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Prova Citroën C3 Max

Al grido di “be different” Citroën s’inventa la C3 Max. Partendo da un’utilitaria nasce una enfant-prodige capace di vincere in pista e su strada (nel CIVM)

Pubblicato giovedì 16 giugno 2016 · da

Una follia, un sogno, utopia. Quando Citroen decise che doveva fare qualcosa di nuovo anche nel mondo delle competizioni sono stati in molti a storcere il naso. Del resto spesso la fantasia premia, ma le gare con auto derivate dalla serie sono un’altra cosa, difficile “inventarsi” qualcosa di nuovo e poi renderlo vincente. Non a caso le auto che corrono sono sempre più o meno le stesse, quelle battezzate un po’ da tutti come “vincenti”. Poi però ti arriva Citroen; la tradizione nel racing della Casa del Double Chevron è assodata, dove ha corso (Rally, Dakar, WTCC, eccetera) Citroen ha sempre vinto, certo che però, prendere una C3…

CitroenC3Max-003Il lavoro è stato lungo ma la C3 Max, una “one off” (esemplare unico), preparata da Citroen e dalla Procar per correre nel CIT e da quest’anno anche nel CIVM il Campionato Italiano Velocità Montagna. Campionati in cui la C3 Max sta dando più di un grattacapo a vetture con il pedegree da corsa. Un progetto nato quasi per scommessa si è quindi trasformato in una vettura da corsa fatta e finita che dopo il primo anno di “rodaggio” ha già subito le prime evoluzioni con una crescita di potenza del motore 1.6 turbo THP fino alla soglia dei 300 cavalli –gestiti da un cambio sequenziale con paddle al volante-, una riduzione del peso (ora attorno ai 1000 kg), e un nuovo bilanciamento che consente di sfruttare al meglio la C3 Max in frenata. Ovviamente poco, molto poco è rimasto della C3 originaria, telaio fortemente irrobustito da roll bar, strumentazione completamente cambiata, freni AP Racing, un vistosissimo alettone trasformano la C3 da simpatica city car 5 porte a una racer mangiacordoli.

Citroen-Visa-Chrono-26Come in ogni evento che si rispetti la star è sempre l’ultima a mostrarsi. Per cui, visto che la C3 Max fa un po’ la preziosa prendo confidenza con le curve del Circuito Tazio Nuvolari facendo un autentico tuffo nel passato, Citroen ha portato in circuito anche una Visa Chrono perfettamente restaurata, una delle poche rimaste della produzione limitata (e numerata, la nostra porta il numero 102). Buona per un museo? Non per Citroen per cui le auto anche d’epoca vanno usate per quello che sono e nel loro ambiente. Beh,  guidare una di queste auto è più che un tuffo nel passato, niente servosterzo, cambio dalla corsa lunga come una quaresima, freni così così. Però ancora oggi è incredibile come ci si possa divertire al volante di un’auto come questa, che con il suo quattro cilindri 1.360 cc da 93 cv ex-euro (di benzina dai carburatori ne passava proprio tanta…) riesca ancora a dire la sua in accelerazione e a coinvolgere il driver con un sound che oggi sulle auto di serie è difficile ripetere.

CitroenC3Max-002Al punto che la C3 1.2 che provo subito dopo fa la figura della paciosa auto da famiglia. Silenziosa comodissima, ma poco incline alla guida sportiva anche se il suo tre cilindri in realtà non è certo fermo, anzi spinge decisamente convinto. Mi chiedo come diavolo avranno fatto gli uomini della Pro Car a trasformare questa berlinetta tranquilla in un mostro da pista. La risposta arriva dopo qualche minuto quando entro attorcigliandomi nell’abitacolo della C3 Max. Un po’ di briefing da parte del tecnico che mi spiega come “attivare” e disattivare la trasmissione e sono pronto per i miei tre giri di gloria. La frizione (con una corsa lunghissima come al solito sulle auto da corsa) serve solo per partire, poi te ne puoi dimenticare, di fronte a te solo il piccolo volante e il cockpit con il lap timer, le indicazioni necessarie per tener sotto controllo le funzioni vitali dell’auto e i led che indicano la cambiata. Partire è più facile del previsto (molto più complicato, ad esempio, partire con la 208 di Andreucci) poi è tutta goduria.

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300 cv su uno scatolino come la C3 non sono pochi ma dove la Citroen riesce a sorprendermi è non è nel motore ma nel telaio.
Il passo cortissimo la rende semplicemente inarrivabile nei cambi di direzione, e la bontà dell’assetto (supportata da ammortizzatori Ohlins che costano come il mio appartamento…) rende la C3 perfino facile da guidare. Facile perché non fa scherzi, perché offre grande precisione di guida e “chiude” le linee molto ma molto bene. Occorre solo tener presente che con tutta questa reattività, la C3 quando parte, parte “secca”. Tuttavia nei giri di pista lanciati non ho mai avuto l’impressione che questo potesse accadere, la C3 Max mi ha conquistato grazie a una precisione di guida di altissimo livello, garanzia di linee pulite e di poterla mettere esattamente dove si vuole. Anche frenando forte la stabilità non è mai stata messa in discussione la C3 Max resta dritta non si scompone anche se si frena ben sotto la curva. Davvero difficile pensare mentre la guidi che “lì sotto” ci sia la tranquilla C3 che tutti conosciamo.

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