e-vers Primo, rivoluzione per le scarpe da ciclismo?

5 settembre 2017 - 16:09

Johannes Steuerwald, tedesco, ha inventato le scarpe e-vers Primo. E nel presentarle ha riconosciuto che di prodotti sul mercato ce ne sono già tantissimi. Perché, allora, questo lancio? Ripercorriamone le tappe.

La presentazione del progetto, in forma riservata, risale al 2012, quando alcuni dei principali marchi di calzature, molti dei quali italiani, sono stati contattati da Steuerwald. Nessuno ha accettato di rischiare per sviluppare un prodotto che, come vedremo, appare a prima vista addirittura rivoluzionario.

Il disegno delle scarpe e la definizione del marchio sono del 2013, con il contributo di Jonny Mole Design. Il 2014 è dedicato allo sviluppo e ai test. L’arrivo sul mercato è dell’anno successivo, in sordina. I primi due anni, infatti, sono serviti per valutare il gradimento dei clienti, in attesa del momento buono per lo sbarco nella nazione che delle calzature da ciclismo è indiscutibilmente la patria, ossia l’Italia. Quel momento è arrivato.

Il punto di partenza del progetto è una constatazione: molti ciclisti si lamentano dei dolori causati dalle scarpe ma li considerano un male necessario. Nel frattempo cambiano scarpe, chi alla ricerca del comfort, chi di una maggior efficienza nella trasmissione dell’energia dal piede al pedale.
e-vers Primo, modello brevettato, parte dalla considerazione che collo del piede e tallone devono essere ben vincolati alla scarpa: la parte anteriore e centrale della pianta, invece, devono poter contare su adeguato spazio vitale. Considerazione che trova riscontro nel sistema di fissaggio, la vera novità, con i cavi di ritenzione che dalla zona del collo arrivano fin sotto al tallone. Davanti c’è soltanto un velcro. Il partner produttivo è in Italia, in una struttura con un approccio che è stato definito “artigianale”.

Prima di provare le e-vers, per ora solo a secco, l’ideatore ha utilizzato sui di me un software di scansione del piede: permette di misurare una serie di dati (larghezza, lunghezza, altezza del collo), confrontarli con un immenso database da oltre 200.000 piedi (divertente e istruttivo!) per individuare il numero delle scarpe più adatte.
Il servizio di scansione sarà disponibile presso alcuni rivenditori selezionati: tutti gli altri chiederanno al cliente una foto laterale del piede e le misure base. L’obiettivo è rendere più accurata la scelta ed eventualmente individuare i casi realmente anomali, clienti a cui e-vers propone la realizzazione di scarpe su misura.

 

 

 

La sensazione di calzata della Primo numero 43 che ho provato è sorprendente, con tanto comfort grazie alla morbidezza della tomaia con inserti in vera pelle e soprattutto allo spazio disponibile nella zona anteriore. La vera sorpresa è che il comfort rimane tale anche dopo aver stretto il più possibile la calzata con il sistema di chiusura CRX, al contrario di quanto accade su molti modelli di scarpe “tradizionali”, che costringono la parte centrale del piede a soffrire, in cambio di maggior tenuta nella zona del collo.
L’ideatore sostiene che l’efficacia della chiusura si può verificare anche in piedi sui pedali, grazie al fatto che il sostegno impedisce al piede di scivolare verso il basso e toccare la punta della scarpa.

La e-vers Primo con suola in fibra di carbonio costa 379 euro. L’analisi software del piede, ovviamente facoltativa, è compresa. Per chi vuole un paio di scarpe unico, su misura, l’importo sale a 699 euro per il primo paio, per scendere a 499 per i successivi. Tempo di consegna di 6 settimane.

Ora non resta che provare le e-vers in bici, non appena ce ne sarà l’occasione.

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