MAPEI: i segreti di Cadel Evans

Quanto sono importanti i test per la valutazione funzionale di un professionista? E per un amatore? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Morelli, responsabile del reparto di biomeccanica del centro ricerche Mapei e allenatore del campione Cadel Evans

La squadra Mapei non esiste più ormai da sei anni, un po’ perché dopo più di vent’anni di professionismo si era esaurita l’eco mediatica della sponsorizzazione e un po’ per la delusione dovuta alla vicenda di Stefano Garzelli, trovato positivo a un esame antidoping, all’epoca in cui vestiva la maglia Mapei.Mapei Sport invece, il centro ricerche nato nel 1995 per supportare la squadra professionista, è ancora attivo e continua ad accogliere e supportare ciclisti (oltre che podisti, calciatori, golfisti…) di ogni genere, dal ciclo-amatore al professionista.Ad accoglierci nel centro ricerche Mapei di Olgiate Olona in provincia di Varese c’è Andrea Morelli, responsabile del reparto Biomeccanica e Informatizzazione; uno scienziato dello sport (si presenta così sul sito internet), cui non vogliamo rubare troppo tempo perché è impegnato a studiare i dati raccolti nella tappa del Giro d’Italia del giorno precedente. Andrea infatti è l’allenatore, tra gli altri professionisti, di Cadel Evans, vincitore del Tour 2011, ancora in maglia rosa al Giro durante la nostra visita (persa purtroppo il giorno seguente).Cominciamo a chiacchierare proprio di professionismo: il centro ha lo scopo di ottimizzare le prestazioni degli atleti d’elite, attraverso programmi di allenamento e test effettuati in un avanzatissimo (e costosissimo) laboratorio di valutazione funzionale, supportati da una costante ricerca scientifica e da vent’anni di esperienza che ha permesso agli uomini Mapei di raccogliere una quantità innumerevole di dati.Insomma quello che si cerca di fare – attraverso il lavoro di un pool di medici, che comprende cardiologi e nutrizionisti, scienziati e allenatori – è tirar fuori il massimo da un atleta. Gli chiedo se questa estremizzazione dello sport e della prestazione non possa essere dannosa per la salute di uno sportivo. Andrea, in maniera schietta, mi conferma che in effetti questo rischio c’è e infatti, ad esempio, negli ultimi anni si è registrato un incremento delle patologie cardiache nei professionisti. Proprio per questo però, sostiene il dottor Morelli, è importante essere guidati nella propria attività da un criterio ben preciso, che per Mapei significa combattere ogni tipo di doping e avvalersi di metodi che evitino qualsiasi tipo di danno, anche a lungo termine, sulla struttura fisica degli atleti.Vista l’eco delle belle notizie che arrivano dal Giro, non possiamo non chiedergli se c’è qualche segreto nella preparazione di Evans, che seguono da quando nel 2001, dopo aver vinto il campionato del mondo MTB, è diventato professionista su strada. Andrea sorride alla mia domanda e dice che, oltre al dono della natura, l’unico segreto è che Cadel ha una forza di volontà superiore a quella di tutti gli altri e si allena con qualsiasi condizione meteo.Ma, lontano dalle salite in cui dieci secondi di ritardo possono costare una tappa o magari una carriera; oppure, per intenderci, al ciclista della domenica perché dovrebbero interessare il VO2 Max (test per determinare la soglia ventilatoria), il test per la soglia lattacida o quello della potenza critica?Intanto, sostiene il responsabile Mapei, ci sono ciclisti che, pur non essendo strutturalmente dotati come quelli che arrivano al professionismo, hanno la curiosità e l’ambizione di ottenere la prestazione massima attraverso un allenamento il più scientifico possibile. E poi comunque, anche il semplice sportivo salutista dovrebbe non solo effettuare un test medico che valuti la sua idoneità fisica a livello cardio-respiratorio per scongiurare il rischio, ad esempio, di un infarto; ma dovrebbe anche curare la propria posizione in sella, orientandola, a seconda delle esigenze, al comfort oppure alla ricerca della prestazione, ma in ogni caso alla prevenzione di patologie, quali tendiniti o dolori muscolari, facilmente evitabili con una corretta postura sulla bicicletta.Il fiore all’occhiello del centro è proprio il test per la valutazione biomeccanica, la cui particolarità, rispetto ai classici test antropometrici (che misurano semplicemente il ciclista) è quella di avvalersi di una serie di telecamere a infrarossi che analizzano la pedalata, mettendola in relazione con le migliaia di dati raccolti in vent’anni di attività; essendo poi un test dinamico, riesce a valutare in tempo reale l’efficacia della pedalata. Professionisti o no, essere messi bene in sella non serve solo ad andare più forte ma anche a star meglio fisicamente.Photo Cover BMC Racing