Prova Ducati Panigale V4 S 2020

Potenza e controllo. Il target Ducati per il primo aggiornamento della Panigale è molto chiaro. Mantenere le performance ma renderle più sfruttabili da tutti. Per farlo cambiano molte cose. E spuntano le ali. Ci sono riusciti? Siamo andati in Bahrein per capirlo.

21 gennaio 2020 - 22:34

Un motore mostruoso, una ciclistica agile come poche, freni super e controlli al top. Tutto questo è bastato alla Panigale V4 per essere una delle sportive più vendute degli ultimi due anni: una superbike su quattro venduta è una Panigale. Non è bastato, però, per vincere a mani basse le comparative 1000 Superbike organizzate dalle varie testate nel mondo. Eventi in cui la Panigale è sempre arrivata a podio, ma quasi mai in vetta. Come mai?

PRIMA ERA PER POCHI

I motivi vanno cercati nel fatto che la Panigale V4 è una moto così raffinata, tecnica, rigida e unica nella guida che va conosciuta a fondo per esprimere interamente il suo mostruoso potenziale. Non è una moto che “sali e vai forte”, la devi capire e questo lo abbiamo ripetuto ogni volta che l’abbiamo guidata. I piloti chiedono sempre più performance ma soprattutto prestazioni gestibili: il traguardo, anche in MotoGP, non è quello del “giro matto” ma la costanza e la ripetibilità delle performance, ottenibili magari anche da chi è un semplice pilota amatore. Per questo in Ducati hanno lavorato proprio con questo obiettivo. Mettere i 214 cavalli della Panigale (il motore è ancora omologato Euro4) a disposizione del pilota, perché possa sfruttarli meglio e, quindi, andare più veloce, non per uno ma per molti giri. Il lavoro dei tecnici di Borgo Panigale ha toccato varie aree della moto: dall’elettronica (ambito in cui non si smette mai di crescere) alla ciclistica, all’aerodinamica.

TANTA R NELLA S

Non serve essere campioni di “aguzzate la vista” per notare come la Panigale V4 sia ora dotata della stessa carenatura che Ducati ha fatto debuttare lo scorso anno sulla V4R, ali comprese. La carena “alata” è più larga, protettiva e aerodinamicamente efficace, oltre a smaltire meglio il calore (non poco) prodotto dal V4 Ducati. Le ali sono le stesse della Panigale più sportiva e a 270 km/h caricano l’avantreno con 30 kg aggiuntivi ma a 200 orari, velocità raggiungibile spesso in pista, i kg sull’avantreno sono già 16. Dalla V4 R non arrivano solo le ali ma anche il telaio “front frame” è lo stesso, più flessibile longitudinalmente e torsionalmente rispetto a quello montato fino a oggi da Panigale V4 e V4S. Il tutto dovrebbe migliorare il feedback in frenata e piena piega.

PIÙ “MORBIDA”

Cambiano anche i settaggi di ammortizzatore e forcella, leggermente più morbidi per offrire un miglior feeling di guida; al tempo stesso la moto è stata alzata di 5 mm e il link del monoammortizzatore è diverso. A proposito di elettronica, sono cambiate le curve di risposta all’acceleratore delle mappe Race e Sport, quelle più utilizzate in pista. Tutto per rendere più gestibile la fenomenale potenza della V4 bolognese (che pure quanto a coppia non scherza niente con i suoi 124 Nm). Il target è, manco a dirlo, poter girare più velocemente, ma anche e soprattutto arrivarci in modo più semplice. Una Ducati che resta sempre una Ducati ma che per certi versi vuole avvicinare quelle moto (BMW e Yamaha) che hanno fatto della sfruttabilità il loro punto di forza. Se davvero in Ducati sono riusciti nell’intento le comparative di quest’anno saranno molto interessanti.

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