Prova Yamaha MT-03

Torna la Yamaha MT-03 ma questa volta ha un cilindro in più e un po’ di cc in meno. Agilità, maneggevolezza e un motore pepato sono gli ingredienti per conquistare il possessore di patente A2, ma non solo. Il Dark Side è alla portata di tutti

Pubblicato martedì 08 marzo 2016 · da
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Inevitabile. Dopo aver lanciato la sportiva R3 lo scorso anno, Yamaha la spoglia e crea la MT-03. La famiglia delle MT continua a crescere e ora ha raggiunto i cinque elementi. Si va dalla piccola MT-125 alla corpulenta MT-10 (che proveremo presto), passando per MT-07 e MT-09. A Yamaha sono bastati due anni per ridefinire completamente la gamma naked.
Come dite? Vi pare di averlo già sentito? Bravi. Il nome non è nuovo: chi ha memoria ricorderà che apparteneva a un’apprezzata e originale monocilindrica da 660 cc, che possiamo considerare assieme alla MT-01 la madre di tutte le MT. Ora questa sigla è perfino più centrata che in passato, visto che la MT-03 monta un pimpante bicilindrico da 321 cc, con potenza di circa 42,2 cv a 10.750 giri e 29,6 Nm di coppia a 9.000 giri, lo stesso che muove la R3, appunto.

YamahaMT03-005Medesima base tecnica ma, in questo caso, aspetto da naked aggressiva, anche se la promessa è di una seduta rilassata con manubrio largo e sella bassa (780 mm) che possa essere amichevole per tutti. Amichevole anche il peso perché con 168 kg in ordine di marcia la MT-03 è una delle più leggere del segmento. Non solo il motore, anche la ciclistica è in comune con la R3. Il telaio è in tubi in acciaio da 35 mm di diametro e sfrutta il motore come elemento stressato; il forcellone è asimmetrico con il braccio destro dotato di capriata di rinforzo, l’impianto frenante si affida a due dischi, 298 mm davanti e 220 mm dietro. Inevitabili i richiami alla serie MT con cui Yamaha ha sfondato sul mercato: la MT-03 appare ben disegnata, ben costruita, in linea con tutti i progetti Yamaha in cui l’attenzione alle finiture e ai dettagli è sempre massima. A 5.090 euro.

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