Nel mondo dei caschi bici di alta gamma la competizioni si gioca sul design, l’aerodinamica e il peso, oltre che su caratteristiche funzionali come la ventilazione e il sistema di vincolo. POC è un’azienda svedese fondata nel 2005 e attiva inizialmente nel mondo dello sci alpino, con testimonial d’eccezione come la sciatrice statunitense Julia Mancuso. Successivamente l’ambito d’azione si è allargato al ciclismo, con la partnership triennale che ha portato i caschi POC in testa agli atleti del Cannondale-Garmin Pro Racing Team. Facilmente riconoscibili per le dimensioni generose e le forme tondeggianti, i caschi POC si sono evoluti negli anni, fino ad arrivare alla più recente interpretazione di un modello aerodinamico per l’uso stradale.

La vista di 3/4 posteriore evidenzia il particolare disegno delle feritoie di estrazione dell’aria.

Il POC Ventral SPIN pesa alla nostra bilancia 270 grammi in taglia L, completo di tutto. L’hanno utilizzato per noi in allenamento e in gara, a partire da febbraio 2018, due ciclisti amatori, che hanno percorso circa 1.000 chilometri al mese nel periodo considerato, disputando nel frattempo 20 gare, a circuito e mediofondo.

Torniamo, però, alle caratteristiche del casco: POC lo presenta come il nuovo riferimento riguardo alle prestazioni aerodinamiche, di sicurezza e di ventilazione. Certamente le autorevoli indicazioni dei ciclisti professionisti delle squadre EF education first e prima ancora del Cannondale Pro Cycling Team sono state utili per migliorare il modello precedente, che ho utilizzato personalmente due anni nel recente passato.

Dalla vista frontale del POC Ventral Spin si evince l’ampiezza delle prese d’aria.

L’obiettivo di progetto del nuovo POC Ventral SPIN? Far passare l’aria attraverso il casco e non attorno ad esso: in questo modo, secondo POC, migliora l’efficienza aerodinamica, oltre a risultare massimizzata la ventilazione della testa del ciclista. La creazione di differenti aree di pressione, ottenuta ispirandosi al noto effetto Venturi, aumenta la portata e la velocità del flusso d’aria che attraversa il casco, con tutti i benefici che se ne possono trarre in termini di effettiva ventilazione. Queste considerazioni di progetto appaiono confermate dall’osservazione dell’interno del casco, caratterizzato dalla complessa intersezione delle canalizzazioni. Si notano anche le dimensioni diverse delle feritoie di entrata e di uscita dell’aria, in particolare nella zona posteriore: questo disegno è coerente con la ricerca dell’effetto Venturi citato dal costruttore. La progettazione è stata ottimizzata anche per ridurre le eventuali turbolenze generate dal passaggio dall’aria attraverso e intorno al casco.

POC Ventral SPIN: la vista laterale mette in mostra la grafica molto sobria.

I materiali utilizzati per il casco sono quelli classici, ossia policarbonato per la calotta ed EPS (polistirene espanso sinterizzato, cioè polistirolo) per l’interno. Il sistema di ritenzione si chiama SPIN (Shearing Pad Inside): ne è stato richiesto il brevetto e consiste in vari elementi siliconici che avvolgono con apprezzabile leggerezza la testa del ciclista; offrono la regolazione micrometrica per personalizzare la tenuta.

Un particolare degno di nota e indicativo dell’attenzione con cui il POC Ventral Spin è stato disegnato si rinviene nella zona anteriore: le prese d’aria frontali più esterne, infatti, nel lato interno dispongono di una zona a maggior attrito, una piccola bandella di tessuto che aumenta il grip delle stanghette degli occhiali quando sono infilati nel casco.

Nell’esperienza d’uso il POC Ventral SPIN ha messo in evidenza l’ottima ventilazione, che in inverno si traduce nella necessità di coprire adeguatamente il capo. D’estate è molto difficile ritrovarsi con i capelli bagnati, specialmente nella parte superiore e posteriore della testa. La regolazione della larghezza è affidata alla comoda rotella posteriore e appare abbastanza lineare e progressiva. Non è difficile individuare la giusta lunghezza della fettuccia di ritenzione, la cui estremità è tenuta in sede da una piccola fascia elastica. L’imbottitura leggera che costituisce il punto di appoggio della fronte e della parte superiore della testa è ridotta al minimo essenziale, tanto che si ha la sensazione di essere praticamente a contatto con la struttura del casco. Nulla di scomodo, sia chiaro, anche se forse un’imbottitura più generosa avrebbe migliorato l’assorbimento del sudore della fronte, che appare meno efficace rispetto ad altri modelli. Per questo nelle giornate calde il ciclista dovrà valutare se indossare una specifica fascia tergisudore.

Il peso effettivo di 270 grammi è superiore di 40 a quanto dichiarato ma permette comunque di inserire il POC Ventral SPIN tra i caschi leggeri. La ventilazione è il suo punto forte, grazie al gran numero di feritoie e all’effettiva efficacia nel mantenere asciutta e alla temperatura ottimale la testa del ciclista. Impossibile esprimersi sull’efficacia aerodinamica del casco senza poter contare su dati oggettivi. Del tutto soggettiva, al contrario, è la valutazione sul design, che peraltro ci sembra un deciso passo avanti rispetto al passato: le dimensioni sono ancora superiori rispetto alla maggior parte della concorrenza ma questo può essere considerato un marchio di fabbrica POC.

E il prezzo? I 300 euro di listino sono in linea con quanto proposto alla fascia più esigente del pubblico ciclistico. Tanti soldi, a cui però corrispondono finiture curate – fatta eccezione per qualche residuo di colla visibile all’interno – e qualità dei materiali. Immutato il colore della calotta – a proposito, ci sono nove varianti cromatiche tra cui scegliere -, nonostante le centinaia di ore di esposizione al sole e alla pioggia.

Il secondo parere – Quello con il casco rosso 
di Fabio Banfi

Il mio POC Ventral SPIN rosso (taglia M, peso effettivo di 253 grammi) avvolge perfettamente la testa e garantisce un buon comfort anche nelle uscite più lunghe. Indubbiamente è ben areato e infatti riduce al minimo la sudorazione anche a temperature elevate. Ho trovato eccellente il sistema di regolazione posteriore della misura. Estremamente modulabile, consente di raggiungere il fitting ottimale senza difficoltà. Un valore aggiunto è rappresentato dagli inserti “gommati” applicati nelle prese d’aria anteriori più esterne, perché permettono di ancorare saldamente gli occhiali sul casco quando non vengono utilizzati.

Tra gli aspetti critici metto il design: la forma mi sembra ben poco slanciata, più voluminosa e ingombrante rispetto alla maggior parte degli altri modelli di punta. Ho trovato poco efficace la regolazione dei laccetti all’altezza delle orecchie.

Foto di Simon Palfrader