Abarth 500 – MV Agusta Brutale 800, The Italian Job

Stile, fascino da vendere ma anche motori cattivi, prestazioni al top e guida “tecnica”. Italiane fino al midollo, Abarth 500 e MV Agusta Brutale 800 rappresentano il sogno possibile. Perché, quando vogliono, “italians do it better”

27 novembre 2013 - 8:11

Mettiamola così: siamo bravi, molto bravi, a costruire sogni a due a quattro ruote. Lo stile e il gusto italiani sono apprezzati ovunque e la nostra capacità tecnica lo è altrettanto, visto che esportiamo tecnici dalle mani d’oro in tutto il mondo. Provate a cercare nei top team di MotoGP, F1 e Rally: state tranquilli che un italiano (almeno) c’è sempre, e ha un ruolo di rilievo. Italians do it better? La risposta è si, senza dubbio, soprattutto osservando 500 Abarth e MV Agusta Brutale 800, simboli di un’Italia che sa costruire anche sogni possibili. MV e Abarth, due marchi che a loro modo hanno fatto sognare in passato e continuano a farlo oggi, con prodotti che escono dal consueto per offrire quel “di più” che piace tanto agli appassionati. 

Non è solo questione di stile: qui si parla anche di tecnica, prestazioni, gusto di guida. Carlo Abarth era innanzitutto un motociclista: il primo telaio che ha costruito era quello di una moto, e sulle due ruote ha gareggiato. Era uno sportivo vero, che non potendo più correre a causa di un incidente, riversò tutta la sua passione sulle quattro ruote, elaborandole più che poteva. Negli anni ’60 possedere una Abarth era un sogno che si realizzava. Il Conte Domenico Agusta era un uomo che aveva la vittoria come pallino fisso: autoritario, faceva paura a chi lavorava con lui ma soprattutto faceva paura agli avversari, visto che ha portato una moto italiana a conquistare ben trentasette titoli mondiali. Evidente che tra i due marchi ci siano molti punti in comune, che ritroviamo anche nei prodotti di oggi, non sono solo speciali da vedere ma anche da guidare.

Abarth e Brutale sono leggere, tecniche, un po’ “stronzette”, con motori pompati quanto basta per divertire su strada e assetti rigidi il giusto per non dirvi di no anche se vi prende la voglia di strapazzarle tra i cordoli. Proprio come abbiamo fatto noi sull’asfalto dell’Autodromo di Franciacorta, divertendoci in un confronto ravvicinato (molto ravvicinato) che le ha messe faccia a faccia. E fa un po’ sorridere il fatto che la MV Agusta sputi dal suo tre cilindri da 800 cc quasi gli stessi cavalli del quattro cilindri 1.300 turbo Fiat, che però può crescere, e molto, fino ad arrivare ai 200 cv della versione trofeo. Un corpo compatto, muscoloso, con un cuore decisamente atletico. Bastano a rendere questo gioco divertente? Bastano eccome.
DRIVE ABARTH 500

Punge. Con cattiveria ma senza veleno. Ha nella rapidità in inserimento e nella precisione nel mantenere la traiettoria impostata due fiori all’occhiello. La reattività dell’avantreno, specie nel misto tortuoso, entusiasma, spronando a forzare il ritmo a ogni occasione. Resistere alla tentazione di cercare il limite? Come succhiare una Fruit Joy senza masticarla. Impossibile! Complici il sottosterzo pressoché inavvertibile, la reattività degna di un kart – al punto che nei repentini trasferimenti di carico si ha l’impressione d’essere la pallina di un flipper – e soprattutto la tutt’altro che scontata stabilità.

 

Pur derivata da un’utilitaria, Abarth 500 ama uno stile di guida da sportiva vera, forte di staccate al limite, così da scomporre lievemente il retrotreno a tutto vantaggio della velocità in inserimento; percorrenze con l’acceleratore a fondo corsa, quasi si volesse sfondare il pianale col piede destro, e uscite di curva in progressione, sfruttando la grinta del propulsore. Reazioni misurate, addirittura “telefonate” tanta è la linearità di comportamento, tali da non dover mai impostare, grazie al sin troppo puntuale intervento dell’elettronica, manovre di controsterzo per correggere la divagazione delle ruote posteriori, tipica di vetture così reattive e dal passo corto. Divertente al punto che Carlo Abarth l’avrebbe approvata senza riserve, permette anche ai guidatori meno esperti di andare forte senza correre eccessivi rischi.

Quando le si chiede anche l’anima, però, dice no. O meglio, appaiono un po’ sottotono sterzo e cambio. Il primo, anche selezionando la modalità Sport che riduce la servoassistenza elettrica, non eccelle quanto a precisione a causa di un’iniziale sensazione di vuoto cui segue una sterzata sin troppo accentuata, andando inevitabilmente a scalfire il feeling con la vettura; la trasmissione manuale a 5 rapporti può contare su una corsa della leva abbastanza corta e sulla corretta modulabilità della frizione, ma quando si serra il coltello tra i denti e si brutalizzano le cambiate non è raro incorrere in alcuni impuntamenti, specie in staccata.

Del resto, pur svolgendo dignitosamente il proprio compito, non brilla nemmeno l’impianto frenante, modulabile quanto uno Stradivari e resistente alla fatica al pari dell’acciaio temprato, ma non da riferimento per mordente. E il motore? Dulcis in fundo. Il turbo lag non trova dimora a casa Abarth. Prontissimo nella risposta ai comandi dell’acceleratore a patto di selezionare la modalità di marcia Sport, eroga coppia in abbondanza ai regimi medio bassi e raggiunge in breve tempo i 5.500 giri/min, soglia oltre la quale è inutile spingersi a causa del brusco scemare della spinta. Nel complesso, se si amano le emozioni al volante, Abarth 500 è il bigino della guida sportiva!
RIDE MV AGUSTA BRUTALE 800

125 cv per 167 kg: sono numeri che per un appassionato di moto valgono più dei leggendari 90-60-90 delle attrici più in voga. Brutale 800, d’altra parte, vuole stupire, lasciare senza fiato e chiudere la bocca a chi non si accontentava dei 115 cv del modello di cilindrata inferiore. Lo fa con feroce determinazione, forte della ciclistica svelta ed efficace e soprattutto di un motore tre cilindri nato per andare forte, molto forte. In più rispetto alla Brutale 675 ha le sospensioni regolabili, che permettono di modificare almeno in parte le reazioni della moto sulla base delle proprie preferenze e delle strade più battute. La gestione elettronica del motore è affidata al MVICS (Motor & Vehicle Integrated Control System), con tre mappe motore già definite e una personalizzabile, il controllo della trazione su 8 livelli e il cambio elettronico.

 

Per chi vuole anche una connotazione grafica inedita, ai 10.680 della versione standard (11.080 con cambio elettronico) vanno aggiunti 700 euro per avere la bella livrea Italia. Pensata come passo avanti in termini di sportività rispetto alla 675, questa 800 fa di tutto per ripagare le attese: in mappa Sport persino in pista conviene stare abbottonati, come si dice in gergo, visto che la ruota anteriore galleggia costantemente, pronta a decollare…

L’acceleratore Ride By Wire è poco filtrato nella sua azione e questo rende un po’ più difficile l’approccio con una naked decisamente arrabbiata. Svelta in ingresso di curva, la Brutale 800 meriterebbe una taratura standard delle sospensioni meno estrema, ma d’altra parte le sospensioni regolabili sono lì apposta per essere “toccate”. In percorrenza è molto stabile e disciplinata, pronta a spingere forte non appena ce n’è l’occasione, per uscire dalla curva e catapultarsi verso la successiva, sfruttando anche un controllo di trazione piuttosto a punto.

Bene anche i freni, che in attesa dell’ABS garantiscono decelerazioni molto “hard”. A piloti smaliziati, dunque, può dare molto: prestazioni, agilità, prontezza nella risposta al gas e al manubrio. Ed è la pista il contesto in cui si apprezza maggiormente la vocazione dichiaratamente sportiva di questo modello: su strada, invece, emergono altri elementi di giudizio, meno positivi: ad esempio il comfort non certo principesco, la protezione dall’aria pressoché nulla, l’erogazione davvero cattiva a prescindere dalla mappa selezionata. 

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