Prova Kia Soul 1.6 CVVT

In Corea i crossover li fanno così. Esteticamente convincenti perché non esagerano con forme ardite, sfruttano motorizzazioni collaudate e con la Soul rinunciano alle quattro ruote motrici a favore di un’immagine sportiva

LIVEA fare le presentazioni ci pensano il muso alto e tondo ricamato dai fari, ma sarebbe meglio chiamarli occhioni a mandorla, e la presa d’aria longitudinale e sottile sotto la linea di chiusura del cofano. La fiancata rinnova l’idea di semplicità, con il tetto praticamente piatto e la coda tronca quasi verticale: l’effetto “cubo” è garantito. Interessante l’idea dei vetri laterali che “fuggono” dal montante obliquo anteriore e riducono progressivamente l’altezza nella zona terminale della portiera posteriore; in questo modo la linea di cintura sembra alzarsi ancora di più e l’idea simpaticamente minacciosa del muso si fa ancora più evidente. Davanti ci piace proprio il muso che esprime carattere e una buona interpretazione di vettura trasversale, mentre la parte posteriore punta al sodo. Indiscusso protagonista è il portellone, quadrato ed essenziale; il lunotto rettangolare e i due elementi ottici sui montanti verticali chiudono il capitolo.Si potrebbe dire che la Soul sia stata disegnata da un bambino, per via della sua estrema e gradevole semplicità… Bambino sì, ma con le idee molto chiare sull’estetica, sui volumi esterni e soprattutto interni. Di sicuro la Casa coreana con questo crossover va a toccare le corde della curiosità di chi è stufo delle linee convenzionali di buona parte delle vetture circolanti e cerca di distinguersi senza spendere un capitale.A favore del grande costruttore orientale pende la qualità costruttiva: la solidità della carrozzeria si misura a ogni chiusura di porta con un suono sordo e deciso; nell’abitacolo i materiali che compongono il cruscotto, la plancia e le portiere ben si sposano con lo qualità dello spazio offerto ai cinque ospiti. La lista della dotazione dedicata alla sicurezza non trascura nulla di indispensabile. Dato per scontato che gli airbag e l’ABS siano più che di serie, Soul aggiunge il TCS – controllo elettronico della trazione –, l’EBD che ripartisce elettronicamente la frenata e il BAS che offre un contributo attivo negli arresti d’emergenza: il tutto offerto a un prezzo di partenza di 19.050 euro per la versione con motore benzina 1.6 litri da 126 cavalli, cambio automatico e accessori specifici esclusi.DRIVEIl colore grigio metallizzato è l’unica cosa normale di un’auto piuttosto fuori dalla norma, metteteci poi cerchi da 18 pollici di diametro, tanto sproporzionati nelle dimensioni quanto adatti a una vettura che non vuole assomigliare a nessun’altra. L’unico dubbio è il cambio automatico con variazione continua abbinato al motore benzina: a essere onesti lo avremmo preferito in combinazione con il motore a gasolio, lasciando così spazio ai 140 cavalli del benzina del nostro test per sbizzarrirsi nella guida sfruttando il cambio meccanico a cinque rapporti.Con Kia Soul s’instaura subito una buona confidenza perché lo sterzo è leggero da ruotare eppure preciso e reattivo al punto giusto, gli pneumatici scaricano con precisione i cavalli a terra e anche nell’appoggio in curva non difettano di grip. Il vero punto di forza nella guida è però il comparto sospensioni, che si rivela superiore alle attese: l’auto si “corica” poco e non trasferisce carico in accelerazione e in frenata. I più sensibili riscontreranno una rigidezza eccessiva sugli sconnessi asfalti cittadini con l’auto completamente scarica di ospiti e bagagli, ma questo è chiaramente lo scotto da pagare sapendo che nel momento in cui la Kia sarà “fully booked” la risposta di ammortizzatori e molle sarà più soddisfacente.Confermato il concetto che il quinto posto,  quello destinato all’occupante centrale del sedile posteriore, ha uno spazio meno confortevole, per chi si trova in prossimità delle portiere invece è indubbiamente un bel viaggiare. Che i chilometri siano pochi o tanti poco importa, i sedili sono comodi e per nulla cedevoli, sopra le teste passa aria a sufficienza e le gambe non soffrono di fastidiose costrizioni per lasciare spazio al guidatore e al primo passeggero. Abitacolo promosso per la buona accoglienza, anche se non possiamo dire di aver alloggiato in un albergo a cinque stelle: c’è ancora molta plastica nella zona della plancia e un’essenzialità fin troppo marcata alla voce comandi di guida e zona portiere. Buoni voti per la guida, sportiva e senza mezzi termini quando serve, accondiscendente quando ci si deve tuffare a capofitto nel traffico.Quanto all’accoppiata tra cambio automatico e motore a benzina aspirato, riconfermo la sensazione iniziale: questo matrimonio non s’ha da fare! Il cambio a variazione continua è lento e spesso sale troppo di giri prima di iniziare a spingere a dovere, penalizzando il controllo della potenza e alzando il valore dei consumi che si assesta a 8 litri per 100 chilometri; meglio abbinare questo cambio alla motorizzazione turbo diesel, che a parità di cilindrata offre qualche cavallo in più ma soprattutto altri 104 Nm di coppia, quelli che mancano al benzina, che invece ben si sposerebbe con il cambio manuale.