Prova Harley-Davidson Pan America 1250 Limited

Costa 27.500 la versione più ricca di accessori, appariscente e comoda dell'adventure di Milwaukee

Malaga – Ti immagini il sud della Spagna come il posto più caldo e secco d’Europa. Non vedi l’ora di andarci, dopo aver passato due mesi al freddo e sotto l’acqua di un vero inverno milanese. E invece. Invece piove a Malaga, da giorni. Piogge cattive, che fanno straripare i fiumi e bagnano l’asfalto marrone chiaro, quello stesso asfalto che ami perché disegna curve meravigliose tra le montagne. Lo bagnano e lo fanno diventare scivoloso come se fosse insaponato e mancasse soltanto la schiuma. 

Il tris composto da valigie laterali e bauletto SWMotech è di serie sulla Limited.

Ha davvero tutto di serie

In questo scenario insolito Harley-Davidson ha portato la stampa europea a provare la gamma Limited, composta da Street Glide, Road Glide e Pan America 1250. Arrivata nel 2021 (leggi la prova), questa adventure ha sorpreso tutti perché si è inserita in un segmento dove la Casa americana non aveva mai proposto nulla prima. E così, dopo la bellissima elettrica Livewire – la cui sorte non è stata felice – la Pan America 1250 ha sparigliato le carte nella rassicurante, consolidatissima line-up Harley-Davidson.

Oggi, a cinque anni dal lancio, si può affermare che la Pan America 1250 ha raggiunto l’obiettivo di partenza: garantire ad Harley-Davidson una solida presenza nel segmento adventure. È stata un successo? Difficile dirlo, ma di sicuro ha smosso le acque. Alla 1250 Special, che era finora l’unica versione importata in Italia, si affianca la Limited, caratterizzata dalla dotazione ricchissima, dai colori inediti e dal prezzo rivisto.

La nuova Harley-Davidson Pan America 1250 Limited, del resto, attinge a piene mani dal catalogo degli accessori originali della Casa americana, con il duplice obiettivo di rendere la moto ancora più adatta sia al turismo sia all’off-road. L’aggiunta più significativa rispetto alla Special è rappresentata dal kit prodotto dalla tedesca SWMotech: top case e valigie laterali in solido alluminio permettono di raggiungere quota 120 litri di capacità di carico, conferendo alla moto un aspetto da viaggiatrice tuttoterreno. La protezione paracalore allo scarico, la piastra paramotore in alluminio e la protezione del radiatore di serie, invece, si propongono di rendere meno pericolosa per le tasche del motociclista un’eventuale escursione su strade sterrate. In senso sportivo si caratterizza la presenza di serie del quickshifter Screamin’ Eagle, che funziona in salita e in scalata. I comandi a pedale del freno e del cambio sono regolabili. Sul fronte della funzionalità e dell’estetica spiccano i cerchi a raggi (tubeless), proposti come optional da 900 euro sulla Special ma di serie sulla Limited, al pari dei fari fendinebbia.

Tanti accessori ma il prezzo è alto

E il prezzo? Complice la dotazione molto ricca e i dazi (6%), la Limited “vola” sino a 27.500 euro di listino per la colorazione Dark Billiard Gray, che diventano 28.000 per la versione Olive Steel Metallic guidata durante la prova e per la White Onyx Pearl su base bianca. Rispetto ai 20.900 euro di partenza della Special l’aumento del prezzo è cospicuo.

Nove modalità di guida e tanta elettronica

Tutte le altre caratteristiche e dotazioni della Pan America 1250 Special sono confermate sulla Limited: sospensioni semi-attive anteriori e posteriori, tecnologia Daymaker Signature Adaptive Headlamp, nove modalità di guida (comprese quelle off-road), il tutto inserito in un pacchetto elettronico ricco anche sul fronte della sicurezza attiva grazie all’ABS Cornering. Molto comodo l’Adaptive Ride Height (ARH), che regola automaticamente l’altezza della sella: si abbassa a 815 mm da ferma e durante le soste, per passare alla posizione standard di 840 mm durante la guida. Paramani e manopole riscaldate sono di serie. Bello e ancora attuale il display TFT a colori da 6,8 pollici connesso e ricco di informazioni; abbastanza facili da imparare i comandi al manubrio, gestibili facilmente anche con i guanti.

Motore confermato

Confermato senza variazioni il motore Revolution Max 1250, un bicilindrico a V di 60° con cilindrata effettiva di 1.252 cc, raffreddato a liquido e dotato di alzata variabile in aspirazione e scarico. La potenza massima dichiarata è di 150 CV (112 kW) a 8750 giri/min, con coppia massima di 129 Nm a 6.750 giri/min. Dal punto di vista estetico cambiano le cover di protezione del motore, introdotte su tutta la gamma per il 2026 e volte a farlo apparire più compatto e sportivo.

RIDE

Asfalto viscido e pioggia non sono il miglior viatico per una giornata in moto. Ma si guida, ben riparati dalle dimensioni generose della moto e dal parabrezza ampio e regolabile in altezza. La Harley-Davidson Pan America 1250 non ha mai avuto la leggerezza tra le sue qualità e ovviamente la Limited, completa di accessori, valigie laterali e bauletto, non può sovvertire le cose. Le valigie, preziose per portare con sé l’antipioggia e un cambio d’abiti qualora la situazione peggiori, sono comode anche per riporre lo zaino. La forma regolare dei vani facilita il carico di una gran quantità di materiale. Lo sblocco della serratura non è elettrico né legato alla chiave della moto ma richiede una classica chiave dedicata. In compenso il meccanismo di sblocco è efficace e semplice da azionare, anche con i guanti.

Asfalto “saponato”

Manopole riscaldabili accese tramite il tasto sul blocchetto sinistro, un rapido sguardo alla strumentazione e saliamo da Malaga, sul mare, alle montagne dell’entroterra. Le Michelin Scorcher Adventure nelle misure 120/70 R19 anteriore e 170/60 R17 posteriore poco possono sull’asfalto reso viscido dalla pioggia. Quello stesso asfalto che in condizioni di asciutto è un riferimento per cura della superficie, sempre esente da buche, quando si bagna diventa infido e richiede grande prudenza. La Pan America 1250 in questa versione Limited richiede attenzione in manovra e nei passaggi stretti, ad esempio nel passaggio tra due file di auto, perché l’ingombro trasversale delle valigie laterali eccede – e non di poco – la larghezza del manubrio.

Spinta sostanziosa a tutti i regimi

Nella guida si nota un residuale on-off in apertura del gas, già presente sulla prima versione e più avvertibile in modalità Sport; meglio l’opzione Road, sempre a potenza piena ma dalla risposta più dolce. L’erogazione del motore è sempre piena e corposa, i 150 CV si sentono tutti e garantiscono una bella spinta a tutti i regimi, tutto ciò senza limitare l’allungo, che è più che discreto. Questo bicilindrico a V di 60° può contare sulla distribuzione ad alzata variabile sia in aspirazione sia in scarico, a garanzia di una versatilità d’uso che, non a caso, lo vede al centro della scena anche su un modello diversissimo dalla Limited come lo Sportster S, dove il V2 si ferma a 121 CV di potenza massima (ma con coppia di 125 Nm, di poco inferiore a quella della Pan America Limited). 

Limited, il comfort è il suo punto di forza

Efficace la frenata, che può contare sull’ABS Cornering e sul funzionamento integrale sui due assi, anche se in condizioni di asfalto bagnato non ho mai avuto modo di usarlo al massimo della potenza decelerante. Ma è il comfort la vera qualità della Harley-Davidson Pan America 1250 Limited. Spicca innanzitutto l’efficace protezione dall’aria, garantita dal parabrezza regolabile manualmente – e con facilità – in altezza, e dai deflettori laterali. La sella ha una conformazione ergonomica ed è ben imbottita, oltre a poter contare sull’altezza variabile: 815 a moto ferma, 840 in movimento. La posizione di guida con il manubrio largo e ben distanziato dal busto aiuta ad avere il pieno controllo. Tutto molto comodo. Nota critica, invece, per il peso di 299 kg in ordine di marcia, che si fa sentire soprattutto in manovra. Pollice verso per il cavalletto laterale: criticato fin dal’esordio della Pan America 1250, è difficilissimo da estendere perché richiede che la moto sia perfettamente in piano. In caso contrario è davvero difficile estrarlo, tanto che bisogna addirittura inclinare la moto sul lato destro. Trovo assurdo che in cinque anni dall’esordio nessuno in Harley-Davidson abbia ritenuto necessario – anzi indispensabile – modificare un componente tecnico di sicuro impatto nell’uso quotidiano. Sul prezzo si può discutere: alto in assoluto

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