Dopo aver analizzato nei giorni scorsi l’andamento del mercato automobilistico europeo nel 2025, allarghiamo ora lo sguardo alla scena globale. Le statistiche diffuse dal Governo Cinese riguardo la China Association of Automobile Manufacturers (o CAAM per gli addetti ai lavori) e quelle elaborate da China Passenger Car Association (CPCA), insieme a quelle di altre associazioni e istituti di rilevazione offrono infatti spunti molto interessanti. I loro dati dipingono un quadro che vede il ruolo dei costruttori orientali crescere sempre più con numeri di grande effetto. Cerchiamo di mettere a fuoco quelli più significativi.
I numeri del mercato globale e della Cina
Nel 2025 i costruttori di auto e veicoli commerciali sparsi per tutto il pianeta hanno sfornato circa 92,9 milioni di mezzi, con un +5% circa rispetto al 2024. Di questi 34,5 milioni sono di fabbricazione cinese, pari al 37,2%. Si tratta di volumi che fanno della Cina il primo Paese costruttore per il 17° anno consecutivo, con un incremento rispetto al 2024 del 10,4%. Le vetture passeggeri corrispondono a 30,2 milioni, mentre i veicoli commerciali sono i restanti 4,3 milioni. Anche scorporando camion, furgoni e bus le proporzioni non cambiano: le auto cinesi non sono lontane dal 40% del mercato. Per la cronaca è la prima volta che le vendite di auto cinesi superano la quota dei 30 milioni. Quanto agli altri Paesi, gli Stati uniti si fermano a 16,7 milioni di mezzi prodotti, mentre India e Giappone si attestano poco sopra e poco sotto i 5 milioni. L’Italia arranca ormai nei bassifondi della classifica, con circa 379.700 veicoli prodotti (-20% circa), di cui 213.700 auto (-24,5%). Meglio stendere un velo pietoso e focalizzarsi un po’ sul mercato interno all’ombra della Grande Muraglia.
Elettriche e plug-in a gonfie vele, ma…
In Cina nel 2025 si è assistito a un autentico boom dei cosiddetti NEV (New Energy Vehicle, somma di elettriche BEV e ibride plug-in PHEV). Con una crescita del 28,2% tali veicoli sono arrivati a totalizzare quasi 16,5 milioni di unità. Questi corrispondono a una quota del 47,9% del mercato automobilistico cinese (34,4 milioni), anche se osservando i soli dati dello scorso dicembre la percentuale sale al 52,3%. Il dato è strabiliante ma ha una spiegazione. Nelle grandi metropoli cinesi (come Pechino, Shanghai, Shenzhen, Guangzhou), ottenere una targa per un’auto elettrica è molto più semplice, veloce e spesso gratuito. Le auto elettriche ricevono spesso una “targa verde” che garantisce corsie preferenziali e accesso a incentivi. Per le auto tradizionali, le targhe sono contingentate e spesso assegnate tramite una lotteria o un’asta molto costosa, con attese che possono durare anni.
Anche l’export è in crescita
Passando da un record all’altro, le esportazioni di automobili dalla Cina hanno superato per la prima volta i 7 milioni di unità. Chery si è confermata il primo esportatore con 1,06 milioni di unità, mentre BYD ha registrato la crescita più rapida, aumentando di 1,4 volte fino a raggiungere le 789.000 unità. Tutto questo vale se si parla di auto nuove, ma c’è qualcosa da aggiungere in materia. Negli ultimi due anni, la Cina ha liberalizzato e spinto molto l’esportazione di auto usate verso mercati emergenti (Asia Centrale e Africa). Alcuni report sommano i 7,1 milioni di auto nuove a circa 800.000 – 900.000 auto usate, arrivando alla soglia degli 8 milioni complessivi.
Davanti alle cifre di cui sopra sembra improbabile che ci possa assistere a una inversione di tendenza. E in uno scenario del genere viene spontaneo chiedersi quale potrà essere il futuro dell’industria europea, dopo che una politica comunitaria miope ha gettato alle ortiche il primato tecnologico che il Vecchio Continente aveva sul fronte motoristico. Ai posteri l’ardua sentenza.