Duel Honda Civic Sport – Integra Sport

Qual è la vostra idea di sportività? Per Honda la parola Sport ha molte sfaccettature. Estrema per moto e auto che corrono nei massimi campionati. “Umana” come su Civic e Integra Sport. Sportive solo nell’aspetto? Non solo, alla guida si scopre che...

23 luglio 2015 - 10:07

Sport – Sostantivo maschile
Attività che impegna, sul piano dell’agonismo oppure dell’esercizio individuale o collettivo, le capacità fisico-psichiche, svolta con intenti ricreativi ed igienici o come professione.

La definizione di “sport” che troviamo sui dizionari non lascia spazio a dubbi. È qualcosa di attivo, di positivo e che può avere varie sfaccettature. È sportivo l’atleta olimpico a caccia di record, ma lo è anche l’appassionato che esce a correre regolarmente e come unico obiettivo ha il benessere fisico. Nel mondo automotive succede la stessa cosa: l’appellativo “sport” che spesso viene appiccicato su auto e moto ha diverse sfaccettature e può essere interpretato in vari modi: dalle competizioni dure e pure al semplice gusto di guida che un’auto o una moto possono offrire. In Honda la vedono così, e infatti le sportive “vere” non mancano: basti pensare alla Civic Type R o alla CBR1000RR. Lo sport è nel DNA della Casa di Tokyo, che partecipa ai campionati mondiali F1 e MotoGP e quando corre non lo fa certo per partecipare.

D’altra parte Sport può essere anche la sigla da abbinare a due modelli che apparentemente sembrano aver poco a che fare con lo sport. Civic e Integra sono auto e moto (o scooter, se preferite) di uso comune, per andare in ufficio come da qualunque altra parte. Vanno bene anche per divertirsi alla guida? Sì, perché Civic e Integra il divertimento di guida lo hanno nel DNA. Così come le soluzioni tecniche all’avanguardia, che rendono “speciale” anche ciò che pare normale.

Prendiamo la Civic, ad esempio. È giunta alla nona generazione e ostenta linee tiratissime, sicuramente sportive, figlie della volontà di realizzare qualcosa di non banale e della ricerca di un Cx che per la berlina non va oltre il valore di 0,27. Risultato notevole. Originale fuori, originale dentro, con soluzioni tecniche particolari come il serbatoio del carburante piazzato centralmente (migliora anche la distribuzione dei pesi) sotto i sedili anteriori e che consente a quelli posteriori, battezzati “magic seats”, di sollevare la seduta e addossarla allo schienale, così da liberare spazio in altezza nel caso si dovesse caricare qualcosa di alto.

Per chi ha vissuto gli anni Ottanta da neopatentato, il nome Civic è sinonimo di sportività, di telai eccellenti e di motori V-Tec 1.6 aspirati capaci di potenze specifiche elevatissime per l’epoca e di regimi di rotazione da moto. Motori, sempre, solo e rigorosamente a benzina. Anche nel momento in cui i motori Honda hanno dovuto iniziare a sorseggiare gasolio, a Tokio hanno proseguito imperterriti con la loro filosofia e con la volontà di creare qualcosa di speciale. Non c’è da stupirsi che il 4 cilindri i-DTEC che alloggia sotto al cofano della nuova Civic sia il più leggero della categoria perché realizzato interamente in alluminio, alleggerito in ogni componente e con attriti interni pari a quelli di un motore benzina. 120 cv a 4.000 giri per questa unità, con l’obiettivo di ottenere il giusto dinamismo di guida senza esagerare con i consumi, degni di uno scooter, visto che facilmente si resta sotto i 5 litri/100 km.

Avete detto scooter? L’Integra se ne stava nel cantuccio mentre stavamo descrivendo la Civic ma ora si sente chiamato in causa, alza la manina e ci ricorda che quanto a tecnologia può dire la sua. Quando ha pensato a un mezzo di grossa cilindrata a metà strada tra uno scooter e una moto, Honda è partita da una moto. L’Integra – legato al mondo delle 4 ruote dal nome, che apparteneva a un’auto nata proprio da una costola della Civic -, esprime un concetto tecnico molto differente da quello dei normali maxi scooter.

Ruote da 17 pollici, sospensioni tradizionali (addirittura con il leveraggio progressivo posteriore), trasmissione finale a catena, motore bicilindrico (da 750 cc e 55 cv nell’ultima versione) fisso nel telaio e cambio DCT a doppia frizione, soluzione che nemmeno le auto Honda possono vantare. Sulla base di questa descrizione riesce difficile chiamarlo scooter, eppure l’Integra di uno scooter ha tutta la praticità, sottosella a parte, che qui è piccolo. Come uno scooter ti fa accomodare sulla sella – l’ampio tunnel centrale impone la salita a scavalco – e come uno scooter ti protegge. Però le marce le mette come una moto (prima-seconda-terza-quarta-quinta-sesta) e le scala come una moto. Può fare tutto da solo (con le logiche “D” e “S”, quest’ultima più aggressiva), oppure cambiare con i pulsanti al manubrio, oppure ancora (ed è la soluzione migliore) fare a metà, scalare manualmente quando ti avvicini a una curva per poi riprendere a guidare in “automatico” una volta riaperto il gas. La funzione si chiama “autoritorno” ed è una grandissima comodità: il pilota gestisce la cambiata solo quando ne ha bisogno realmente.

Le sensazioni sono da moto vera, anche quelle di guida, perché le ruote da 17″ offrono una dinamica che nessun veicolo a ruota “piccola” riesce a eguagliare. Così con l’Integra ci si può spostare come con uno scooter, con consumi che sono pure meglio di quelli di uno scooter (27-28 km/litro sono più la norma che l’eccezione). Ma quando iniziano le curve l’Integra mostra la sua vera anima motociclistica, ha un carattere da moto (e con l’Akrapovic “aperto” lo ha ancora di più), e si concede a ritmi e angoli di piega da moto.

In questo contesto l’appellativo “sport” ci sta alla grande. Sulla Civic è arrivato nel 2015 assieme al lieve restyling di mezza età; stessa cosa per l’Integra che lo ha aggiunto quest’anno in listino. Non ci sono motori speciali, né assetti particolari: gli allestimenti Sport sono più che altro estetici, con cerchi scuri e minigonne aggiuntive per la Civic; parabrezza basso, sella “sporty” e scarico Akrapovic per l’Integra.

Il punto, però, è la sportività intrinseca che si percepisce alla guida. Buona coppia, non molto allungo, il 1.6 i-DTEC offre ottime prestazioni nella zona intermedia del contagiri, aiutato da un cambio preciso e corto negli innesti in linea con la tradizione Honda. Il telaio è eccellente dal punto di vista dinamico al punto che, senza arrivare alla potente Type-R, ci piacerebbe vedere sotto quel cofano la versione da 160 cv dello stesso motore. Precisa negli inserimenti, sincera nella percorrenza, gustosa nel trasmettere al driver la percezione di quello che accade sotto le ruote, la Civic riesce ad essere sportiva senza aver bisogno di cavalli, riesce a gratificare chi la guida senza essere aggressiva per forza. Con la Civic viaggi, scendi dopo 500 km no-stop per nulla affaticato e ti diverti: riesce ad essere più efficace di auto molto più pretenziose, almeno nell’aspetto. Insomma raggiunge un compromesso eccellente tra sportività e comfort.

Lo stesso possiamo dire per il moto-scooter, capace di soddisfare anche chi non chiede solo di essere trasportato da un punto A ad un punto B ma pretende di farlo divertendosi e con dinamismo. Con l’allestimento Sport si rinuncia a una certa dose di protezione: il cupolino basso lascia più esposti all’aria ma enfatizza il carattere dell’Integra, che non molla il colpo quando la strada inizia ad attorcigliarsi su se stessa. Sfodera un buon bilanciamento, nonché angoli di piega e velocità di percorrenza in curva che con gli scooter hanno ben poco a che vedere. Ed è sportivo al punto che se ci si fa prendere la mano si inizia a staccare e non a frenare, immaginando due dischi anteriori al posto del singolo che è montato. Di sicuro l’appellativo “sport” non è fuori luogo, anzi…

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