Se bastasse guardarla per morire, la piccola KTM 390 Duke (5.650 euro) lascerebbe dietro di sé una lunga scia di cadaveri. Se Honda è ragione e BMW sfizio, la piccola KTM è distillato di arroganza. Ha tutti gli attributi di una moderna naked, potente e dalle fibre allenate. Il traliccio arancione è una gabbia che racchiude un monocilindrico super pimpante, il miglior motore della categoria, mentre davanti sorprendono la scultorea pinza radiale e la forcella USD con steli da ben 43 mm di diametro. Se la meccanica non dovesse bastare, a stupire ci pensano la strumentazione TFT completissima (e connessa) che ricorda un tablet e il faro full LED faccia-da-alieno. Le finiture non sono a livello di Honda, vero, ma i motivi di lamentela sono comunque molto pochi.

CHE CARATTERINO

Minuta, raccolta e anoressica: questi i primi tre aggettivi che vengono in mente guidando la KTM 390 Duke. Se siete appena scesi dalla Honda, placida e accomodante, l’irruenza della Duke è quasi sconcertante. Si guida appollaiati sul trespolo (la sella è a 830 mm di altezza), a cavalcioni di un torello scalpitante. Chi supera il metro e ottanta (quindi la stragrande maggioranza dei giovani d’oggi…) non sarà particolarmente a suo agio: ci si ritrova sempre un po’ troppo avanzati, con il manubrio sotto al mento e le gambe molto raccolte, come se KTM avesse voluto regalare alla sua Naked anche uno spirito “Motard”.

SPIRITO SELVAGGIO

Nei tratti urbani la KTM 390 Duke è emozionante ogni volta che scatta il verde del semaforo. La piccola Duke invoglia a tirare le marce, sfruttare la sua intrinseca agilità (149 kg a secco), frenare all’ultimo per vedere fin dove si può arrivare. Un mix che piace quando si è in vena ma un po’ meno quando invece si vorrebbe procedere in souplesse. È come se la Duke avesse un diavoletto in corpo che fa di tutto per non farvi guidare sciolti, e anzi vi istiga di continuo… un’ “anima” tipicamente KTM, senza dubbio.

ATTENZIONE: MISCELA ESPLOSIVA

Il suo motore pieno di coppia unito alla ciclistica svelta (e con una distribuzione dei pesi piuttosto “puntata” sul davanti) creano un mix esplosivo: impossibile resistere alla sua predisposizione per la guida all’attacco, soprattutto se la strada si arriccia. Il mono è più potente rispetto a BMW ma soprattutto a Honda: anche il più leggero input alla manopola destra genera un deciso impulso in avanti. La KTM 390 Duke risponde immediatamente ai comandi, accelerando con forza lungo tutto l’arco di erogazione e dimostrando che i suoi 44 cv sono tutti tremendamente in forma. Non ci sono flessi ma solo una spinta costante e decisa, accompagnata dal ritmico pulsare del monocilindrico austriaco. Emozionante e anche efficace, non c’è dubbio.

RIGOROSA E RAPIDA

Al motore così pimpante fa il paio una ciclistica immediata. Tu pensi a dove la vorresti mettere e la KTM Duke è già lì. Ci si trova a guidare un piccolo attrezzo da guerra, capace di infastidire più di una moto sportiva di cilindrata superiore. Si può contare su una frenata potente e modulabile, su una velocità di percorrenza in curva fenomenale e su un motore sempre pronto a dare tutto quello che ha.

L’unico neo arriva dal reparto sospensioni: perché se il mono della KTM 390 Duke lavora bene, copiando le asperità senza essere cedevole, la forcella non convince del tutto, come se il suo lavoro fosse poco simbiotico con quello che accade dietro. Sarà la taratura dell’idraulica (un pelo cedevole) o forse la posizione di guida molto avanzata (che causa la già citata distribuzione dei pesi un po’ “puntata”), ma rimane il fatto che se si cerca la guida tonda l’avantreno non regala quella fiducia necessaria per fiondarsi in curva come saette. Meglio tenersi un pizzico di margine in più, guidare un pelo “spigolati” e sfruttare la sua velocità in curva, vero asso nella manica.

UN BELL’AFFARE

Considerato tutto il pacchetto, la piccola naked di Mattighofen è un affare. Ha un equipaggiamento meccanico e tecnologico da far invidia a moto di ben altra caratura ed è anche la più vistosa del gruppo. E il suo sguardo aggressivo e stralunato rispecchia la sua guida, adrenalinica ed efficace. Se amate i caratteri forti, la KTM è di sicuro la scelta giusta.

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Alessandro ha 14 anni quando il sui migliore amico si presenta sotto casa con un MBK Booster fiammante, elaborato che manco quelli da trofeo. Ale non sta nella pelle, lo vuole provare subito. L’amico glielo concede raccomandando la massima cautela perché “l’ho appena preso”. La sequenza successiva è: 30 metri con le due ruote a terra, impennata, cappottata e perdita probabile di una amicizia. Da quell’esperienza Alessandro poteva capire due cose:
Le moto non facevano per lui.
Le moto sarebbero state il suo futuro.
Purtroppo ha capito quella sbagliata e ce lo siamo ritrovati a RED.
Da quando ha 22 anni, tra un esame e l’altro della facoltà di Ingegneria meccanica (poi terminata con la Laurea) ha iniziato a provare moto di ogni genere: dallo scooter (memore della sua fantastica prima esperienza) alle supersportive da gara, passando per custom, enduro e bagger da 400 kg.
Sempre con la voglia di raccontarle e sempre tenendo a mente l’espressione stupita (ancora non sappiamo se felice) del suo amico (incredibilmente rimasto amico) in quel fatidico pomeriggio. Oggi a RED prova e racconta ancora moto di ogni tipo. E non impenna (quasi) più.