Prova Piaggio Vespa PX 2011

Cambia il mondo ma lei non cambia. La Vespa PX con il suo cambio al manubrio, con la sua scocca in lamiera, con tutti i suoi difetti è ancora oggi uno degli oggetti più amati dagli scooteristi.

20 ottobre 2011 - 0:10

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L’evoluzione del mondo dello scooter è stata iperbolica. Motori quattro tempi plurivalvole, anche bicilindrici, prestazioni da moto, dimensioni esagerate sono ormai all’ordine del giorno. Nessuno però di questi plastic-scooter è riuscito ad intaccare il fascino del veicolo nato nel dopoguerra dall’idea dell’Ingegner Corradino d’Ascanio.

La Vespa non è un semplice scooter, è “lo” scooter per eccellenza, che non solo è riuscito a sopravvivere alla frenesia dei tempi moderni ma ha rinnovato giorno dopo giorno il suo mito. Lo testimoniano gli innumerevoli Vespa Club sparpagliati in tutto il mondo (e tuttora in crescita) e i quasi 20 (venti) milioni di esemplari venduti nel mondo dal 1946 ad oggi, gran parte dei quali marciano ancora.

Un mezzo di trasporto che si è trasformato in fenomeno di costume, in un marchio inconfondibile riconosciuto in tutto il mondo. Nessun’altra due ruote, infatti, è stata protagonista di tanti film, pubblicità, eventi come la Vespa. È stato il mezzo per la conquista della mobilità individuale nell’Europa del dopoguerra. Ha diviso i ragazzi in Vespisti e Lambrettisti, in Mods e Rockers. È stata il simbolo degli anni della “Dolce vita”, protagonista in ogni periodo della nostra storia moderna.

Con l’arrivo della nuova Vespa, quella tutta ecologia e cambio automatico, sono stati in molti a prevedere il pensionamento per avvenuta obsolescenza della PX. Troppo lento il suo cambio al manubrio, nessun vano sottosella, prestazioni così così, c’erano tutti i presupposti perché l’ultima discendente dei vesponi chiudesse la sua carriera. Nulla di più sbagliato. Il vespone ha tenuto botta per un po’, poi Piaggio lo ha effettivamente pensionato, salvo però richiamarlo urgentemente alle armi dopo aver assistito all’incredibile successo della LML Star.

 

La Vespa PX, “quella originale”, è quindi tornata nelle concessionarie forte dei suoi 3.000.000 di esemplari venduti e lo ha fatto senza portare particolari innovazioni rispetto al modello pensionato nel 2006. I motori sono infatti gli stessi due tempi 125 e 150 raffreddati ad aria forzata, solo aggiornati alla normativa Euro 3 (e quando arriva l’Euro 4, come la mettiamo?), mentre per trovare differenze a livello estetico servono degli autentici esperti che possano notare la nuova forma della sella e del faro anteriore.

Senza modifiche, invece, il cambio manuale a 4 marce e l’impianto frenante misto, con disco anteriore da 200mm e tamburo posteriore da 150mm. Del resto guai a toccare il design, sarebbe come chiedere ai milanesi di colorare il duomo di rosso mattone. Il look minimalista della Vespa è  sempre stata la chiave del suo successo cambiarla sarebbe un delitto.

Chi vuole tacciare la PX di immobilismo tecnico, sappia che accensione elettronica e avviamento elettrico fanno già parte da un bel po’ di tempo della dote tecnica della Vespa, anche se è comunque rimasto il classico avviamento a pedale. Del resto riuscireste voi ad immaginare la Vespa PX senza la pedivella di messa in moto? Io no.

A fronte di questo Piaggio chiede, però, una cifra all’acquisto abbastanza elevata (3.350 euro per la 125 e 200 euro in più per la 150) e possibilità di personalizzazione, al momento, limitate, dato che le colorazioni – ad esempio – sono solo quattro: azzurro, bianco, nero e rosso.
RIDE
Quattro secondi da semaforo a semaforo? Gimkane tra le auto come se si fosse al circo? Scordatevi tutto questo la Vespa invoglia ad una andatura da parata anche se la sua agilità è a livello di uno svelto cinquantino e volendo si “slaloma” nel traffico come con un monopattino.
Giro la chiave è… dò la classica scalciata. Ebbene sì, l’avviamento elettrico c’è ma con la PX è facile dimenticarsene.

Chi infatti ha guidato una Vespa almeno una volta nella vita non si può sottrarre alla classica sequenza: ruoto il rubinetto – tiro l’aria – avvio con una pedata. Tutto viene automatico, anche il dimenticarsi del magico pulsantino sul manubrio che qui quasi non serve, tanto il mono Piaggio non manca mai un colpo. E poi dare la pedata fa molto “figo”, rientra nella gestualità classica e anche un po’ snob di chi ama un mezzo del genere. Così come ci rientra il classico “clack” dell’innesto della prima marcia. Insomma, con la PX si torna indietro nel tempo, perché lei da quel tempo alla fine non ci è mai uscita…

Si torna indietro anche nei confronti della praticità, perché lo spazio a disposizione dei bagagli è limitato. Sotto la sella c’è solo spazio per il serbatoio; pazienza, vorrà dire che i caschi li appenderemo ai ganci appositamente predisposti. In compenso il bauletto dietro lo scudo è abbastanza capiente e la pedana, spaziosa, consente di ospitare anche la borsa della spesa, la valigetta 24 ore ma anche oggetti più voluminosi (basterebbe andare in India per capire che la Vespa può praticamente trasportare di tutto).

C’è chi con la Vespa ci ha fatto il giro del mondo in tre anni. Non occorre comunque arrivare a questo estremo per capire che la PX non stanca affatto. Una volta in sella viene voglia di caracollare senza meta per stradine di campagna. L’andatura concessa dal suo motore è tutt’altro che frenetica (al massimo di vedono i 105 all’ora) ma alla fine è proprio questo che si apprezza di più, l’immergersi in una dimensione parallela dove il mondo sembra girare più adagio. Movimenti rituali come l’inserimento delle marce, la frenata a pedale non danno fastidio, anzi alla fine fanno quasi piacere.

E poi, che dire del motore, il suo lento “pum pum” al minimo ispira sicurezza e tranquillità. Non è automatica la PX ma è come se lo fosse, perché la coppia del suo mono è sempre stata uno dei suoi punti di forza. Dopo 20 metri si è già in quarta, poi è come se si guidasse un monomarcia perché il motore sa riprendere da regimi assolutamente bassi.

In città consente di guizzare nel traffico come uno scooterino, l’agilità è assoluta, fin troppo viene da dire perché con quelle ruote minuscole e il peso tutto sbilanciato a destra (motore sospensione anteriore e freno stanno tutti dalla stessa parte e sono malamente bilanciati dal peso della ruota di scorta) fanno sì che la guida sia piuttosto particolare e che la sensazione sia quella di correre su un filo.

La PX è quella di sempre, non è cambiata affatto. Ha solo qualche difetto in meno. Il comfort offerto dalla nuova sella è davvero di alto livello, e i freni a patto di fare un bel rodaggio offrono una decelerazione sufficiente e adeguata allo spirito del mezzo. Certo un po’ più di modulabilità da parte del tamburo posteriore non guasterebbe visto che si passa da “freno poco” a “freno un casino” nello spazio di un millimetro. Inoltre vorrei anche capire perché una Vespa debba utilizzare un tubo anteriore in treccia metallica manco fosse una supersportiva. Un più tradizionale tubo in gomma aiuterebbe non poco la gestione della frenata e renderebbe la leva meno dura da azionare.

Ottimo invece il lavoro svolto dai tecnici Piaggio per il comando frizione, talmente dolce alla trazione che sembra si sia staccato il cavo. Il cambio è invece quello di sempre: lento e preciso solo quando si va con calma. Altrimenti la “sfollata” è sempre in agguato. Occorre riabituarsi anche a questo, fa parte del Vespa Style, come il pum pum, come la scalciata, come il tirare l’aria…

 

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