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Ha fatto strada. Tanta strada. Nata “povera” nel 2010, in breve tempo è divenuta un fenomeno di mercato e di costume. Nonostante il successo non ha potuto elevare il proprio status sociale. Troppi compromessi la tenevano ancorata al mondo low cost. Non era possibile disporre di un navigatore satellitare integrato. Non era previsto l’indicatore della temperatura esterna. I sensori di parcheggio non rientravano nemmeno tra gli optional. La plancia era tanto semplice da apparire austera. Costringeva a rinunciare ad accessori appannaggio della maggioranza delle rivali. Era e restava umile.

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Linea simpatica, lo skyline di New York riportato su tutta la carrozzeria. Per non passare inosservati…

Sino al recente restyling che l’ha proiettata in una nuova dimensione. Se di low cost ancora si può parlare, è questione solamente di prezzo. Immagine, dotazioni e motorizzazioni sono migliorate. Nettamente. Tanto da sfidare le rivali senza complessi d’inferiorità. L’ESP è di serie, plancia e quadro strumenti hanno un layout più moderno, il sistema di navigazione satellitare integrato è realtà così come i sensori posteriori, il cruise control e l’indicatore della temperatura esterna. Anzi oggi Dacia Duster può permettersi di darsi addirittura arie da vettura chic con le versioni speciali della gamma “Extra Limited Edition” (100 pezzi ciascuna, non uno di più)  di cui la Freeway della nostra prova è una degna rappresentante. Realizzata sulla base della versione Laureate con trazione anteriore, la Dacia Duster Freeway ricrea sulla pellicola che la avvolge i grattacieli della città di New York, giusto per non passare inosservati… Prezzo 16.900 euro.

Ciò che non cambia è una robustezza meccanica invidiabile, cui contribuisce il collaudato 4 cilindri 1.5 td common rail di derivazione Renault, accreditato di 109 cv e 240 Nm (24,5 kgm) di coppia in abbinamento al cambio manuale a 6 marce, unica trasmissione disponibile. Unità che promette uno scatto da 0 a 100 km/h in 12,9 secondi – tempo solo discreto – a fronte di una percorrenza media di 19,2 km/l.

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Novembre 1980 un piccolo Cordara allora tredicenne viene accompagnato dal padre a EICMA per vedere la bicicletta nuova (allora c’erano anche le bici). Folgorazione! Al piccolo Cordara non interessano affatto le bici, vede quelle cose strane con due ruote e un motore e non capisce più niente. Malato per la moto, malato per la velocità. Quell’EICMA crea un vortice che non si è ancora fermato e che lo ha portato a viaggiare in tutto il mondo a correre praticamente con qualsiasi cosa (dal Gilera DNA all’Harley-Davidson passando anche per sportive “normali") e in qualsiasi luogo. Il punto di non ritorno? Correre la mitica 8 ore di Suzuka nel 2008. Laureato in Ingegneria meccanica, tester “since 1992” ha provato praticamente tutto ciò che si muove su ruote. Insieme a Edoardo Margiotta e Marco Selvetti ha creato RED e, visto che ha anche un tesserino da giornalista, si dà da fare come direttore responsabile. Ah, ora si è pure appassionato alle biciclette. Stai a vedere che suo padre aveva ragione?