Prova Kawasaki Z H2
Potenza di velluto

200 cavalli e un motore dalla forza bruta ma incredibilmente gestibile sono alla base di una moto che offre un punto di vista differente sul mondo delle Hypernaked. Solida e rassicurante ha prestazioni spaventose... che non spaventano

14 febbraio 2020 - 1:57
Potenza Max
200 CV @ 11.000 giri
Coppia Max
137 Nm @ 8.500 giri
Peso in ordine di marcia
239 kg

Chiacchierata, attesa e, diciamolo, da qualcuno anche un po’ “contestata”. La Kawasaki Z H2 è stata senza dubbio una delle moto che a EICMA ha attirato più attenzioni. Ma l’ultima (in ordine di tempo naturalmente) delle Kawasaki sovralimentate è anche quella con il potenziale di vendita più alto di tutte, almeno questo è il target di Kawasaki.

Z, SECONDO CAPITOLO

È lei la nuova punta di diamante della famiglia Z, anche per il prezzo che parte da 17.790 euro. Ma la Z H2 è anche quella che, secondo Kawasaki inizia la seconda vita delle naked di Akashi. La prima iniziò quasi 50 anni fa con la Z1 900. Con i suoi 200 cv e 137 Nm di coppia si inserisce di prepotenza al top del segmento delle Hyper Naked, non solo per potenza ma anche per dotazione ed elettronica.

L’UNICA CON IL COMPRESSORE

E così è arrivato anche il momento della naked. Non una naked qualsiasi, ma la naked più estrema mai costruita da Kawasaki. Il progetto H2 vede arrivare un nuovo elemento in famiglia, sicuramente interessante dal punto di vista tecnico, perché al momento Kawasaki sembra essere l’unica in grado di produrre un motore da moto sovralimentato regolarmente omologato. Una strada che finora nessuno ha seguito.

MESSO A PUNTO PER LEI

Kawasaki sta quindi lentamente allargando la gamma delle sue moto “Supercharged”, adattando ovviamente questa tecnologia per l’utilizzo specifico di ciascun modello. Inutile dire che sulla Z H2 tutto ruota intorno al motore da 998 centimetri cubi. Un quattro cilindri in linea sovralimentato con compressore centrifugo che in questo caso è stato messo a punto per offrire ancora più tiro ai medi regimi. Cambiano infatti la fasatura degli alberi a camme e le lunghezze dello scarico, l’elettronica ha una mappatura, specifica. Ultima cosa, si accorcia anche il rapporto finale (due denti in più di corona).

 

 

TELAIO DEDICATO

Anche il telaio differente da quello delle Ninja H2 e H2 SX. Sempre tubolare in acciaio non si può considerare un vero e proprio traliccio visto l’andamento particolare che coinvolge il motore come elemento stressato, e poi c’è un forcellone “tradizionale” derivato dalla supersportiva ZX-10R, al posto del monobraccio, che a dirla tutta ci sarebbe stato anche bene.  Showa firma le sospensioni, la forcella è una SFF BP ovvero una big piston con regolazioni separate per stelo. Brembo firma le pinze freno, binomio quello Kawasaki Brembo ormai ben consolidato su tutti i prodotti premium di Kawasaki.

ELETTRONICA

Per giocarsi ad armi pari la battaglia in un segmento incredibilmente combattuto, andatevi a vedere qui la nostra comparativa dello scorso anno, non si può certo lesinare in tecnologia. Kawasaki ha sempre giocato di conserva sulle Z per quanto concerne l’elettronica, la motivazione ufficiale è sempre stata che l’elettronica non era necessaria su moto da “macho” come queste. Certo ora che le potenze si sono fatte importanti ad Akashi hanno accelerato parecchio in questo campo.

Così l’elettronica della Z H2 è da prima della classe con la piattaforma inerziale IMU a 6 assi che sovrintende controllo di trazione, anti wheeling e cornering ABS e launch control. Tutto per far sì che la Z H2 sia sì una moto superperformante, ma sia soprattutto una moto facile e usabile anche nella vita di tutti i giorni. Quattro i riding mode disponibili di cui uno personalizzabile dal pilota. Non mancano nemmeno Cruise Control e quickshifter bidirezionale, mentre il cruscotto TFT che abbiamo già conosciuto sulla Z900 gestisce i vari Riding Mode e si può connettere via Bluetooth allo smartphone.

POTENZA PER TUTTI

Sì, la facilità di guida pare essere stato il tema focale del progetto Z H2, tutto questo nonostante la potenza e la coppia siano quasi da record di categoria. I tecnici di Akashi hanno puntato anche alla maneggevolezza, non a caso la Z H2 non ha misure di sterzo estreme e un interasse di 1.455 mm, tra i più compatti del segmento. Misure che promettono una moto svelta nonostante il peso di 239 kg in ordine di marcia non sia proprio da farfalla. Altre misure interessanti? La sella a 830 mm, il serbatoio da 19 litri quasi da touring e certamente uno dei più capienti del segmento naked e gli intervalli di manutenzione che restano di 12.000 km. E adesso vediamo come va la Kawasaki Z H2

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