalto umido e una specie di pioggerellina nebulizzata, troppo poco per non farci godere dei paesaggi e delle strade gallesi che, forse per la non abitudine alla guida a sinistra, mi sembrano strettissime! La magnanimità del cielo, però, ci molla nel bel mezzo del Brecon Beacons National Park, ed è a questo punto che ho cominciato a farmi le domande di cui sopra… Il divertimento era comunque più che sufficiente a superare il momento di debolezza e, quando abbiamo raggiunto la prima diga nella Elan Valley, il piacere di trovarmi in quei posti era tornato al primo posto nei miei pensieri (e poi, a parte un po’ di acqua che cercava di infilarsi nel collo attraverso il casco da cross, il mio completo Spidi funzionava a meraviglia e anche il piccolo plexiglass ci metteva del suo).

AfricaTwinGalles_24Coffee stop poi riprendiamo a salire, costeggiando i fianchi verdissimi di colline o poco più, fino a raggiungere un altro bacino artificiale dove avremmo ambientato la prima serie di scatti. Con la mia Africa si era ormai instaurato un rapporto di fiducia, grazie al buon feeling anche su asfalti non impeccabili, al punto di concedersi qualche scodata giocando con le tre differenti mappature del controllo di trazione. Dopo un’altra ora di saliscendi e curve ad andatura “happy touring” (turista ma non troppo…), nella quale ogni rotonda o stop erano buoni per cercare di prendere la posizione alle spalle di McGuinness, così da raccontare ai nipoti di essergli stato dietro, lunch stop alla Locanda dei Briganti, asciugatura rapida di ciò che poteva essere asciugato rapidamente e poi di nuovo prua a Nord, verso la nostra meta.

AfricaTwinGalles_19La strada ci porta in breve nello Snowdonia National Park, uno dei più famosi del Regno Unito, nel quale c’è pure la “montagna” più alta della Gran Bretagna a sud delle Highlands, ben 1.085 metri… Quinte di colline e prati, con l’impressione che qui, a parte il verde, gli altri colori qualcuno si sia dimenticato di usarli. Dopo una curvona in discesa verso sinistra, le nuvole basse ci regalano un sorprendente scorcio sull’Oceano, o meglio il Mar d’Irlanda, con la sua bassa marea e le barche appoggiate su un fianco. Scendiamo e attraversiamo il paese, pieno di gente che si gode la giornata avvolta nella k-way (il capo d’abbigliamento più diffuso da queste parti); ci accontentiamo di volgere lo sguardo verso il mare, grigio come il cielo e a tratti quasi impetuoso, per poi riaprire il gas all’uscita della località e tornare a guardare avanti. La pioggia ci accompagna ancora per un’ora, fino a quando, girato dietro il Mount Snowdon, finestre di azzurro sempre più ampie salutano il nostro arrivo al Ogwen Bank Country Club, una originale area di case mobili dove passeremo la notte. Per concludere degnamente la giornata ci siamo concessi fish and chips, un paio di birre e il trenino sulla playlist dell’animatore di una festa di bambini, nella sala accanto alla nostra…

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Day 3 – Birmingham (260 km)
La pioggia insistente sul tetto del bungalow ci ha tenuto compagnia per buona parte della notte, mettendoci il cuore in pace su ciò ci avrebbe atteso al risveglio. Prima però di rimettere le ruote sull’asfalto, i nostri uomini Honda ci avevano preparato una sorpresa che, a loro dire, ci avrebbe dato la carica per divorare i 260 km che ci separavano da Birmingham. Due minuti di trasferimento e arriviamo all’ingresso di una enorme cava di ardesia (che da queste parti si chiama slate ed è usata per fare i tetti delle case), una montagna sventrata con, sul fondo dell’immenso buco, un lago dalle acque blu opaco.

AfricaTwinGalles_28Raggruppati in uno stanzino, misurati, pesati, infilati in una tutona arancione, caschetto in testa e strizzati in uno strano imbrago come dei salami (come dei jamon, secondo i nostri colleghi spagnoli…), ci hanno caricati su un camion, anch’esso arancione, che ha cominciato a inerpicarsi sullo sterrato che risaliva la parete della montagna. Non ci stavano portando in miniera, ma alla partenza dello Zip World, cioè una specie di carrucola alla quale si viene agganciati e lanciati per 1.650 metri, con un dislivello di 219 metri e un’altezza massima dal suolo di 152, a una velocità ben superiore ai 100 km/h!!!
Bellissimo. Adrenalina a mille, urla strozzate e sorriso ebete stampato in volto. Avevano ragione, quest’esperienza da rocket man ci aveva caricati a molla per il resto del giorno, e chissenefrega della pioggia…

AfricaTwinGalles_26Dopo un’ora abbondante di curve abbiamo raggiunto lo Horseshoe Pass, solito coffee stop e altra tornata di foto. La pioggia aveva ormai smesso di cadere e le nuvole si erano alzate fino quasi a scoprire l’orizzonte. Insieme all’asfalto umido, l’altra costante di queste strade in mezzo alla natura solo le migliaia di pecore che, oltre a punteggiare i prati, colorano pure il ciglio della carreggiata. Chi addormentata, chi interessata al passaggio, chi assolutamente indifferente e intenta a brucare, ogni tanto qualcuna un po’ nervosa che accennava la fuga, ma comunque tutte degne della massima attenzione e di un dito sul freno, sempre pronto…

AfricaTwinGalles_32Dopo la pausa foto mi ero impossessato di un’Africa con il DCT, volevo saggiarla sull’asfalto, anche in condizioni di guida “normali”, quella più da commuter che da esploratore. Mi sono affidato in prevalenza alle modalità D e S1, più adatte alla nostra andatura relativamente tranquilla, su strade scorrevoli e poi in autostrada. A differenza dell’esperienza off-road, qui il lavoro di pollice e indice, sui pulsanti che comandano il cambio, è molto più naturale e preciso. Ho provato anche a utilizzare il comando a pedale (previsto – e smontabile – per facilitare il passaggio a chi proprio fatica a guardare e guidare la moto senza il piede sinistro), ma sinceramente le pseudo-palette bastano e avanzano e il DCT è promosso a pieni voti. In autostrada, quando il traffico e i radar lo hanno permesso, abbiamo alzato un po’ la media, con qualche tirata a 100 miglia (160 km/h) che mi hanno permesso di apprezzare le vibrazioni davvero limitate e la buona protezione del plexi in versione maggiorata, che come al solito, per via della mia altezza mi finisce proprio davanti agli occhi.
All’arrivo, altra sorpresa: il parcheggio dove avremmo lasciato le Africa Twin era quello del National Motorcycle Museum e delle sue 750 motociclette, per dare una indispensabile nota culturale a quest’avventura. Una carezza alle nostre compagne di viaggio, un saluto agli Honda Boys e poi in aeroporto, sognando una doccia…
Ah, sapete come si dice Africa Twin in gaelico, che è una lingua assolutamente incomprensibile? Affrica Efelliaid.

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