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Le 10 auto più importanti della storia BMW

La Casa tedesca festeggia il secolo di vita. 100 anni segnati da vetture divenute simbolo d’eccellenza e bandiera tecnologica del costruttore bavarese. Ecco i 10 modelli più importanti della storia BMW; esempi di raffinatezza tecnica, stile e successo commerciale.

Pubblicato lunedì 11 aprile 2016 · da

Cento! Cento! Cento! Non di “Ok, il prezzo è giusto!” si tratta, bensì del primo secolo di vita del marchio BMW. Un compleanno che la Casa tedesca, la cui sigla sta per Bayerische Motoren Werke, letteralmente “fabbrica bavarese motori”, festeggerà grazie alla mostra “100 Capolavori. BMW Group – 100 anni di forza innovativa e di coraggio imprenditoriale” ospitata dal museo aziendale di Monaco. Un viaggio nel tempo iniziato nel 1916 con la costruzione di motori per l’aviazione, continuato con la produzione di motociclette (1923) e dal 1929 segnato dall’avvento delle vetture. Un viaggio a quattro ruote scandito da alcune tappe fondamentali: momenti topici che hanno segnato il passato e promettono d’influenzare il futuro della Casa dell’Elica. Ecco i dieci modelli più importanti per tecnica, design e risultati commerciali della storia BMW.

BMW 328 – 1936
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I giornalisti rimasero a bocca aperta quando la videro per la prima volta all’interno del paddock del Nürburgring, pronta a prendere parte al Trofeo dell’Eifelrennen dove avrebbe conquistato il primo posto di categoria. Contrariamente alle mastodontiche e sovralimentate rivali dell’epoca, appariva compatta (3,9 metri di lunghezza), leggera – pesava solamente 830 kg – ed era mossa da un 6 cilindri in linea dalla cilindrata contenuta (1.971 cc) e dalla potenza ridotta (80 cv). Nonostante ciò, primeggiò in gran parte delle competizioni riservate alle vetture derivate dalla serie grazie a un’agilità sconosciuta alle possenti concorrenti nonché alla rigidità portata in dote dall’innovativa struttura tubolare in acciaio. Caratterizzata da una linea fortemente aerodinamica, si contraddistingueva per la calandra a doppio rene: un elemento distintivo della produzione BMW giunto quasi immutato sino ai giorni nostri. Restò in produzione dal 1937 al 1940, traghettando la Casa tedesca nell’era della modernità.

BMW 250 Isetta – 1955
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L’Isetta era una micro vettura prodotta a Bresso (MI) dall’italiana Iso, destinata a motorizzare il Secondo Dopoguerra. Un obiettivo condiviso da BMW in Germania, che ne acquistò i diritti. Tutt’altro che convenzionale, era caratterizzata da un’innovativa carrozzeria a uovo, da un’abitabilità eccezionale se paragonata alle dimensioni lillipuziane e, soprattutto, da un unico portellone ad apertura frontale, incernierato lateralmente, che inglobava il frontale della vettura. La scocca in acciaio, abbinata al telaio tubolare, costituiva un tocco di modernità. Sebbene dotata di quattro ruote – il prototipo originale ne prevedeva tre – vedeva le posteriori (motrici) molto ravvicinate, così da rinunciare al differenziale. La panchetta ospitava due persone e alle spalle dei passeggeri trovava posto un monocilindrico quattro tempi di 245 cc – una peculiarità della versione BMW, laddove l’Isetta italiana era a due tempi – da 12 cv, che spingeva l’auto a 85 km/h complice il cambio manuale a 4 marce. Fu un successo.

BMW 507 – 1956
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È stata la prima BMW realizzata con un occhio di riguardo al mercato nordamericano. La Casa tedesca, a metà degli Anni ’50, si trovava in condizioni economiche difficili e per rimpinguare le casse aveva individuato negli States la fonte alla quale attingere. Caratterizzata da una linea pulita, elegante, ma meno appariscente rispetto alle rivali Mercedes-Benz 300SL e Chevrolet Corvette, la 507 si rivelò un flop commerciale. Eppure era una delle roadster più affascinanti dell’epoca, tanto da influenzare le moderne spider dell’Elica; Z3 e Z8 in primis. Mossa da un 8 cilindri a V di 3.168 cc, poteva contare su di una potenza non eccezionale – 152 cv originariamente, in seguito 165 cv – e su prestazioni discrete. Grazie alla carrozzeria interamente in alluminio, il peso era contenuto in 1.220 kg. Celebrità quali il cantante Elvis Presley, l’attore Alain Delon e il pilota John Surtees scelsero una BMW 507 quale vettura personale.

BMW 2002 Turbo – 1973
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La Serie 02, antenata della Serie 3 giunta, attraverso svariate generazioni, sino ai giorni nostri, era un concentrato di soluzioni tecniche divenute negli anni identificative della produzione BMW stessa: motore anteriore, trazione posteriore, sospensioni indipendenti e cambio manuale (a 4 marce) si accompagnavano alla carrozzeria tre volumi con due sole porte e a un motore brillante, declinato in diversi step di potenza. Inizialmente, sotto il cofano pulsava un 4 cilindri 2.0 monoalbero nelle configurazioni a singolo carburatore da 100 cv (2002) o a doppio carburatore da 120 cv (2002 Ti); quest’ultima evoluta nella 2002 Tii a iniezione, accreditata di 130 cv, e nell’conica Turbo, forte della sovralimentazione del 2.0 a carburatori così da sprigionare 170 cv. Fu la prima vettura turbocompressa prodotta in grande serie da BMW e anticipò l’avvento dell’M3. Caratterizzata da un peso molto contenuto (1.035 kg), era un’auto dal comportamento brutale, complici le prestazioni al top per l’epoca: scattava da 0 a 100 km/h in 7 secondi e toccava i 211 km/h.

BMW Serie 3 E21 – 1975
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Creata con l’obbiettivo di sostituire la Serie 02, la Serie 3 nacque – seguendo l’esempio dell’antenata – in configurazione tre volumi a due porte, denominata E21. Rispetto alla progenitrice poteva contare su di una maggiore abitabilità, favorita dall’allungamento dell’interasse, su di una struttura più rigida e sulla continuità di design rispetto al passato, fatta eccezione per uno stilema che sarebbe restato nei decenni: la conformazione della raccordatura tra il piede dei finestrini laterali e i montanti C in base all’andamento del “gomito dell’ingegner Hofmeister”. Un must tuttora rispettato. Meccanicamente debuttarono lo sterzo a pignone e cremagliera anziché a circolazione di sfere e una famiglia di motori abbastanza tradizionalista: 1.6 da 90 cv, 1.8 da 98 cv e 2.0 nelle versioni a carburatori da 109 cv o a iniezione meccanica da 125 cv. Riscosse un grande successo e divenne, sin da subito, uno dei pilastri portanti della gamma BMW.

BMW M3 E30 – 1986
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A metà degli Anni ’80 la BMW era impegnata, con qualche affanno, nel DTM – Campionato Turismo Tedesco – e per recuperare competitività decise di produrre una versione stradale high performance della Serie 3 sulla quale basare la nuova vettura da competizione. Vide così la luce la prima M3 della storia, dove M sta per Motorsport, vale a dire il reparto corsaiolo BMW. Derivata dalla E30 – seconda generazione di Serie 3 – e forte di un kit estetico specifico, si fregiava del primo motore 16V di grande serie prodotto dalla Casa di Monaco. Sotto il cofano pulsava, nello specifico, un quattro cilindri 2.3 aspirato da 200 cv, portato già nel 1988 a 215 cv e presto affiancato dalla versione M3 Sport Evolution, forte di una cilindrata di 2,5 litri e di 238 cv. Dal 1989, M3 venne proposta anche in configurazione Cabrio da 200 cv.

BMW Z3 – 1995
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È stata la prima roadster moderna prodotta in grande serie dalla Casa bavarese, oltre che il primo modello BMW assemblato negli Stati Uniti. Caratterizzata da una linea filante e affascinante, ispirata alla 507 del 1956, e da un posto guida molto arretrato, tanto da risultare pressoché a ridosso del retrotreno, poteva contare sulla classica configurazione a motore anteriore e trazione posteriore, su di una ripartizione bilanciata delle masse tra gli assali e su di una guida appagante, anche optando per i propulsori meno potenti. Le sospensioni non troppo cedevoli, lo sterzo diretto e il comportamento solo larvatamente sottosterzante ne decretarono il successo. Venne proposta con motori a 4 cilindri (1.8 e 1.9) e a 6 cilindri (2.0, 2.2, 2.8 e 3.0), oltre che nella variante iper sportiva Z3 M mossa dal 3.2 da 321 cv di derivazione M3. Dal 1999 venne proposta anche in versione Coupé.

BMW X5 – 1999
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Ha costituito l’esordio della BMW nel settore delle SUV. Il nome s’ispira alla lettera X che, tradizionalmente, identifica le vetture a trazione integrale della Casa di Monaco. Forte di un corposo travaso di tecnologia dalla Rover, acquisita nel 1994 e dal 1970 produttrice della celebre 4×4 Range Rover, era realizzata a Spartanburg, in Carolina del Sud (USA), e sfruttava la base meccanica (adattata) della berlina Serie 5. Si fregiava di una struttura a scocca portante: una soluzione tutt’altro che scontata tra le vetture all terrain del periodo. Le sospensioni, a richiesta pneumatiche, seguivano uno schema McPherson all’avantreno e multilink al retrotreno, mentre la gamma motori prevedeva inizialmente solo unità a benzina: 6 cilindri 3.0 da 231 cv e V8 4.4 da 286 cv. La trazione era integrale permanente e al cambio manuale a 5 rapporti era affiancabile una soluzione, sempre by ZF, automatica a 5 marce.

BMW Z8 – 1999
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L’erede spirituale (e stilistica) della 507 del 1956. Esclusiva e ricercata, è una delle roadster più affascinanti mai prodotte. Auto di James Bond nel film “Il mondo non basta”, si basava sulla meccanica della berlina sportiva M5 e adottava un telaio di tipo space frame in alluminio. Il massimo della raffinatezza. Il motore era un V8 5.0 benzina da 400 cv che consentiva alla spider bavarese di scattare da 0 a 100 km/h in 4,7 secondi a fronte di una velocità massima autolimitata di 250 km/h. Pesava 1.585 kg e la ripartizione delle masse risultava eccezionalmente bilanciata per una roadster: 51% all’avantreno e 49% al retrotreno. Uscì di produzione nel 2003 e non ebbe eredi, dato che l’attuale Z4 si colloca un gradino più in basso all’interno della gamma dell’Elica. Il prezzo, del resto, era astronomico: 240 milioni di lire.

BMW i8 – 2014
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Semplicemente rivoluzionaria! La coupé 2+2 ibrida plug-in tedesca è mossa da un piccolo 1.5 a iniezione diretta di benzina sovralimentato mediante turbocompressore twin-scroll. Un tricilindrico in linea dalla cubatura microscopica che lavora in abbinamento a un’unità elettrica e a una batteria agli ioni di litio ricaricabile anche mediante una comune presa domestica (tecnologia plug-in). Il motore a zero emissioni agisce sulle ruote anteriori, rendendo disponibile la trazione integrale. Può contare complessivamente su 362 cv e su di un peso contenuto in 1.485 kg grazie al telaio in alluminio e all’abitacolo 2+2 in poliuretano termoplastico misto a fibra di carbonio (CFRP). Scatta da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi e percorre mediamente… più km di una Lambretta! Per la precisione 47,6 km/l. È la supercar del futuro! Costa 139.650 euro.

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