Paola Gianotti: “Parto per il giro del mondo in bici”

“Prendo la bici, faccio il giro del mondo e torno”, scherza Paola sulla locandina che celebra l’inizio dell’avventura che la porterà a pedalare in sella alla sua Cinelli Hobo gommata Michelin per 10 ore al giorno in quattro continenti intorno al Globo. In palio c'è un primato da Guinnes

6 marzo 2014 - 9:03

“Keep Brave” – questo il nome dato all’impresa – suona come un incoraggiamento. Perché di coraggio, oltre che di tenacia, a Paola Gianotti, 32enne di Ivrea, ne servirà parecchio per percorrere oltre 200 km al giorno di media per non più di 145 giorni. La ciclista eporediese dovrà rispettare questa massacrante tabella di marcia per entrare nel Guinness dei Primati. Non come prima donna a fare il giro del mondo in bicicletta, ma come la più veloce, oltre che prima italiana. 

Abbiamo incontrato Paola alla conferenza stampa di presentazione di Keep Brave a Torino. Sorride timida sotto i riflettori che le illuminano i grandi occhi castani, da cui si riesce a leggere tutto: la determinazione con cui si è allenata per più di un anno, ma anche la paura di non farcela, perché gli imprevisti sono davvero moltissimi. 

PERCHE’
Amo da sempre i viaggi “zaino in spalle” e gli sport di resistenza. Negli anni passati ho compiuto altre imprese sportive, tra cui gare podistiche, ciclistiche e di triathlon su distanza 70.3 (mezzo Ironman), immersioni sotto i ghiacci, ascese su montagne di oltre 7.000 m e pure una spedizione in kayak in Groenlandia. L’altra ragione è che mi sono dedicata per alcuni anni all’azienda che ho fondato con un amico, nel settore eventi sportivi e team building; purtroppo la crisi economica degli ultimi anni mi ha costretto a chiudere l’attività. Ora, prima di dedicarmi a qualcosa di nuovo, voglio cimentarmi in una grande impresa sportiva: niente ha il potere di svuotarti la mente e darti un senso di pace come una prova di endurance.

IL GIRO
Le regole del Guinness sono:
▪ percorrere almeno 28.970 km in bici, da est a ovest o viceversa, deviando non oltre cinque gradi dalla rotta;
▪ l’intero viaggio deve essere di almeno 40.075 km, inclusi gli spostamenti aerei o navali;
▪ l’atleta deve partire e arrivare nella stessa località e deve passare per due punti agli antipodi della Terra;
Si parte quindi da Ivrea l’8 marzo, festa della donna. Arrivo a Lisbona e qui mi imbarco su un aereo con destinazione Sudamerica, da dove riprendo a pedalare lungo le Ande verso nord. Altro aereo verso l’Oceania e dopo aver attraversare il deserto australiano si vola a Singapore. Si pedala fino a Bangkok e poi di nuovo in volo. Si chiude pedalando da Istanbul a Ivrea.

LA PREPARAZIONE
Il programma di allenamento è stato durissimo ed è durato oltre un anno, in cui ho pedalato per più di 20.000 km. Durante la preparazione fisica un ruolo importante l’ha avuto la musica, che mi ha dato la giusta carica o ha favorito il relax, con brani pop e di musica classica. Un altro aspetto della preparazione è stato quello mentale, perché ovviamente non basta averw un buon fisico ma è obbligatorio portare al limite la resilienza alla fatica e sviluppare grande tenacia. Per questo mi sono sottoposta a sessioni di training autogeno e altre tecniche meditative.

LA GIORNATA TIPO
La sveglia sarà molto presto, perché dovrò stare in sella 10/11 ore al giorno e voglio sfruttare le ore di luce. Le strade da percorrere sono già tutte prestabilite e i tempi molto stretti: quindi non potrò girovagare facendomi guidare dalla curiosità; a fine giornata ad attendermi troverò il camper con i due amici che mi affiancano in questa avventura.

ALIMENTAZIONE
Il pasto più importante della giornata è la colazione: anche nei periodi di allenamento mangio circa 200 grammi di pasta. I carboidrati sono fondamentali perché rilasciano energia durante tutta la giornata. Abbiamo caricato sul camper un’adeguata scorta di pasta.

EQUIPAGGIAMENTO
Un’altra regola del Guinness è che devo arrivare con la stessa bicicletta con cui sono partita; per questo Cinelli mi ha fornito una Hobo in acciaio. Se malauguratamente dovessi rompere il telaio, l’acciaio è infatti l’unico materiale che può essere riparato con facilità, anche da un tubista dall’altra parte del mondo.
Porterò con me (nel camper) vari pezzi di ricambio: catene, freni, corone, ruote e così via.

PNEUMATICI
Parto con 15 treni di gomme: 10 Michelin PRO4 Endurance e 5 Michelin PRO4 Grip. I primi li ho scelti per la notevole durata e per la specifica protezione rinforzata contro tagli e forature, aspetto fondamentale quando dovrò per esempio attraversare le strade sterrate delle Ande o del deserto australiano (Questi pneumatici hanno un battistrada bi-mescola e inoltre l’associazione della carcassa 110TPI e della tela di rinforzo posizionata da cerchietto a cerchietto ottimizza la resistenza alle forature – NdR).
I Pro4 Grip hanno una mescola più morbida e credo saranno ideali nelle condizioni di freddo o di strade bagnate (I Pro Grip sono dotati di una tela di rinforzo in aramide – fibra leggerissima e molto resistente – che permette di resistere agli eventuali micro tagli al centro e sulle spalle, e alla tela di protezione che copre tutta la superficie di rotolamento dello pneumatico – NdR)

LA PAURA
Temo soprattutto il freddo sulle Ande, perché lì ci si avvicina alla stagione fredda, e il caldo umido nel Sud-Est asiatico.

NON SOLO SPORT
Questa non è solo un’impresa sportiva, dato che sosterremo alcune iniziative di charity. Inoltre una delle borracce trasportate sulla bici contiene una SensorBox, cioè un sistema di sensori per il rilevamento dei dati di inquinamento ambientale. Alla fine del giro avremo ottenuto per la prima volta un tracciato mondiale completo della qualità dell’aria.

L’avventura di Paola si potrà seguire su facebook e su keepbrave.com
Keep Brave Paola!

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