Prova Cannondale SuperSix EVO Hi-Mod

Costa 9.999 euro di listino una delle bici più desiderate: efficacissima e molto scorrevole, è la scelta dell'agonista che non scende a compromessi

1 dicembre 2015 - 9:12

Nell’Olimpo dell’altissima gamma Cannondale occupa un posto d’eccezione: grazie alla sua storia, innanzitutto, e al gran numero di modelli scolpiti nella mente degli appassionati. E per merito dell’approccio costantemente innovativo, che si è concretizzato in biciclette originali e in soluzioni tecniche esclusive come, per citare la più nota, la sospensione anteriore monobraccio Lefty. Oggi, di fronte alla più pregiata delle specialissime da corsa, la prima impressione è di avere a che fare con una bici tradizionale: impressione dovuta al disegno del telaio, che si distingue dalla maggior parte delle concorrenti proprio perché apparentemente poco innovativo.

Dietro questo approccio “tradizionalista” si cela, però, un’interessante tecnologia costruttiva proprietaria, riassunta nel termine BallisTec. Una base di fibre composite definite “simili” a quelle d’uso militare viene stratificata secondo specifici criteri di orientamento che considerano le proprietà direzionali delle fibre stesse, e legata attraverso l’impiego di  una particolare fibra di Carbonio che, per semplificare, in Cannondale assimilano a quella usata per le mazze da baseball in compositi. Sui soli modelli al vertice della gamma la tecnologia Ballistec si arricchisce della declinazione HI-MOD, che si avvale di fibre ad alto e altissimo modulo, in grado di garantire le massime prestazioni a fronte del peso più contenuto possibile. Inoltre Cannondale attribuisce a HI-MOD la capacità di aumentare il feeling di guida, attraverso l’aumentata percezione della superficie stradale da parte del ciclista. Non vi basta?

La tecnologia SPEED SAVE è dedicata a ricercare la massima scorrevolezza, senza rinunciare al comfort. Secondo Cannondale i benefici si avvertono in accelerazione, oltre che nella velocità di svolta e di percorrenza in curva, senza alcun impatto negativo sul trasferimento di potenza dal ciclista alla strada. Il segreto è nel bilanciamento tra il triangolo posteriore e la forcella. Il primo presenta foderi obliqui e foderi bassi entrambi deformabili in base a parametri progettuali predefinita: si tratta, in pratica, di una sospensione a ridotta (o ridottissima) escursione. Allo stesso modo si comporta la forcella. Il risultat0? Secondo il costruttore dovrebbe concretizzarsi in maneggevolezza e trazione superiore, oltre che nella citata rapidità di impostazione e percorrenza della curva. Anche il tubo sella presenta una disposizione orientata delle fibre composite, che permette la flessione controllata del tubo stesso, riducendo le vibrazioni, l’esito degli impatti e i micro-traumi che ne conseguono: il tutto a beneficio del comfort generale.


La guarnitura Hollowgram ribadisce, infine, l’approccio originale della Casa americana: invece di usare la fibra di carbonio si affida a una struttura incollata. Avete letto bene: i due gusci di lega di alluminio, lavorati e trattati a caldo, sono incollati tra loro. Il risultato, in combinazione con lo spider ricavato dal pieno e le corone 52/36, è bellissimo da vedere e garantisce un ottimale rapporto tra rigidità e peso. La bici senza pedali, in taglia 54, ha fatto segnare 6.400 grammi sulla nostra bilancia.

Gruppo di montaggio Shimano Dura Ace Di2, ruote Mavic Cosmic Pro Carbon, pneumatici Mavic: difficile chiedere di più, vero? Il prezzo della SuperSix EVO si evince, del resto, anche dalle scelte della componentistica, che in questo caso è in linea, per aspetto, blasone e funzionalità,  alle elevate aspettative generate da una bici così prestigiosa (e costosa). In sella, superato il primo approccio e prese le misure con la posizione in sella (racing al punto giusto!), la sensazione dominante è di pedalare su una bici molto scorrevole. Ed è difficile capire quanto ciò dipenda da cerchi e pneumatici, dall’efficienza della trasmissione o dalla citata tecnologia SAVE, che bilancia la deformazione del carro e della forcella. Probabilmente è impossibile attribuire percentuali di resa, fatto sta che la sensazione si conferma chilometro dopo chilometro. Ed è molto piacevole: la scorrevolezza esalta il ciclista che vede il suo sforzo massimizzato.

Comfort: non è la prima qualità desiderata da chi ama bici destinati innanzitutto alle corse ma il trend sta cambiando, soprattutto perché è ormai chiaro che stare comodi – o relativamente comodi – in sella significa rendere di più, in buona sostanza andare più forte e per più tempo. Esattamente come i dispositivi che sulle moto più recenti garantiscono maggior sicurezza (ABS, controllo di trazione, anti-impennata solo per citare i più noti) diventano i migliori alleati dei piloti più smaliziati. La SuperSix EVO è comoda perché gestisce con disinvoltura piccole buche (grazie anche ai copertoncini da 25) e avvallamenti del fondo stradale; e lo è perché permette di affrontare il classico “lungo” da oltre 120 chilometri senza tornare a casa pieni di dolori. Comoda eppure sufficientemente brillante nei rilanci. Brillante ma non nervosa.

Il compromesso raggiunto da questo progetto è degno di nota: probabilmente non farà impazzire chi ama bici clamorosamente “secche” nella risposta alla spinta sui pedali. Piacerà, però, a molti altri, la maggior parte dei potenziali acquirenti. Peccato per l’aspetto fin troppo sobrio della versione Team in prova: in un sondaggio al volo con gli amici del solito gruppo domenicale, perciò senza alcuna pretesa di correttezza statistica, ha evidenziato che ben pochi riescono a riconoscere in questo SuperSix EVO Hi-Mod il vertice della gamma Cannondale. Molto più suggestiva la colorazione monocromatica della versione Black Inc. Infine il peso del modello in prova (6.400 grammi senza pedali): considerato il prezzo potrebbe essere più contenuto. Potenzialmente la SuperSix Evo potrebbe anche essere molto più leggera (anche sotto i 6 kg), ma su questo modello in particolare Cannondale teneva a utilizzare la stessa componentistica utilizzata dal team Garmin tra i professionisti e si sa che in quel caso il limite minimo è di 6,8 kg. Un dettaglio che non inficia il giudizio più che positivo su questa ammiraglia.

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