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La Triumph Speed Triple RS m.y. 2018 mi piace! Non ho resistito, ho spoilerato il finale dell’articolo prima del previsto. Nella cinematografia equivale a svelare alla fine del primo tempo che il colpevole è proprio il maggiordomo! Mi spiego meglio. Voglio dire senza troppi preamboli che questa nuova Speed Triple funziona, e bene! Onestamente pensavo, dopo aver provato il modello del 2016, che il percorso evolutivo della naked inglese dagli occhi da matto fosse finito e che a Hinckley meglio di così non avrebbero potuto fare. Invece…

PICCOLE RIFINITURE

Le novità introdotte con la versione 2018 della Triumph Speed Triple – leggi nel dettaglio l’introduzione tecnica – sono addirittura più di 100 e hanno preso in causa gli organi vitali, che sono stati alleggeriti, meglio accoppiati e rifiniti e hanno portato a una riduzione di peso che porta la versione RS del nostro test ad un peso di 189 kg a secco. La stessa RS che conquisterà buona parte degli acquirenti perché ha rifiniture in carbonio, elettronica evoluta e sospensioni Öhlins categoria A++.

COLPO D’OCCHIO

È ancora oggi una delle regine da bar, moto da aperitivo con grandi muscoli da mostrare. E’ una delle poche naked rimaste sul mercato. Non è una Street Fighter – moto racing spogliata della carena –, ha dettagli sportivi ma che convivono bene con la filosofia della vita di tutti i giorni e di un uso più pratico e confortevole. Sono belle le curve dei tubi del telaio che piegano sotto la zona della sella, di alto livello la zona di attacco del link al monoammortizzatore, aggressivi i cerchi in lega con il nuovo posteriore vincolato all’ormai irrinunciabile monobraccio.

VOCE ROCA

Passano gli anni ma le rumorosità meccaniche, anche se mitigate, rimangono inconfondibili. Mi riferisco al cuore a tre cilindri da 1.050 cc, che anche grazie all’Euro4 è meno rumoroso di prima –  non saprei dire di quanti decibel in meno – ma mantiene la sua voce. Ad appagare l’orecchio ci sono i due terminali di scarico Arrow, che cantano sonorità vintage. Si sente nell’aria quando la nuova Speed Triple si sta avvicinando: ricorda i motori da competizione degli anni ’70. I cavalli oggi sono 150 e la coppia di 117 Nm, con mille giri guadagnati in allungo.

NO RIVOLUZIONE: EVOLUZIONE

È evidente che i cambiamenti siano sotto pelle, salvo accessori (comunque importanti) come il display TFT da 5 pollici “spammato” da Triumph su tutti i modelli “moderni” in gamma. La posizione in sella ricalca al millimetro quella del modello precedente e rinuncia completamente alla protezione dall’aria – oltre i 130 km/h serve un collo taurino per resistere ai flussi pesanti delle velocità autostradali – e conviene aggrapparsi al manubrio con forza. Manubrio che rimane correttamente distanziato dalla sella.

TRE CILINDRI PROTAGONISTI

Chi sceglie questa Speed Triple sogna di guidare a testa alta tra curve e tornanti, ben lontano da dritte strade a pagamento. I 117 Nm di coppia hanno un bel peso specifico nell’analisi della guida perché sono il cardine del divertimento. Non c’è curva, anche la più lenta, che non possa essere affrontata di terza o quarta marcia; il motore cala di regime, sfiora i 2.000 giri e poi la rapida apertura del gas garantisce un bell’effetto “elastico”, con una rapida salita della lancetta verso i migliori valori della guida su strada: 4 – 6.000 giri.

Una bella “schiena”, una curva di coppia rettilinea a cui aggiungere un’appagante guida “di pancia”. Perché non servono zone alte del contagiri per divorare chilometri e curve. Serve piuttosto un po’ di dinamicità in sella per passare da una curva alla successiva, muoversi con sufficiente rapidità nelle possibili “esse” veloci per spingere peso e avantreno dove serve. In lei ritrovo il carattere classico delle Speed Triple che ho apprezzato negli anni, anche se il raggio di sterzo continua ad essere ampio, la protezione dall’aria è un dettaglio e la guida è fisica al punto giusto.

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Classe 1973 le moto sono una passione di famiglia. Inizia a scrivere nel 1996 e partecipa al lancio del Canale satellitare Nuvolari nel 2001 e di MotoTV canale monotematico su SKY nel 2007, testando tutte le moto fino ad oggi, l’ultima generazione delle 500 2 tempi e le moderne MotoGP fino al 2007. Giornalista pubblicista, insieme a Stefano Cordara e Edoardo Margiotta ha fondato RED. Istruttore di guida sportiva, ha gareggiato nei trofei velocità monomarca e per tre stagioni nell’enduro partecipando nel 2011 alla più famosa e difficile gara del mondiale enduro extreme: l’Erzberg Rodeo 2011. Dal 2015 è uno degli inviati dai box per SKY della MotoGP.