Nissan Fuel Cell e-Bio: l’idrogeno sarà verde

Nissan rivoluziona l’alimentazione a celle di combustibile, ricavando l’idrogeno dal bioetanolo in vettura. Un’innovazione che potrebbe risolvere le problematiche legate alla diffusione di questo carburante.

17 giugno 2016 - 15:06

Ci sono notizie che passano quasi sotto silenzio, ma che hanno in sé un contenuto tanto rivoluzionario da, potenzialmente, essere in grado di cambiare il futuro della mobilità. Questa è una di quelle. Nissan ha infatti inventato le prime batterie biologiche. Vale a dire un inedito sistema di celle a combustibile – denominate Fuel Cell e-Bio – alimentate a bioetanolo.

Ad oggi, uno dei principali ostacoli alla diffusione dell’idrogeno come combustibile consiste nella difficoltà di dare vita a una rete di rifornimento capillare. Remano contro, in tal senso, il fatto che l’idrogeno non esista in natura, bensì vada prodotto a prezzo di un dispendio d’energia, e che per lo stoccaggio sia necessario comprimerlo, data la bassa densità, a pressioni elevatissime, prossime a 80 MPa. L’alternativa proposta da Nissan risolve entrambe le problematiche, sfruttando l’etanolo di origine biologica. Un alcol facilmente producibile a costi contenuti, ottenibile dalla fermentazione di una vasta gamma di biomasse, in primis vinacce o canna da zucchero. In aggiunta, in svariati Paesi già esiste una rete di distributori “bio” e, in ogni caso, la creazione di un network richiederebbe investimenti in denaro e sicurezza enormemente inferiori rispetto a una vera e propria “economia dell’idrogeno”.

Giocano a favore del bioetanolo la possibilità di creare il carburante a livello locale, le rapide tempistiche di rifornimento e la minore pericolosità rispetto all’idrogeno. Lato negativo, anziché acqua allo scarico, il sistema Fuel Cell e-Bio rilascia CO2. Emissioni, a detta del costruttore nipponico, che verrebbero però compensate dall’assorbimento d’anidride carbonica durante la coltivazione delle piante destinate alle biomasse. Si tratterebbe, pertanto, di un sistema “carbon neutral”. Sotto il profilo tecnico, il ricorso all’alcol d’origine vegetale richiede un serbatoio specifico per lo stivaggio in composizione pura o miscelata, oltre a un reformer che converta il bioetanolo in idrogeno. Una volta ottenuto quest’ultimo, la tecnologia non muterebbe rispetto alle comuni celle a combustibile, ricavando energia elettrica dalla reazione chimica tra idrogeno e ossigeno. Tale energia verrebbe quindi destinata a ricaricare le batterie che alimentano il motore a zero emissioni.

In estrema sintesi, il sistema messo a punto da Nissan si basa su di una comune vettura fuel cell, con l’aggiunta di un reformer che mediante una reazione chimica trasforma il bioetanolo in idrogeno. La Casa giapponese dichiara una percorrenza media di 600 km con un pieno e il rifornimento di carburante avrebbe un costo equiparabile alla ricarica di un’auto elettrica. Se la sperimentazione dovesse dare i risultati auspicati da Nissan, potremmo essere al cospetto di un cambiamento epocale per la mobilità del pianeta.

 

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