13.000 km a pile

Due piloti italiani si preparano a partire per un impresa da record: il più lungo viaggio su due moto elettriche. Li abbiamo incontrati, insieme alle loro compagne d’avventura

Alta ed esile, come le moto da regolarità tradizionali, quando spalanco la manetta spinge con la coppia di una mille a quattro cilindri (95 Nm) e lo fa in silenzio: un dettaglio che coglie quasi di sorpresa e fa sembrare ancora più scalpitanti i suoi 44 cavalli. Sono in sella a una Zero FX, una delle moto elettriche costruite in California con cui i piloti Nicola Colombo e Valerio Fumagalli partiranno il 10 giugno per battere il record di percorrenza per le “due ruote” a batterie. Un viaggio che porta all'estremo il concetto di mobilità green e va alla scoperta di stili di vita sostenibili: da Shanghai, dove Nicola vive, a Milano, passando per il deserto dei Gobi, il Kazakistan, la Russia, la Moldavia, la Romania, la Serbia e la Croazia.

Il viaggio, secondo i piani, durerà 40 giorni e il problema più grosso sarà ricaricare le batterie. Per questo Nicola e Valerio stanno attrezzando due pick up, che li seguiranno nell'impresa con a bordo tutto il necessario per rifornimenti e riparazioni. Pannelli solari daranno energia a fotocamere, telefonini, computer e ciò che serve per pubblicare in diretta il diario della spedizione, sul sito www.meneghinaexpress.com/it. Per le moto ci sono, invece, generatori a gasolio modificati per funzionare anche con gli scarti degli olii da cucina, nel tentativo di limitare al massimo l'impatto ambientale di tutta l'operazione.

Come in una gara di Formula 1, l'elemento chiave sarà la strategia dei rifornimenti: ciascuna moto potrà contare su tre pacchi batterie sostituibili. Due rimarranno sotto carica, mentre il terzo verrà utilizzato. Per ridurre le soste Nicola e Valerio dovranno trovare il giusto equilibrio tra velocità e autonomia. Se infatti le Zero possono raggiungere i 140 km/h e fanno fino a 113 chilometri con ogni ricarica, è anche vero che le due cose non vanno a braccetto. Spremute al massimo le batterie si esauriscono in una trentina di chilometri.

Le soluzioni? Sono due: la prima è limitare l'andatura a circa 60 km/h. La seconda è modificare il software che regola l'utilizzo delle batterie. Di serie, infatti, le Zero non sono in grado di sfruttare tutta l'energia immagazzinata, ma ne consumano appena il 60%: un accorgimento che prolunga la vita del pacco batterie. Le moto del record potranno contare anche sul 40% mancante: la speranza è di fare in media 250 km al giorno, grazie anche ai particolari impianti di ricarica installati sui pick up, che con due inverter in parallelo per ciascuna batteria permettono di fare il pieno in un'ora e mezza circa; collegando la moto a una normale presa di corrente ci vorrebbero 5 ore.

Per centellinare l'energia saranno utili persino gli smartphone. Grazie all'app Zero Motorcycles, infatti, è possibile collegare via bluetooth un iPhone o un Android alla moto, per regolarne diversi parametri-chiave: velocità massima, coppia erogata, intensità del freno motore e la quantità di energia che il motore deve recuperare in rilascio, funzionando da generatore. Per questo sulle moto non ci sarà il solito road book dei rally africani, ma una staffa per sostenere il telefonino! E sarà lui, grazie all'app di cui sopra, a indicare in tempo reale l'autonomia residua delle batterie.

Tornando alla prova della moto ci hanno colpito il buon bilanciamento dei pesi, tallone d'Achille di molte altre elettriche, e la raffinatezza del software che interpreta l'apertura della manetta (parlare di “gas” qui, sarebbe davvero fuori luogo): del fastidioso effetto on-off riscontrato su altri veicoli a batterie qui non c'è traccia, e anzi la dolcezza di risposta non crea alcun problema nelle manovre con il manubrio a fondo corsa. Qualche perplessità suscita, invece, la posizione esposta in cui si trova la centralina elettronica: è là dove in una moto tradizionale si troverebbe il radiatore. “Più che i sassi ci preoccupa il fango”, dice Nicola, “se la centralina si sporca, si surriscalda ed entra in protezione, limitando man mano la velocità fino a farci fermare”. E non è che la Mongolia pulluli di motolavaggi…