Bye Bye Superbike, BMW molla il campionato

L’uomo di Monaco ha detto stop. Niente più Superbike, almeno in forma ufficiale. A fine 2013 BMW abbandonerà il campionato delle derivate di serie per concentrarsi sul supporto dei piloti privati e su nuovi progetti dei mercati emergenti. Una decisione che può scatenare una pericolosa reazione a catena

La notizia è arrivata così, come un fulmine a ciel sereno e poco dopo il test collettivo per i giornalisti organizzato a Imola. Ma BMW non è nuova a decisioni improvvise: quando ha deciso di mollare Husqvarna la modalità è stata esattamente la stessa. Però per chi bazzica il mondo della Superbike la notizia era nell'aria da mesi. O meglio, un paio di mesi fa Andrea Buzzoni (BMW Italia) e Stephan Fisher (direttore tecnico del team) hanno presentato a Monaco il piano d'attacco al titolo SBK per il prossimo anno. Lo sponsor ha un contratto che scadrà a fine 2014 e non avrebbe avuto senso non continuare. Però, dalla Germania, non arrivava mai una risposta. «Stephan Schaller (General Director BMW Motorrad, ndr) non sa nulla di corse» dicevano sottovoce nel team «ma non è lui da solo che dovrà decidere».

Infatti a decidere che dal prossimo anno la BMW non sarà più presente nel Mondiale Superbike è stata tutta la dirigenza della Casa tedesca. Non un uomo solo. Una scelta probabilmente incomprensibile per chi vive sulle pistea tutt'altro che assurda dal punto di vista di chi deve guidare una potenza come BMW. «BMW Motorrad si concentrerà, ulteriormente, sull’espansione della gamma dei propri prodotti, ora oltre 500 cc, nei segmenti sotto i 500 cc, nell’e-mobility e nello sviluppo del potenziale dei mercati nelle economie emergenti, quali il Brasile e l’Asia» dice Schaller nel comunicato stampa. Una frase che fa capire che in questo momento di crisi economica (soprattuto europea) bisogna iniziare a spingere sull'acceleratore nei mercati dove in futuro si potrà iniziare a guadagnare. E serve farlo subito, utilizzando tutte le risorse disponibili. In Europa le moto supersportive non si vendono più, servono idee per far quadrare i bilanci. Per questo la scelta di BMW Motorrad non è tecnica, quanto strategica.

Perché, stando al regolamento futuro del Mondiale Superbike, quando le moto saranno più vicine a quelle di serie le SBK tedesche (sulla carta) avranno un bel vantaggio sulla concorrenza. Ma questo sembra non interessare i vertici, che confermano che chi vorrà correre con moto BMW potrà farlo tranquillamente. Non ci sarà più, però, in pista una struttura seguita direttamente dalla Casa madre. La BMW non si ritira dalla Superbike per andare in MotoGP: smette di correre per fare altro. Per lavorare a un futuro roseo di vendite fuori dall'Europa.

Capire cosa accadrà nel futuro sportivo della Casa dell'Elica è difficile, anche perché il team ha appreso la notizia poche ore prima della diffusione del comunicato ufficiale. Per loro, la Feel Racing, società che per anni ha messo in pista le Ducati ufficiali, adesso conta solo cercare di vincere il titolo Superbike 2013. Ma dopo questa batosta psicologica non sarà facile, anche perché, come capitato lo scorso anno dopo la decisione di chiudere la squadra interna e di affidare tutto al team BMW Motorrad Italia, la fiducia di Melandri e della sua squadra iniziano a traballare.

Marco, protagonista di un grande successo a Mosca, adesso dovrà iniziare a pensare seriamente al prossimo anno. Da diverse settimane il suo manager ha iniziato una trattativa con Aprilia e ora che BMW ha deciso di chiudere i battenti, è quella della Casa italiana l'opzione più probabile per il 2014, almeno se Melandri vorrà puntare al titolo iridato.

La speranza nel paddock della Superbike è che l'annuncio di BMW Motorrad non scateni una reazione a catena che faccia scappare le altre Case. Senza BMW rimangono (in forma ufficiale) Aprilia, Ducati e Kawasaki. La prima ha un team gestito internamente, le altre due si affidano a strutture esterne, come fa quest'anno BMW. La Casa di Noale ha detto che vuole continuare anche il prossimo anno (in che modo è difficile da dire); Ducati, visti i risultati, potrebbe rivedere i piani di investimento. Si rischia che in futuro affollino il paddock solo strutture alla Ten Kate, sostenute economicamente dalla Casa (o nel caso della formazione olandese dalla filiale europea di Honda) ma che fanno tutto in casa. Ora, invece, Ducati e Kawasaki ricevono tutto il materiale dalla Casa madre. E con questa crisi sarà dura che si continui di questo passo.