È tutta questione di “pancia”. Non ci sono altri motivi. L’acquisto, o meglio l’innamoramento per un’auto o una moto come quelle che vi racconteremo in questo Duel, conosce picchi d’irrazionalità pura, che difficilmente trovano paragoni. Non c’è un vero motivo: le vedi, ti piacciono le vuoi con tutto te stesso. Sono l’elogio dell’inutilità su ruote, perché sono esagerate, perfino eccessive. Ma sono proprio questi eccessi ad alimentare il fuoco che ti prende quando te ne innamori. Mustang è storia, la Muscle car americana con la “M” maiuscola, capace di viaggiare attraverso gli anni e le crisi petrolifere con quella nonchalance che solo i miti a quattro ruote possono ostentare. Dal 1964 – anno che ricorda con una targa sulla plancia – Mustang è sinonimo di sportività a stelle e strisce, una sportività che non è fatta di motori urlanti, assetti rigidi o tempi sul giro da limare al millesimo, ma di puro gusto di guida e autentica forza motrice scaricata con prepotenza sui soli pneumatici posteriori, da consumare in accelerazione quasi con la stessa frequenza con cui si svuota il serbatoio. L’ultima evoluzione targata 2015 porta in dote un nuovo motore Ecoboost 2.3 quattro cilindri. Mi dicono che non è un “vorrei ma non posso”, e che anzi tiene fede all’icona del cavallino lanciato al galoppo piazzato sulla calandra. Sarà sicuramente così e sono curioso di provare anche quella, ma la vera Mustang per me è e resta la 5.000.

DuelFordMustangDucatiDiavelCarbon-002Sotto quel cofano lungo come una tavolata per otto persone, piatto come non se ne vedono più da anni non può starci altro che un V8, il “big block”, come lo chiamano da quelle parti, vero simbolo delle auto Proudly Made in USA. Perché? Basta premere il pulsante Start per capirlo: il suono del V8 è qualcosa di impagabile, che parla di possenza anche quando il cambio è ancora in folle. La Mustang è vistosa, arrogante.

Nonostante il bellissimo grigio della protagonista non sia certo un colore vistoso, a ogni semaforo ti senti gli occhi addosso. A ogni sosta attiri commenti e considerazioni. Quello più scontato è “chissà quanto costa”. Sarebbero da riprendere le facce dei presenti quando si rendono conto che la Mustang costa in qualche caso meno della loro anonima station wagon turbodiesel. Già, perché la Mustang è supercar per vocazione ma non per il listino che per la cabrio non arriva a 50.000 euro (47.000 per l’esattezza). Se esistesse una classifica “poca spesa tanta resa” la Mustang sarebbe in pole position.

DuelFordMustangDucatiDiavelCarbon-005La Diavel non è da meno: all’arroganza tutta americana importata in Europa la Ducati contrappone la spacconeria tutta italiana di una cruiser molto sui generis, che quando è arrivata ha immediatamente spaccato la platea. Mai Ducati aveva osato tanto, e infatti la Diavel nasce per conquistare il pubblico USA: alla fine, però, è piaciuta anche dalle nostre parti. Se la Mustang offre un concetto di sportività tutto americano, la Diavel stravolge il concetto di Cruiser, aggiungendo tutto il DNA sportivo della Casa di Borgo Panigale. Le power cruiser esistevano anche prima ma nessuna è mai stata cosi leggera, potente e guidabile. Il bicilindrico Testastretta 11°, che su altre applicazioni stradali sembra sempre “troppo”, qui trova la sua perfetta collocazione.

La Diavel emoziona fin da quando la accendi, perché è ignorante vera: per come va, per come suona, per come spara in rilascio dallo scarico. La Carbon è l’ultima nata: la versione 2016 spicca per i collettori rivestiti in zircotec, un materiale ceramico che regala un effetto molto scenografico. Cerchi forgiati e lavorati, tanto nero e carbonio si uniscono a creare un look veramente “diabolico” e aggressivo. E poi si guida, bene, meglio di qualsiasi cruiser ci sia sul mercato. È questo il motivo per cui la Diavel è assolutamente fuori dal coro, unica. Anche lei è un mezzo “attira sguardi”. Andarci in giro per la città significa calamitare l’attenzione, vedere pollici alzati dai finestrini, ricevere complimenti continui. Come la Mustang è insofferente al traffico, eppure non è una moto con cui si fa il record sul giro, anche se in pista ci si può andare. Come la Mustang ha un serbatoio piuttosto piccolo che riduce l’autonomia e aumenta la frequenza delle visite al distributore. Ma in fondo questi peccati sono facilmente perdonabili una volta premuto il pulsante Start, porta d’accesso a un mondo che lascerà ebbri di adrenalina e con la voglia di premerlo di nuovo. E ancora.