Il mercato dell’auto attraversa una fase di profonda trasformazione, stretto tra la transizione ecologica imposta dall’Europa e un aumento dei costi che frena le vendite di veicoli nuovi. In questo contesto, Acea – l’Associazione delle case costruttrici europee – ha proposto all’Europa di introdurre incentivi anche per l’acquisto di auto usate e non solo nuove. L’idea non è novità in assoluto, non nel nostro Paese almeno, recentemente l’usato è già stato oggetto di incentivi.
La transizione verde passa anche dall’usato
La strategia promossa da Acea punta a rinnovare il parco circolante sostituendo i mezzi più vecchi e inquinanti con auto più recenti ed ecologiche, anche da parte di chi non può permettersi un’auto nuova, nemmeno con gli incentivi.

Secondo i dati, il parco auto europeo ha un’età media superiore ai dodici anni, con punte ancora più elevate in Paesi come Italia, Grecia e Polonia. Questo significa che circolano ancora milioni di veicoli con tecnologie obsolete e inquinanti. Incentivare l’acquisto di usato recente permetterebbe di accelerare la sostituzione di questi mezzi datati senza gravare eccessivamente sulle finanze pubbliche e sui portafogli dei cittadini.
Come funzionerebbero gli incentivi
La proposta prevede bonus strutturati in base al miglioramento ambientale: maggiore è il salto tecnologico tra l’auto rottamata e quella acquistata, più consistente dovrebbe essere l’incentivo. Un automobilista che sostituisce un vecchio diesel Euro 3 con un usato Euro 6 o ibrido potrebbe così beneficiare di un contributo statale, favorendo un ricambio virtuoso del parco circolante.

Non tutti sono d’accordo…
Non mancano le critiche. I produttori di auto temono che incentivare l’usato possa cannibalizzare ulteriormente le vendite del nuovo già in difficoltà. Acea replica che un mercato dell’usato vivace è necessario per sostenere quello del nuovo. Nella stragrande maggioranza dei casi chi compra una nuova auto cede in permuta una vettura usata e a fronte di buone quotazioni è più portato a reinvestire. Una relazione diretta sottolineata anche da uno studio effettuato in collaborazione con Quantalyse.
Sul fronte ambientale, c’è poi da dire che una fetta importante dell’impronta carbonica è legata alla produzione del veicolo, e riciclare un’auto che è ancora in buono stato e capace di emissioni ridotte è comunque una mossa vincente.
Gli ecologisti più radicali, invece, sostengono che qualsiasi incentivo alle auto, anche usate, distolga risorse dal vero obiettivo: potenziare il trasporto pubblico e la mobilità condivisa. Tuttavia, in un Paese come l’Italia, dove l’automobile resta indispensabile per milioni di persone, soprattutto in alcune aree rurali e periferiche, una transizione graduale appare più realistica di rivoluzioni difficili da attuare nel breve termine.