Avinton, la Buèll made in France

Chi si rivede? Torna la "Buell" francese, con un nuovo nome. Adesso si chiama Avinton e vuole essere la AC Cobra delle moto. Ci riuscirà?

17 luglio 2012 - 11:07

Si scrive Wakan, si legge Avinton. Terminata l’avventura della “Buell francese”, la moto minimalista per eccellenza torna sul mercato sotto un’altra insegna. Avinton, appunto, marchio nato verso la fine degli anni 90 e con una gestazione piuttosto lunga, se è vero che tra la nascita del primo prototipo (almeno così è riportato sul sito ufficiale) e l’inaugurazione del primo atelier Avinton a Montpellier sono passati 12 anni.

Evidentemente Monsieur Klein, titolare della Avinton, si è preso il suo tempo per decidere che cosa fare di questo marchio. L’idea è quella dell’essenzialità a tutti i costi, idea che chi costruisce la Avinton ha “rubato” da auto come la AC Cobra di Carrol Shelby, applicando alla moto il medesimo concetto. Se inserire un motorone americano strapieno di coppia in un telaio europeo superleggero ha creato una leggenda automobilistica, perché non dovrebbe accadere lo stesso con le moto?

Il concetto è il medesimo che ha dato vita alla Wakan che ora cambia nome ma non filosofia: la Avinton è la classica moto “tutto motore”, ridotta all’essenziale, con un telaio ultracompatto e un vestitino così corto che se fosse una donna arriverebbe la buoncostume.

Il motore, un V2 a 45°quattro valvole per cilindro ad aste e bilancieri realizzato dalla S&S, è caratterizzato dall’essere perfettamente quadro (alesaggio e corsa identici di 101,4 mm x 101,4 mm, per un totale di 1.640 cc) ed è capace di 120 cv a 5.750 giri, con una coppia di ben 166 Nm a soli 4.250 giri. Una coppia da record, in grado di spingere la Avinton a oltre 250 km/h all’ora. Rispetto alla Wakan i numeri cambiano, probabilmente anche per lo scarico 2in-1 che adotta la Avinton.

Anche perché la moto pesa poco, solo 185 kg con i liquidi e serbatoio vuoto, distribuiti per il 52% sull’avantreno come sulle moto supersportive. Il telaio è realizzato secondo lo schema Backbone: un monotrave superiore scavalca il motore come fosse una vera e propria spina dorsale che unisce il cannotto al perno del forcellone in alluminio.

Estrema in tutto, la Avinton (disponibile in versione Collector GT, Collector Racer e Collector Roadster) ha misure radicali: inclinazione cannotto vertiginosa (22°) e interasse da 125 (1.380 mm) fanno capire che la guida sarà quanto meno “particolare”. C’è anche un po’ di Italia sulla Avinton: la forcella Ceriani con steli di 46 mm (il monoammortizzatore è un Sachs) e le ruote Marchesini in alluminio forgiato.

Un solo disco anteriore, ma la misura è record, ben 340 mm di diametro, è corredato da una pinza a sei pistoncini, mentre il posteriore è da 220 mm. Non mancano soluzioni originali come il filtro dell’aria che spunta da sopra il serbatoio, con le due farfalle a vista che fanno molto Hot Rod, o Hot Wheels se preferite. Date un’occhiata qui: www.avinton.fr

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Yamaha MT-125 2020, arriva il motore a fasatura variabile

KSR Group, un mondo a due ruote

Kawasaki Z H2, la prima nuda supercharged