Sergio Pininfarina, il papà delle più belle

Un po’ artista e un po’ manager, molto ingegnere e altrettanto estroso designer (ma anche pragmatico industriale), il figlio di Giovanni Pinin Farina se n’è andato a 85 anni. Come sempre, con stile

Tempus celerrime fugit. Anche quando si nasce predestinati, si vive da leader naturale e si disegnano alcune delle più belle auto di sempre, a cavallo tra soddisfacimento tra tensione estetica in sé e l’ispirazione che, in altro campo, ha animato le mani di un Leonardo o di un Michelangelo. L’ultimo giro di lancette ha salutato l’uscita di scena di Sergio Pininfarina, che è riduttivo definire ingegnere e semplicistico chiamare designer.Cugino del primo Campione del Mondo di Formula 1 incoronato dalla Storia, quel Nino Farina che è a oggi l’unico italiano con Alberto Ascari in grado di fregiarsi di questo titolo; figlio di Giovanni Battista “Pinin” Farina da cui tutto è iniziato, l’ingegner Pininfarina si laureò tale nel 1950, in quella Torino che – nei tratti e nello stile – ne ha segnato la vita. Italica nel DNA, ma con qualche stilla francese, a mo’ di omaggio alla Casata sabauda. Sergio Pininfarina, noblesse oblige, è tanto Cavaliere del Lavoro, quanto Ufficiale della Legion d’Onore. E si sa quanto i cugini d’oltralpe siano sparagnini nel concedere onorificenze a chi non ha sangue… bleu.Un uomo che, baciato dal talento, ha continuato la creatura paterna dandole uno spessore industriale. Se per la prima generazione è stato paradossalmente più facile creare, alla seconda (quella di Sergio) è toccato consolidare. E alla terza, quella dei figli Andrea (scomparso nel 2008 a causa di un banale quanto tragico incidente di scooter) e Paolo, globalizzare. Tempus celerrime fugit, appunto. Ma mai in una sola direzione: lo conferma un signore torinese nell’intimo, cosmopolita nella mente e polivalente al limite dell’ondivago nella vita. Imprenditore e politico di spicco (Pininfarina era Senatore a vita dopo essere stato Parlamentare europeo e avere presieduto Confindustria fino al ’92), ha avuto un’esistenza talmente intensa da fare pensare che il dono del disegno lo esercitasse nel tempo libero.”Prima ancora di conseguire la laurea entrò nell’azienda paterna che a quel tempo produceva due carrozzerie al giorno. Già nel 1955 intuiti i futuri sviluppi dell’automobile diede inizio alla progettazione di un nuovo stabilimento di Grugliasco (Torino) su una superficie di 30.000 m2, che entrò in funzione nel 1958. Nel 1961, nominato Amministratore Delegato e Direttore Generale della Pininfarina assunse la piena responsabilità della conduzione dell’Azienda ed alla morte del padre, avvenuta nel 1966, gli succedette nella carica di Presidente esecutivo. Sotto la sua guida il nuovo stabilimento subì vari ampliamenti adeguandosi tempestivamente alle necessità del mercato”. Biografia? No, incipit del Cavalierato concesso a Sergio Pininfarina.Correva il 1976. Nel carniere del Maestro c’erano già le varie Alfa Giulietta Spider e Duetto, Ferrari Dino 246 e 208, Fiat 124 Spider, Dino Spider, Lancia Flavia Coupé o Beta Montecarlo. Nella penna, auto da sogno quali la Ferrari F40, GTO o Enzo; superbe signore quali la Lancia Thema Station Wagon o Alfa 164, democratiche aperture al volgo rappresentate dalla Hyundai Matrix o le cattivissime regine dei rally di casa Lancia, la 037 e la S4.