Le 20 concept che rivoluzionarono il mondo, parte 1

Hanno scosso come un terremoto il mondo dell’auto grazie a linee rivoluzionarie e tecnologie avveniristiche. Ecco 20 concept e one-off che, oltre 50 anni fa, introdussero soluzioni considerate tuttora moderne

“Dream Cars – Innovative Design, Visionary Ideas”: Per alcuni una mostra. Per altri la camera dei segreti stile Harry Potter. Un luogo dove i sogni (a quattro ruote) diventano realtà. La rassegna allestita all’High Museum of Art di Atlanta (Georgia – USA) dal 21 maggio al 7 settembre è dedicata alle vetture, specialmente americane, più sensazionali del XX secolo: concept ed edizioni a tiratura limitata che, dagli Anni ‘30 ad oggi, hanno scosso come un terremoto il mondo dell’auto grazie a linee rivoluzionarie e soluzioni tecniche avveniristiche. Andiamo a conoscere le prime dieci…

Edsel Ford Model 40 Special Speedster – 1934
Nel 1934, Edsel Ford, presidente della Casa Americana e figlio di Henry Ford, desiderava una vettura sportiva e al tempo stesso elegante, dai tratti europei, diversa – e lontana – dai canoni estetici statunitensi. Nacque così una roadster fuori dagli schemi, caratterizzata dalla coda rastremata, dal contenutissimo sviluppo in altezza e dal frontale “ad alligatore”. Considerata troppo avveniristica per i tempi, divenne la spider personale di Edsel Ford. Pesava 783 kg ed era mossa da un V8 3.6 Ford da 75 cv della serie Flathead (testa piatta), successivamente sostituito dalla variante Mercury 3.9 da 100 cv. Vale oltre 2 milioni di dollari.

 

Voisin C-25 Aérodyne – 1934
Un esempio di lusso ed eleganza. Disegnata dall’ingegnere aerospaziale francese Gabriel Voisin, presentava linee nette e squadrate all’avantreno, tondeggianti al retrotreno. Un azzardo stilistico, pioniere del tema fastback (due volumi dalla coda spiovente e rastremata). Ospitava quattro persone ed era fortemente caratterizzata dall’ampia porzione di tetto retrattile, mossa da un bicilindrico pneumatico. Adottava ammortizzatori Dufaux-Repusseau regolabili dall’abitacolo: una primizia tecnica in netto anticipo sui tempi. Era mossa da un 6 cilindri in linea di 2.994 cc, accreditato di 105 cv, abbinato a un cambio manuale a due rapporti e alla trazione posteriore. Raggiungeva i 130 km/h.

 

Stout Scarab – 1936
Disegnata dall’ingegnere aerospaziale William Bushnell Stout, venne prodotta in serie limitata (9 esemplari) dalla statunitense Stout Motor Car Company. Realizzata in acciaio (telaio tubolare) e alluminio (carrozzeria), è l’antenata di tutti i minivan. Incredibilmente moderna per gli Anni ‘30, ospita sino a 7 persone. Il motore – un V8 Ford da 90 cv – è collocato posteriormente onde non sottrarre spazio all’abitacolo. Cambio manuale a 3 marce. Il sedile del passeggero ruota integralmente, le sedute posteriori possono essere adattate stile chaise longue. Ispirata alle forme di un coleottero, nel 1946 portò al debutto due tecnologie rivoluzionarie per l’epoca: le sospensioni pneumatiche e il corpo vettura in fibra di vetro.

 

Chrysler Thunderbolt – 1941
La vettura del futuro – negli Anni ’40 – secondo Chrysler, nata per educare gli automobilisti alla funzionalità dello stile. Sviluppata attraverso un’interminabile serie di sessioni in galleria del vento, venne spogliata di ogni modanatura o fregio: incluse le maniglie delle portiere. Ogni vezzo venne sacrificato sull’altare dell’aerodinamica. Fu la prima vettura americana dotata di un tetto rigido ripiegabile elettricamente (!) e dei fari a scomparsa. Alla carrozzeria in alluminio si accompagnava l’hard top in acciaio. Le ruote erano semi carenate. Ne vennero realizzati 5 esemplari, mossi da un 8 cilindri in linea 5.3 Rolls-Royce da 143 cv.

 

Paul Arzens L’Oeuf électrique – 1942
Disegnata dall’artista e ingegnere Paul Arzens – che la utilizzò per i propri spostamenti a Parigi durante la Seconda Guerra mondiale –, la micro car elettrica francese era dotata di tre ruote e di una forma – come suggerisce il nome – a uovo. L’abitacolo, quanto di più essenziale, prevedeva un unico pedale, un sedile a due posti e lo sterzo. Il parabrezza in plexiglass si estendeva “a bolla”, facendo le veci delle portiere, mentre la struttura portante era in alluminio. Può essere considerata l’antenata di tutte le city car a zero emissioni, forte di un’autonomia di quasi 100 km e di una velocità massima di 60 km/h, complice il peso contenuto in meno di 350 kg. Emblema di praticità e leggerezza, oggi avrebbe qualche problema nel superare i crash test… La trazione, posteriore, era affidata all’unica ruota al retrotreno.

 

Norman Timbs Special – 1947
L’ingegnere statunitense Norman Timbs la creò per proprio diletto e quale omaggio all’aerodinamica. La carrozzeria è in pezzo unico, il motore collocato centralmente e non sono previste portiere. Il corpo vettura è in alluminio. Il motore, vincolato a un telaio tubolare in acciaio, è di derivazione Buick. Si tratta, nello specifico, di un 8 cilindri in linea a carburatori di 4.066 cc da 110 cv. La vettura, nonostante una lunghezza di quasi 5,5 metri, pesa poco meno di 1.000 kg ed è accreditata di una velocità massima di 193 km/h. Smarrita nei meandri del tempo, venne restaurata dopo essere stata casualmente ritrovata nel 2002 in un piccolo centro rurale alle porte della Death Valley.

 

Tasco – 1948
Realizzata dall’ingegnere e designer americano Gordon Buehrig, padre della storica Cord 810, la Tasco – il cui acronimo sta per The American Sports Car Company – ha una linea sconvolgente, fortemente caratterizzata dalle ruote carenate. Sin troppo innovativa per l’epoca, ha corpo vettura in alluminio e numerosi particolari in fibra di vetro e ABS; materiale plastico, quest’ultimo, al debutto proprio negli Anni ’40. Il tetto tipo targa a pannelli amovibili – una novità assoluta – venne mutuato dalla Corvette del 1968. L’abitacolo è pressoché identico al cockpit di un aereo, comandi inclusi. Il motore è collocato anteriormente, la trazione posteriore. Non vennero mai rilevate le prestazioni.

 

General Motors Le Sabre XP-8 – 1951
Dopo la Seconda Guerra mondiale, GM aveva un unico obiettivo: tornare a far sognare gli appassionati d’auto. Nacquero così le concept XP-8 e XP-9: laboratori a quattro ruote forti di soluzioni tecniche e stilistiche all’avanguardia. Le roadster americane erano mosse da un V8 3.5 sovralimentato mediante compressore volumetrico, alimentabile mediante benzina o metanolo. Alcol foriero di una potenza monstre – per l’epoca – di 335 cv. Non meno rivoluzionario il corpo vettura composto da laminati d’alluminio a struttura alveolare, magnesio e componenti in fibra di vetro. I fari erano annegati in una griglia ovale evocante le prese d’aria dei jet. Beneficiava di un sensore pioggia in grado d’attivare la capote elettrica: una dotazione terribilmente moderna.

 

Chrysler (Ghia) Streamline X Gilda – 1955
Disegnata dalla carrozzeria Ghia, aveva una linea assolutamente rivoluzionaria, ispirata ai velivoli della Seconda Guerra mondiale. Sviluppata nella galleria del vento del Politecnico di Torino, venne dedicata all’attrice Rita Hayworth per il ruolo recitato nel film “Gilda” del 1946. Nata per ospitare una turbina a gas di derivazione aeronautica – che avrebbe dovuto spingere la concept italo/americana a 225 km/h –, venne in realtà dotata di un 4 cilindri in linea Osca da 1,5 litri, accreditato di 110 cv. Forte di freni a disco e ruote carenate, restò un esemplare unico. L’attuale proprietario ha optato, secondo i progetti dell’epoca, per una turbina da 70 cv. Quanto vale? 1.300.000 dollari.

 

Buick Centurion XP-301 – 1956
La prima vettura al mondo dotata di telecamera in retromarcia con display al cruscotto. Correva l’anno 1956 e si trattava di una dotazione assolutamente all’avanguardia che, nella mente dei progettisti, avrebbe portato al pensionamento dei retrovisori laterali. Si sbagliavano. L’abitacolo, così come la linea del retrotreno, risentiva dell’impostazione aeronautica tanto cara ai designer dell’epoca. La Coupé americana ospitava quattro persone ed era mossa da un poderoso V8 7.5 da 325 cv. Il corpo vettura era in fibra di vetro, il padiglione interamente costituito da cristalli stile “bubble car”.