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Arese, Viale Alfa Romeo. Centro Direzionale: il marchio Alfa risale agli anni Ottanta. Adesso non e’ piu’ solo
Convergenze parallele, le chiamava qualcuno tanto tempo fa. Strade nate in maniera diversa, proseguite nel tempo senza mai incontrarsi. Fino a creare, improvviso, un chiasma: un incrocio. Nello specifico, forzato. Non pericoloso, perché il pericolo è una situazione viva, adrenalinica, e questa non la è. Malinconico, forse ineluttabile. Forse, appunto.

Per chi ha il Biscione nel cuore – e con esso qualche stilla di Nuvolari e Fangio nelle vene, un bialbero nella testa e magari qualche poliziottesco a base di Giulia e 1750 tra i DVD di casa – un passaggio per Viale Alfa Romeo in quel di Arese non è indicato. Non più, almeno: e non si tratta dello spostamento, doloroso ma necessario, dal Portello ad Arese. Per quello vi rimandiamo a questo percorso visivo: decine di foto di un uomo che vi ha vissuto e non ha dimenticato. Regalando emozioni senza tempo con il bianco e nero.

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Steyr Traktoren: un marchio di CNH Global. Il capitale sociale di maggioranza e’ di Fiat Industrial
Torniamo alla questione-Arese: l'incrocio è in realtà una ferita in un rettilineo che solca l'hinterland di Milano. Fino al 2011 portava al Centro Direzionale Alfa Romeo. Adesso non più: si può scegliere. Tra la predetta Alfa e un altro paio di marchi, non proprio automobilistici. Tra un universo e un altro. Senza un perché, solo due frecce da seguire e via. Si chiama logica di mercato, è vero. Ed è pienamente legittimo praticarla.

Ma l'idea è che si tratti DNA perduto. I più viscerali possono pensare, più che altro, a "svenduto", tirando in ballo l'affaire-Fiat del 1987, che portò l'Alfa al Lingotto. Non serve più rammentarlo: ora è questione di emozioni, flashback, simboli alla rinfusa. Di due nomi che, sul totem aziendale dell'Alfa Romeo, in Viale Alfa Romeo, seguono quello dell'Anonima Lombarda Fabbrica Automobili: Case IH e Steyr. Case IH AgriculturalSteyr Traktoren, per la precisione. Così si chiamano i coinquilini dell'Alfa.

La questione non riguarda il blasone: l'azienda austriaca è più anziana per fondazione rispetto all'Alfa, e lo stesso dicasi per quella statunitense, che è nata addirittura nel 1844. Nemmeno l'eventuale incompatibilità: nel 1996 Steyr è stata acquisita proprio dall'americana CaseIH, assorbita a sua volta – tre anni dopo – da CNH Global, nata dalla fusione di Case Corporation e New Holland. Se i nomi non dicono granché, magari il calcio aiuta: breve salto indietro nel tempo, dal 2007 e 2010, e ricordare le maglie juventine dell'epoca. New Holland, main sponsor. Trattori e zebre pedatorie. Torino su Torino, sponda Juventus-Fiat. Chiaro, ora? Più che lesa maestà, l'accoppiamento di Viale Alfa Romeo sembra questione di opportunità. Più o meno come entrare in Chiesa e scoprire che chi celebra Messa ha l'abito talare rosa shocking. Può succedere, magari. Ma non è un esempio di morigeratezza.

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Il Portello negli anni Cinquanta. L’antenato di Arese, raso al suolo nel 2001.
Risalendo a monte, che la Fiat sia uno dei motori dell'economia italiana è cosa nota da decenni, se non di più. Che lo scenario economico sia cambiato, anche. Per restare a casa nostra, basti ricordare che il prossimo bilancio dell'Unione Europea, verosimilmente approvato a fine febbraio, prevederà un taglio netto rispetto al budget precedente. Sarà la prima volta nella storia. E noi europei saremo più poveri di 80 miliardi di euro nei sei anni dal 2014 al 2020, nello specifico. E quindi, forzatamente, più votati al risparmio: un eufemismo che porta a tagliare sulla mobilità.

Il diporto personale, auto e moto, soffre. Parecchio nelle quattro ruote: del 20% in Italia, dove le vendite sono passate da 1.750.000 auto nel 2011 al magro 1.400.000 nell'appena concluso 2012, facendo ritornare i numeri di mercato ai primi numeri dei primi anni Ottanta. Lo stesso nelle due ruote: -19%, da 255.000 a 206.000 a tutto dicembre. Tra l'altro, dopo anni di magra che rendono quasi fisiologica questa percentuale.

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La mietitrebbia Case IH 7230 Axial Flow: la sua e’ una meccanica complessa ed efficiente, ma non nasce certo per emozionare
Se però i motori servono per trasportare o, meglio ancora, per arare, trebbiare e trainare, le cose cambiano: d'altronde, come pensare a nutrirsi senza la lavorazione della terra o l'allevamento del bestiame? Se lo si vuole fare su scala mondiale, la meccanizzazione è necessaria. A fine 2012 la produzione globale di macchinari agricoli dovrebbe attestarsi a quota 86 miliardi di euro, e nel 2013 potrebbe crescere di un altro 5%. Parola degli analisti intervenuti all'Agrosalon di Mosca a fine anno. Magari senza metterci quel pathos che viene guardando una scultura di casa nostra (proprio sicuri?) chiamata 4C, ma mettendo un segno più davanti a un bel flusso di danaro.

Quello che CNH porta puntuale snelle casse della Fiat. CNH è il secondo gruppo su scala mondiale: si occupa di agricoltura, movimento terra e servizi finanziari. La divisione Fiat Industrial, quella creata da Sergio Marchionne nel 2010 scorporandola da Fiat Auto, ne detiene l'88,5% di capitale sociale, e ha registrato un fatturato di più di 25 miliardi di euro nel 2011, un risultato operativo che sfiora i 2 miliardi di euro nonché un utile netto da 701 milioni, sempre nel 2011. E' in salute: può permettersi di dribblare la Storia, compiere esperimenti di genetica in nome della riduzione dei costi. E chissenefrega se, dove lavora placido e indistruttibile un CaseIH, un'Alfa sarebbe a proprio agio come un tacchino a Natale sulla tavola di qualsiasi americano che si rispetti. Oltre all'esatto contrario, ovviamente. Perché un'Alfetta, nei dintorni del Michigan, non si è mai vista con un atomizzatore attaccato al gancio traino. Lo stesso vale, senza dubbio, per le latitudini austriache.

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Arese, il museo Alfa Romeo
Tornando a CNH Global, il suo ultimo report trimestrale è di quelli che non lasciano spazio a dubbi. L'agricoltura vale 4 miliardi di dollari nel periodo, a fronte di 830 milioni dell'edilizia. Con le macchine agricole che registrano un +12% in termini netti, e quelle per costruzioni che arretrano del 21%. Possibile che, tra qualche mese, Marchionne possa stappare champagne, festeggiando per la controllata un bilancio da 20 miliardi di dollari o giù di lì: l'ultimo, quello del 2011, è stato chiuso a quota 19,2.

Su queste basi, quindi, come non dire di no a un ingresso di CaseIH e Steyr, secondo e terzo lato dell'unico ramo Fiat in ottima salute, nella casa invero un po' dismessa di una signora che sembra avere irrimediabilmente "già dato", e che lo stesso Quattroruote – ovvero, l'automobilismo cartaceo italiano per antonomasia da 58 anni – critica ormai apertamente? Dai, facciamo un po' di posto: tanto, la Storia non pesa. E il risparmio è d'obbligo in questi tempi di austerity… Un discorso, questo, rimbalzato dal mondo fino alla periferia di Milano, passando per Michigan e Illinois, rispettive sedi degli headquarter di Chrysler e CNH.

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La domanda appare retorica: logica di bilancio o lesa maesta’?
Sono i numeri, quindi, ad avere determinato la strana coppia lombardo-alto austriaca. Quelli di un bilancio, le previsioni di un piano di marketing, quelli degli incroci intercontinentali tra Torino, Piemonte, e Auburn Hills, Michigan. Con un occhio e un sentito grazie a Burr Ridge, Illinois, ovviamente. Non è utile nascondersi dietro a un dito: l'economia è globale, il sistema è capitalistico, e sono i numeri di stakeholder e shareholder a costruire sogni e miti. Senza questo, quello legato all'Alfa Romeo non sarebbe mai cominciato.

Ma, oltre a quelli di un conto economico, esistono anche i numeri dello zero a cento, della velocità massima, dei Venturi dei carburatori da sostituire per alimentare ancor più generosamente il Cuore Alfa Romeo. Dei ritardi progettuali e produttivi. Del venduto o sempre più a picco, come dimostrano le quote di mercato del 2012: solo 58.000 le Alfa immatricolate. Numeri, abbiamo detto. Adesso non esistono più, o – meglio – hanno la forma belfagoriana di auto e trattori fusi l'uno con l'altro. D'altronde, Viale Alfa Romeo è, per definizione, senza civico. Un tempo era dell'Alfa. Un tempo, appunto.