Davide Giugliano, non è solo questione di numero

Il 34, numero di gara del giovane pilota italiano, è lo stesso di un grande campione del passato, il texano Kevin Schwantz

31 maggio 2014 - 8:05

Ci sono piloti che piacciono subito. Che incantano col loro stile di guida pulito o con l’aggressività in pista. Ci sono piloti che, anche se non vincono tante gare, entrano nel cuore. È stato così in passato e sarà così sempre. Un nome su tutti: Kevin Schwantz, talento cristallino che si è scontrato con alcuni dei mostri sacri del motociclismo. Lui, il texano, ha vinto solo un titolo iridato nel 1993. I suoi avversari, Wayne Rainey e Mick Doohan, molti di più. Schwantz è stato un mito per molti. Basta guardare una classifica del Campionato Italiano Minimoto per scoprire che Kevin, in Italia, non è un nome così inconsueto. Ha ispirato tanti papà ma anche tanti giovani piloti che ne hanno preso il numero di gara, il 34. Tra quelli famosi Andrea Dovizioso, è stato il primo. Ma una volta arrivato in MotoGP è stato costretto a cambiarlo perché quello di Schwantz, è stato ritirato dalla classe regina del Motomondiale e nessun altro potrà più utilizzarlo in gara. 

Nel Mondiale Superbike, però, questo divieto non c’è. Ed infatti abbiamo un 34 in pista. Sulle carene di una Ducati ufficiale, quella di Davide Giugliano. Il romano è cresciuto ammirando le gesta di Kevin Schwantz, che è il suo idolo. Lo ha conosciuto solo pochi anni fa grazie all’amico comune Aldo Drudi e ancora oggi, quando gli capita di incontrarlo, si emoziona. Davide Giugliano ha tanto in comune col texano. Non solo il numero. In pista è aggressivo, non si tira mai indietro ma, proprio come Schwantz, va spesso gambe all’aria. Come Schwantz è un pilota molto disponibile con i fan, che negli ultimi due anni, per il romano, sono cresciuti veramente tanto.

Il ritorno alla Ducati, ma da pilota ufficiale, lo sta facendo entrare nel cuore dei ducatisti di tutto il mondo e a ogni weekend sono sempre di più i tifosi che chiedono una foto o un autografo. Soprattutto in Italia. Perché Davide Giugliano, oggi, è il giovane sul quale dobbiamo puntare le nostre speranze iridate. Ok, non ha ancora vinto nulla, ma è sicuramente un grande talento con un ampio margine di crescita. Lo dicono anche in Ducati, dove sono sempre più soddisfatti delle sue prestazioni. È vero che in qualche occasione ha esagerato buttando all’aria buoni risultati, ma parliamoci chiaro: se non ci fosse stato lui in pista, le prime gare del Mondiale Superbike 2014 sarebbero state decisamente noiose. Ed è questo che piace al pubblico della SBK. Ai fan delle derivate dalla serie piacciono i Fogarty, i Bayliss e ora anche i Giugliano. Piloti che non si tirano mai indietro e che non sono mai contenti. Nemmeno quando vincono. Perché hanno fame. Fame di risultati.

Perché sanno che possono ottenere di più e battere nuovi record. Davide Giugliano si è appena affacciato al mondo dei grandi, ma ha ancora tanto da dimostrare prima di poterne entrare a far parte. Ma è sulla buona strada. Non gli manca niente. A livello tecnico probabilmente la Panigale non è la moto da battere, come lo era la Ducati ai tempi di Foggy e Troy, ma nelle sue mani sta dimostrando di non essere troppo distante da Kawasaki ed Aprilia. E il merito è tutto di Giugliano, viste le difficoltà che sta incontrando il suo compagno di squadra Chaz Davies. Davide Giugliano ha 24 anni, un grande talento e una grande opportunità. E non la vuole sprecare. Per questo è il pilota su cui puntare.

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