Giacomo Mauri: “Il segreto è l’equilibrio”

Farsi fare un telaio su misura? Non serve più, i computer? Utili ma sono arrivati agli stessi risultati a cui sono arrivato io. Questo è Giacomo Mauri, l'artista che ha ”messo in sella” campioni del calibro di Bugno e Pantani, dedicando una vita intera all’antropometria e allo studio delle geometrie della bicicletta. Siamo andati a trovarlo.

11 luglio 2015 - 19:07

“Ma davvero vai in pensione, Giacomo?” Lo conosco da appena 10 minuti ma il dialogo tra noi è già diventato confidenziale. “Sono qui da 57 anni” mi risponde con i suoi modi gentili e all’improvviso sul suo viso compare un velo di rassegnazione al pensiero di dover dire addio alla passione di una vita.

Giacomo Mauri è infatti entrato in Bianchi come meccanico una vita fa, quando ancora portava i calzoni corti. Il ragazzo ha voglia di imparare e si dimostra subito molto bravo, al punto che nel giro di breve tempo diventa il meccanico di Felice Gimondi e della squadra Bianchi impegnata al Giro e al Tour. L’esperienza “in trincea” di Mauri dura poco però, perché, per sua stessa ammissione, lo stress delle corse non fa per lui.
Mauri preferisce lavorare con calma, prendersi il suo tempo e inizia a coltivare un altro interesse.
Lo incuriosiscono in particolare gli studi americani che approfondiscono il concetto di “angolo di spinta” (cioè la relazione tra la posizione in sella e l’efficacia della pedalata) e anzi, a cavallo tra gli anni ‘70 e ’80 ne diventa il massimo esperto. A questi studi mescola l’esperienza accumulata negli anni passati a misurare i campioni e a farsi raccontare le loro sensazioni.
Risultato? Non c’è un campione che abbia vestito i colori della Casa di Treviglio, da Gianni Bugno a Marco Pantani, passando per Jan Ullrich, che non sia stato messo in sella da Giacomo Mauri.

Da trent’anni a questa parte inoltre le geometrie di tutte le biciclette dei cataloghi Bianchi sono in qualche modo frutto dei risultati delle ricerche e dell’esperienza di Mauri.

Giacomo, alle pareti vedo fotografie di tanti campioni: quale di questi ti ha dato più soddisfazioni?
Ullrich senza dubbio. Pantani è stato un grande per tanti motivi ma quando è arrivato da noi era già messo bene in sella; Jan invece era proprio posizionato male. Ti dico soltanto che ho dovuto “arretrarlo” di oltre un centimetro. (Ullrich poi vinse un Tour, una Vuelta e anche un titolo olimpico ndr).

Quanto è importante per un ciclista trovare la posizione corretta sulla bicicletta?
“E’ fondamentale farsi mettere in sella bene per evitare di farsi male. Una posizione scorretta può causare molti problemi, alla schiena per esempio, al collo, o ai legamenti delle ginocchia. Detto ciò un amatore, che magari pesa 80 kg e che fa pochi chilometri all’anno, avrà bisogno fondamentalmente di equilibrio; un professionista invece guarderà anche alla resa, a seconda della specializzazione: se è un passista dovrò metterlo un po’ più disteso, se è uno scalatore un po’ più comodo e così via.”

Nel frattempo, Giacomo mi misura peso, altezza, cavallo, larghezza delle spalle e altro ancora. Inserisce il tutto nel suo computer e mi chiede che bicicletta possiedo. Mi prende alla sprovvista: non me la sento di dirgli che ho una Mariano in acciaio dei primi anni ’90 (fatta sì su misura, ma sulla misura del precedente proprietario!!) e gli rispondo che ho una Oltre, la bici Bianchi che effettivamente abbiamo in prova in redazione. Il software dà il suo primo responso: taglia 57 e altezza sella 75,5 cm.
Bene, dico io, su questi due numeri ci ho preso visto che sono le misure che chiedo normalmente per le bici-test. Mauri mi dice però di portare pazienza, perché siamo solo all’inizio.

 

Una volta fatta, la “messa in sella” è universale? Può essere applicata ad ogni tipo di bicicletta (e già penso agli 87 km di MTB della Sellaronda Hero che mi aspettano qualche giorno dopo)?
“Assolutamente no. Vedi, il mio è un lavoro di misurazioni; inserisco poi queste misure in un software che abbiamo sviluppato in questi anni e i calcoli che ne derivano determinano la posizione teorica in relazione a un telaio specifico. Ma poi ciascuno è diverso da un altro e quindi la posizione teorica va applicata alla morfologia unica di ciascuno e ovviamente al suo modo di pedalare.
A questo punto guarda le tacchette delle mie scarpe e mi dice che sono posizionate in maniera corretta. Non ho il coraggio di confessargli che è stato un caso, visto che le ho montate la sera prima senza mai provarle sui pedali.”
“Grigie (il colore individua le tacchette Look che hanno un minimo di gioco) vanno bene; se usi quelle nere (praticamente fisse) devi pedalare perfettamente”.
Mi fa montare in sella a un macchinario posizionato nel centro della stanza. E’ una bicicletta, ma senza ruote, che si allunga e si accorcia in vari punti (tubo sella, orizzontale, attacco manubrio….).

Inizio a pedalare.
“Pedali solo di punta” mi dice Mauri. “In questo modo la tua azione non è efficace e questa posizione non ti consente di sviluppare i muscoli giusti. Ma soprattutto scommetto che hai mal di schiena”.
In effetti sì, quando pedalo per molti km la schiena mi fa piuttosto male. Sento anche un po’ di dolore all’altezza del legamento collaterale interno del ginocchio. “Certo”, pare che già lo sapesse, “tieni le gambe troppo strette”.

Per correggere questa goffaggine, Mauri dice che deve allungarmi un po’ e quindi arretra la sella di quasi un centimetro. La sensazione a questo punto è di essere davvero in una posizione più equilibrata, al punto che non è più necessario sorreggermi sulle braccia.
“Ora che ti ho sistemato dietro, possiamo guardare il manubrio, che comunque è meno importante della sella”.
E così andiamo avanti con altre ad altre microregolazioni.

Che cosa ti dà la forza di lavorare dopo tutti questi anni?
“I risultati. Quando un amatore viene qui e mi dice che ha male al collo, non gli racconto palle; lavoro per toglierglielo. E quando ci riesco è una soddisfazione grandissima”.

Dopo di te tutto questo patrimonio di dati e di esperienza andrà perso?
“No. Tutti i negozi Bianchi hanno a disposizione il software e il metodo per le misurazioni. Anzi, chiunque compri una Bianchi oggi, può, compreso nel prezzo di acquisto, chiedere che gli sia indicato il posizionamento corretto. Ora nel negozio di Milano c’è anche il sistema RETUL per il posizionamento biomeccanico 3D”.

Cosa pensi dei sistemi di “messa in sella” elettronici?
“Qualche anno fa ho seguito una squadra di corridori che in seguito sono passati alla MAPEI (la divisione sportiva di MAPEI è nota per essere all’avanguardia tecnologica nel posizionamento in sella). I loro risultati erano identici a quelli cui ero arrivato io”.

 

 

E’ utile per pedalare bene farsi costruire una bicicletta su misura?
“Meno di una volta. Oggi la tecnologia dei componenti ha fatto dei passi avanti incredibili. Ci sono ad esempio attacchi manubrio di qualsiasi lunghezza e inclinazione. Oppure la sella si può avanzare o arretrare a piacimento. Quindi ci si può cucire addosso la bicicletta perfetta anche partendo da un telaio standard.”

E’ passata più di un’ora da quando sono entrato nel laboratorio di Mauri. Starei tutto il giorno ad ascoltare le sue storie. Ma fuori dalla stanza ci sono almeno due persone che attendono di essere ricevuti dal “maestro” e dobbiamo salutarci: “Se vieni con la tua bici, poi ti metto a posto bene. Anche se non è una Bianchi, non ti preoccupare. E mi raccomando, fammi sapere come va la schiena”.

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