Duel Ford Focus ST – KTM 1290 Super Duke R

Quando prestazioni esagerate diventano per tutti allora significa che è stato fatto un ottimo lavoro. Ford focus ST e KTM 1290 Super Duke R dimostrano coi fatti che estremo può essere sinonimo di versatile...

11 settembre 2014 - 11:09

Potenza esagerata, ma facilità di uso. Prestazioni formidabili, gestibili da chiunque. Velocissime in pista e, senza cambiare una virgola, usabili tutti i giorni. Definizioni che sembrano essere in grande contrasto tra loro e in effetti, parlando del mondo dei motori, fino a qualche anno fa lo erano. Le parole “estremo” e “facile” erano a tutti gli effetti in antitesi.

Un mezzo potente, sportivo, emozionale deve essere per forza qualcosa di aggressivo, scorbutico, elitario, alla portata di pochi? KTM 1290 Super Duke e Ford Focus ST dimostrano con i fatti che in realtà le cose non stanno proprio in questo modo. Le classiche eccezioni che confermano la regola, le mosche bianche. Cavalli? 180, una marea, per la naked austriaca. 250 per la due volumi americana, disponibile anche in versione station wagon: sia mai che abbiate bisogno di trasportare qualcosa di molto voluminoso e in gran fretta. Prestazioni? Degne delle super sportive doc. Usabilità? Ai massimi livelli.

KTM 1290 Super Duke R e Ford Focus ST uniscono ciò che sembrava destinato a restare irrimediabilmente diviso. Un inno alla tecnologia, che riesce a rendere usabili e addirittura gradevoli nella vita di tutti i giorni potenze in teoria destinate alla pista. Avere esattamente quello che si vuole nel momento esatto in cui lo si vuole è il punto di forza di questi due progetti, vicini per filosofia ancor prima che per ingegneria. Perché non basta una buona elettronica: per tenere sotto controllo l’esuberanza di questi motori serve una buona “base”, la stessa che consente, una volta disattivati i controlli, di scendere in pista “senza filtri”. Come abbiamo fatto noi sul tracciato di Franciacorta, con mezzi dalle grandi potenzialità e capaci di sfruttare fino all’ultimo dei cavalli che hanno a disposizione, per divertirsi come bambini. La cosiddetta “base” è composta da telai azzeccati, ottimi freni, assetti centrati e versatili: per viaggiare con un filo di gas, andare al supermarket o all’asilo ad accompagnare il piccolo con la stessa facilità con cui puoi azzannare la zona rossa e sfidarti in pista in uno scontro senza esclusione di colpi. KTM e Ford fanno entrambe le cose, e le fanno molto bene.

Le mappature aiutano la KTM a farsi in tre per il proprio “padrone”: Rain dolcissima, aiuta quando il fondo stradale non è dei migliori; Street, potenza al massimo ma gestione “morbida” dell’acceleratore; Sport per chi cerca il massimo delle prestazioni. Attorno a un motore formidabile (il V2 da 1.301 cc e 139 cv/litro) KTM è riuscita a costruire una moto altrettanto formidabile, che non stupisce solo per le prestazioni esorbitanti (largamente annunciate peraltro) quanto per la trattabilità che riesce a offrire. Colorata, sfaccettata, aggressiva: presentata come “the beast” (la bestia) e con “numeri” da fare impressione (184 cv, 140 Nm di coppia 7,2 secondi per passare da 0 a 200 km/h) questa moto ha tratto in inganno chi pensava di trovarsi di fronte a un mostro per pochi. Invece ci sali e scopri che con lei viene tutto facile: che si usi il gas con il contagocce o con il badile poco cambia, la Super Duke è in grado di assecondarti sempre senza problemi. Senza darti mai l’idea di avere qualcosa oltre ciò che hai desiderato e richiesto o qualcosa in meno che vorresti. Costa 15.650 euro e può essere il diavolo o l’acqua santa, ma sei tu a deciderlo.

Raramente ci è capitato di guidare bicilindrici di grossa cilindrata disposti a girare tanto in basso senza strappare: l’erogazione della 1290 Super Duke è sorprendente ai bassi, esaltante ai medi, entusiasmante agli alti perché quei due cilindri eruttano una coppia e una spinta pressoché inesauribili. Un cupolino e due borse e ci puoi far del turismo. Uno scarico aperto e due gomme in mescola, e in pista faranno fatica a tenerti la scia.

La Ford Focus ST, invece, inizia il suo percorso dalla parte opposta, quasi mimetizzandosi. Cerchi oversize con gomme ribassatissime e appendici aerodinamiche bastano per aumentarne l’aggressività, non per farle perdere eleganza. Certo, gialla non passa inosservata – come non passano inosservate le scritte ST che si illuminano sul battitacco una volta aperta la porta – tanto che molti bambini vedendola l’hanno ribattezzata Bumblebee come il famoso trasformer. E in effetti un po’ trasformista lo è di sicuro la Focus ST, perché si adegua al volere del pilota in modo estremamente naturale. Interno raffinato, impianto audio che suona come quello di casa, sistema Sync 2 per collegare il telefono e leggere anche gli SMS: non fosse per i sedili Recaro sportivi e avvolgenti la Focus ST potrebbe essere la classica auto da commuting o da grandi viaggi, solo un po’ “pompata” esteticamente. Sensazione confermata da un comfort notevole, ottenuto grazie a sospensioni rigide ma scorrevoli e tutt’altro che estreme, che consentono di affrontare anche i famigerati rallentatori senza che vi saltino le otturazioni. Viaggiando a un filo di gas la voce del 4 in linea turbo è sommessa ed educata, e anche a velocità autostradali il rumore che raggiunge l’abitacolo è realmente limitato, rendendo ogni spostamento un viaggio piacevole. Con consumi più che tollerabili (7 litri per 100 km, ma se volete consumare meno ora la Focus ST è disponibile anche con motore Diesel) considerate le prestazioni. Una “pantera” perfettamente ammaestrata, quindi, che però mostra sua doppia personalità quando l’acceleratore si pianta nel tappetino e si cerca la seconda parte del contagiri.

Si può essere anche distratti, ma la strumentazione supplementare – piazzata sopra la plancia con  tre strumenti tra cui l’indicatore della pressione del turbo – fa capire che non siamo al cospetto di una Focus normale, c’è qualcosa, molto di più. Ed è quello che arriva quando spremi tutte le potenzialità del suo due litri Turbo da 250 cv (125 cv/litro, che su un’auto non sono bruscolini), che la fa schizzare da 0 a 100 km/h in 6,5 secondi e la proietta a 248 orari di velocità massima. Quello che invade l’abitacolo è ora un sound graffiante, la lancetta del contagiri si proietta verso la zona rossa, lo sterzo è piacevolmente diretto e il cambio manuale a sei marce innesta i rapporti con precisione e velocità. Esaltante, senza nemmeno il bisogno di mappature che ne modifichino il carattere, la Ford Focus ST sa trasformarsi in relazione a quanto e come si affonda il piede destro. A 31.000 euro può essere sportiva vera o auto da tutti i giorni, si può “indossare” con il completo o con la tuta e il casco. Sta solo a voi decidere cosa portare. Fossi in voi mi porterei entrambi, sia mai che uscendo dal lavoro passiate nei dintorni di una pista…

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