Volkswagen Passat Alltrack

La station wagon si scopre crossover adottando elementi da SUV. Una novità che viene dal passato per un’auto che punta su polivalenza e immagine

La prendi, la rialzi, le conferisci un che di avventuroso e la metti in commercio come la più SUV delle Passat – ovvero, a ben vedere, la capostipite delle station wagon perfettamente a cavallo tra praticità e stile. Ed ecco che la Passat Alltrack è bella e pronta.Novità? Quel tanto che basta. Perché la nuova Passat con i passaruota allargati e color antracite e le protezioni alloggiate sotto i paraurti, qualche antenata la ricorda eccome. La nonna della Alltrack si chiamava Golf Country: ha ballato per nemmeno due anni, dal gennaio del 1990 al dicembre dell’anno successivo, e null’altro era che una Golf rialzata nelle sospensioni, equipaggiata con trazione integrale, piastra paracolpi sotto al motore, mascherina paracolpi anteriore con fari di profondità e fendinebbia, ruota di scorta esterna sistemata sul portellone posteriore e assetto rialzato.Mettiamola così: dopo un ventennio, i tratti somatici si sono addolciti, ma il DNA è sempre quello. La ruota di scorta esterna non c’è più (su una Passat chi se la immaginerebbe senza scadere nel ridicolo o nel kitsch?) ma l’assetto rialzato sopravvive. E non è una semplice connotazione estetica, anche se quei +30 mm rispetto alla Passat standard si vedono tutti: è prevista infatti una specifica modalità Off-Road per la trazione integrale 4Motion, oltre alla possibilità di bloccare il differenziale XDS.Con questa dotazione, gli sterrati leggeri non sono preclusi alla Passat Alltrack, anche se a precludere passaggi più arditi provvedono la gommatura (225/50-17, non propriamente da 4×4 estremo), l’assenza delle ridotte (l’hanno chiamata Alltrack, mica Campagnola!) e quei 38.100 euro di listino che collocano questa Passat come fuoristradista estemporanea tra il fango e la neve di un weekend in montagna più che come veicolo da lavoro duro.L’unica motorizzazione per la Passat Alltrack è il 2 litri a gasolio TDI da 170 CV; l’allestimento di serie prevede tra gli accessori qualificanti il Fatigue Detection per la rilevazione della stanchezza del conducente, l’indicatore della pressione dei pneumatici, i sensori di parcheggio anteriori e posteriori e il climatizzatore automatico bi-zona. Senza dimenticare il cambio DSG a 7 rapporti.Sul fronte audio (che adesso si chiama infotainment, e che sulla Country era affidato alla capacità degli installatori), qualcosa in più si poteva fare: l’impianto di serie prevede il sintolettore RCD 310 che pilota due sistemi a due vie nelle predisposizioni anteriori e posteriori e prevede la riproduzione di file audio compressi oltre a un ingresso ausiliario mediante jack di 3,5 mm. Esemplificando, la stessa radio di molte Volkswagen ben più economiche.