BMW Creative Lab, una scommessa vinta due volte

Si aggiudicano il contest Nikoo Karimian Azary e Kristian Terziev, due giovani designer autori dei progetti “SerendiPockets” e “Skin”. Il premio che li attende? Uno stage di dodici mesi in Designworks e Stone Island

Metti cinque giovani designer e un avvincente tema creativo da sviluppare con la supervisione del BMW Designworks Munich Studio e Stone Island, azienda partner dell’edizione 2016. Era partita con questi presupposti, lo scorso febbraio, l’avventura di Nikoo Karimian Azary, Luca Mazzon, Luca Musciatelli, Alicia Pinckney e Kristian Terziev. Selezionati per proporre soluzioni progettuali innovative sul tema “Natura e Artificio: il design nell’epoca della trasformazione”, si erano messi in gioco nelle rispettive aree di competenza (design del prodotto, fashion design, ingegneria tessile), pregustando all’orizzonte uno stage di sei mesi al fianco dei creativi di Designworks e sei mesi in Stone Island, all’interno dell’ufficio prodotto. La sfida consisteva nel dar vita a un capo di abbigliamento o a un accessorio che potessero rendere più agevoli gli spostamenti dei motociclisti, con un occhio alla trasformabilità, alla sicurezza e, perché no, a grafiche fresche e alla moda. Tra i prototipi realizzati, tutti interessanti e giudicati molto vicini a trovare una via per la produzione in serie, la giuria tecnica, in via eccezionale, ne ha scelti due: quelli creati dalla designer iraniana Nikoo Karimian Azary e dal collega bulgaro Kristian Terziev, entrambi del Politecnico di Milano. Il progetto di Nikoo Karimian Azary intitolato “SerendiPockets” è stato premiato perché ha introdotto una visione innovativa nell’abbigliamento quotidiano dei motociclisti urbani. Considerando l’esigenza di portare con sé tanti oggetti la designer ha utilizzato l’antichissima tecnica del plissé per realizzare un giubbotto ad assetto variabile. Per la sua creatura “Skin” Kristian Terziev è partito da una ricerca sulle armature dei samurai, che utilizzavano piccoli pezzi rigidi inseriti nel tessuto. Terziev ha immaginato un giubbotto composto da una base in cordura rinforzata nei punti di maggiore sollecitazione, come gomiti, spalle e schiena, e da un addensamento di bottoni in materiale biomeccanico.La giuria ha riconosciuto capacità e merito anche agli altri tre partecipanti al contest. Luca Mazzon (IED) con il suo giubbotto “Aria” ha pensato di sfruttare le correnti d’aria appunto per ventilare l’interno del capo, aprendosi e chiudendosi con geometrie variabili. Un indumento da indossare anche giù dalla sella che protegge e allo stesso tempo aiuta a gestire il caldo. Alicia Pinckney, studentessa americana della Domus Academy, ha infine presentato la giacca da pioggia e rifrangente “Metamorphosis”, che si scompone in alcune parti utili per coprire la sella accorciando o allungando l’indumento.