A Monza in bici: benvenuti alla 12h Cycling Marathon

Per la terza volta RED Ciclismo ha partecipato alla 12h Cycling Marathon. Tre squadre per altrettanti, prestigiosi secondi posti.

24 settembre 2018 - 9:09

L’OTTO VOLANTE

Suona il telefono: è Stefano Cordara, l’ingegnere più veloce del mondo, direttore di RED nonché presidente della ASD RED Ciclismo. Mi vuole alla 12h Cycling Marathon di Monza, 12 ore di gara ciclistica in notturna. Folle quanto suggestiva. Ora le possibilità sono due: o sto diventando un ciclista molto bravo, oppure in RED non hanno molta voglia di scrivere e cercano qualcuno, adulandolo, che possa farlo al posto loro.

Memore di ricordi e racconti entusiastici delle passate edizioni, mi lascio convincere a partecipare alla 12H Cycling Marathon, che si svolge sulla storica pista di Monza, teatro di epiche battaglie in Formula 1. Faccio parte del Team da otto (RED 8X), la squadra di quelli teoricamente poco allenati, i fuori forma, gli scappati di casa. Sulla carta. Per scalare le classifiche, RED schiera anche i fortissimi Team da due e da quattro corridori. Noi tenteremo di tenere alto il morale delle truppe, giocando la carta della simpatia.

IL TEMPIO DELLA VELOCITA’

Qualche vita fa ero un motociclista che scannava la sua supersportiva lungo i quasi sei chilometri del circuito brianzolo, e andavo abbastanza forte. Sono passati vent’anni ma l’emozione di entrare nel paddock prima e nei box dopo resta molto forte. Sabato 15 settembre è il giorno della gara. C’è un sacco di gente che scarica dalle auto biciclette, rulli, sedie, materassini e vivande. Dove diavolo sono capitato?

Entro nel box numero 7 dove prendo confidenza con la parte di squadra che ancora non conosco: oltre a essere il Team degli scarsi (sempre sulla carta), nemmeno ci conosciamo tutti, la probabilità di avere un’intesa degna di Vettel e Raikkonen degli ultimi trascorsi (proprio a Monza) è tutt’altro che remota.

C’è Adriano che di mestiere fa il triatleta, o il giornalista automotive, non ho ben capito. Ci sono il Corda, il Bencio e Marco Selvetti a rappresentare in grande Red-Live, loro li conosco da un pezzo. C’è Gianni professione idraulico vicino di casa del Corda (o forse come professione è il vicino di casa del Corda? non è dato sapere) e ci sarà poi Giovanni, che arriverà sul tardi, a gara iniziata. La cosa più interessante della squadra da otto è che siamo in sette, così sicuri di noi da poter fare a meno di un paio di gambe… Ma almeno sulle strategie siamo a posto. 4 giri a testa, comunicazione con i cellulari per cambi perfetti e per restare nella pancia del gruppo. Come a dire. La teoria la sappiamo tutta! Poi bisogna però anche pedalare come minimo a 40 di media…

ORE 19, SI PARTE

L’incombenza di rompere il ghiaccio spetta ad Adriano, che corre i primi quattro giri con le ultime luci del giorno, cosa che avrei preferito fare io a causa della mia vista non proprio da falco. Il gruppo è compatto, Adriano ne fa parte senza problemi, anzi è sempre nelle prime posizioni. Vedremo come sarà il primo cambio nella corsia dei box: siamo un po’ tesi nonostante sia stato pianificato al meglio e chi è in pista sia a diretto contatto con gli altri che coordinano il rientro. Qualcosa potrebbe non funzionare. E invece va tutto bene.

Adriano imbocca la corsia box e passa davanti alla fotocellula che rileva il chip che ogni corridore ha sulla bicicletta; da quel momento devono passare almeno dieci secondi prima che il compagno di team transiti davanti alla fotocellula all’uscita box. Parte il Bencio, contando da uno a dieci, entra in pista e si mescola al gruppone che arriva dalla Parabolica. È fatta, anche perché se perdi il gruppo sei fatto!

È già buio mentre il Corda si scalda sui rulli, sarà il prossimo e poi toccherà a me. Calcoliamo che ogni componente copra i quattro giri in trenta minuti circa, in modo da avere tempo per prepararci, tra riscaldamento e alimentazione, che si traduce in: panino al crudo, pane con Nutella, uva, panettone con altra Nutella, ovviamente dopo aver partecipato al pasta party pre gara.

Quando è il mio turno ho la stessa voglia di alzarmi di Ferragosto dopo la grigliata. In un orario infame, nel quale solitamente dormo, salgo in bicicletta e vado un po’ avanti e indietro nella corsia box per scaldarmi, visto che la mia bici non va d’accordo con i rulli portati dagli altri.

Il Bencio e il Corda sono andati bene, mantenendo contatto con il gruppo. Sale la tensione perché non vorrei essere io la schiappa della squadra, quello che non tiene la ruota dei migliori. E qui sta anche il segreto motivazionale delle gare di Endurance, non corri solo per te stesso, corri per tutti, se sbagli tu ne va di mezzo tutto il gruppo. In caso di fallimento e quindi di risultato compromesso il rischio di insulto o peggio di qualche pena corporale da chi ha già fatto molta fatica è altissimo. Meglio pedalare come non ci fosse un domani.

Entro davanti al gruppo e mi faccio riassorbire, prendendo le misure e cercando di individuare potenziali ciclisti incapaci e pericolosi, trovandone parecchi. Il ritmo non è elevato, ben lontano dalle gare ACSI a cui ogni tanto partecipo, però la media è buona e ogni tanto qualche fenomeno spara un’accelerazione improvvisa che sfoltisce il gruppo. Seguo le luci rosse davanti a me, in un’atmosfera da videogioco. Compio qualche sorpasso, prendo un po’ di aria in faccia ma concludo il mio run bene, dando la possibilità a Selvetti di entrare senza perdere il contatto.

Passa il tempo e la nostra classifica non è affatto male. Entrano in seguito Gianni e poi Giovanni, che finalmente è arrivato in autodromo; anche loro tengono bene il ritmo. In men che non si dica, abbiamo terminato il primo lotto di turni e si riparte da Adriano. Tra un’ora e mezza toccherà di nuovo a me. Durante l’attesa proviamo tutti a riposare, sdraiandoci nei sacchi a pelo portati da casa. Inutile dire che non si dorme, come durante la notti della MotoGP al Mugello.

Tocca di nuovo a me, salgo in bici sbadigliando e sentendo l’abbassarsi della temperatura, indosso i manicotti. Entro a tutta perché dobbiamo fare gara sul team dalla divisa bianco/blu che, al momento, è l’unico di categoria che ci sta davanti in classifica. È notte fonda, tanto vale continuare a sognare.

Mi metto davanti a tirare perché nessuno si prende la responsabilità. Chiedo qualche cambio ma chi me lo dà va troppo piano. Prendo fiato e riparto con qualche fucilata nell’intento di dare una sveglia al gruppo. Finisco il turno piuttosto provato, però la classifica continua a sorridere: siamo terzi, vicini ai secondi. Siamo gasati, ora ci crediamo, stai a vedere che gli scappati di casa… Studiamo una nuova strategia per il finale.

Il mio terzo run è una copia del secondo: sto più tempo davanti a tirare che dietro a farmi portare dagli altri, anche perché la stanchezza si fa sentire nelle gambe di tutti. Do l’ennesimo cambio ai box per far entrare Selvetti e così via, fino all’alba, quando il Bencio taglia il traguardo delle dodici ore, consolidando l’ormai sicuro secondo posto di categoria.

Sorpresa finale

Siamo tutti nel box, stanchi e contenti. Parliamo con i nostri compagni dei team da quattro e da due, anch’essi arrivati secondi nelle rispettive categorie. Mentre commentiamo l’ottimo risultato di RED ipotizziamo una possibile premiazione, ma sembra che ci creda solo io. Finché dall’altoparlante sul palco delle premiazioni esce una cosa del tipo: terzo classificato assoluto team RED 8X, team RED 8X. Dove siete, team RED 8X?

Io e il Corda ci guardiamo con l’espressione di chi capisce meno di uno che non capisce niente, poi molliamo tutto e corriamo nel paddock, diretti al podio, con gli altri componenti dell’otto volante di RED dietro di noi, lasciando incustodito il box con dentro decine di migliaia di euro in biciclette.

Veniamo premiati come secondi della categoria 8X e, cosa più sorprendente ed eccitante, terzi assoluti della manifestazione, cosa che ci attira addosso qualche sguardo sorpreso e cagnesco dei nostri amici forti, quelli del 2X e del 4X. Per intenderci chi ha vinto la classifica assoluta è stata l’altra squadra da otto, quella su cui facevamo la nostra gara. Giusto così, sono stati più forti.

Più tardi tornerò a casa e andrò a letto per dormire qualche ora; al mio risveglio scoprirò se è stato solo un bellissimo sogno.

testo di: Marco Nava

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Cadex, figlio di Giant

Giant Stance 29, più Trail per tutti

Single speed, quando la fatica non è abbastanza