Safety first

Al pari delle prestazioni, la sicurezza in moto è un settore tenuto molto in considerazione dalle aziende (per la fortuna di noi motociclisti). Tra le più attive e all’avanguardia in questo senso c’è Ducati (che per prima ha inserito l’ABS Cornering su una moto scrambler, tanto per dirne una), che con il suo programma a lungo termine “Safety Road Map 2025” prevede l’introduzione di molti controlli elettronici per la sicurezza di noi motociclisti. Ne hanno anticipato uno in questi giorni: si chiama Ducati ARAS (Advanced Rider Assistance Systems) ed è un sistema che prevede l’utilizzo di radar. Gli sviluppi possibili sono decisamente numerosi…

Vengo dall’auto

Non è un segreto che, nel mondo delle auto, questa tecnologia sia ampiamente utilizzata da diversi costruttori (Si chiama ADAS). Tra questi c’è, ovviamente, anche Audi, che tra l’altro è proprietaria di Ducati… che a sua volta (sfruttando un po’ di know-how degli amici tedeschi) ha anticipato Ducati ARAS, un sistema che sfrutta i sensori radar per ricostruire la realtà circostante.

L’azienda bolognese ha iniziato a lavorare su Ducati ARAS già nel 2016, in collaborazione con il Politecnico di Milano. Il risultato di questi anni di lavoro è un sistema che grazie al radar posteriore è in grado di segnalare i veicoli nell’angolo morto, quella zona invisibile sia direttamente sia attraverso lo specchietto. Nel 2017 poi è stato introdotto un secondo radar, posizionato sull’avantreno, per gestire invece il cruise control adattivo, sistema che mantiene la distanza dal veicolo che precede e avvisa il pilota in caso di rischio d’impatto frontale. Un sistema che tra tutte le Ducati attualmente in commercio di immagineremmo bene sulla Multistrada, moto ideale per il turismo e le lunghe trasferte. Fermi lì con le domande: il Ducati ARAS, assieme a un’interfaccia uomo-moto rivoluzionata, non sarà disponibile prima del 2020. Ma il 2020, è ormai dietro l’angolo.

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Alessandro ha 14 anni quando il suo migliore amico si presenta sotto casa con un MBK Booster fiammante, elaborato che manco quelli da trofeo. Ale non sta nella pelle, lo vuole provare subito. L’amico glielo concede raccomandando la massima cautela perché “l’ho appena preso”. La sequenza successiva è: 30 metri con le due ruote a terra, impennata, cappottata e perdita probabile di una amicizia. Da quell’esperienza Alessandro poteva capire due cose: Le moto non facevano per lui. Le moto sarebbero state il suo futuro. Purtroppo ha capito quella sbagliata e ce lo siamo ritrovati a RED. Da quando ha 22 anni, tra un esame e l’altro della facoltà di Ingegneria meccanica (poi terminata con la Laurea) ha iniziato a provare moto di ogni genere: dallo scooter (memore della sua fantastica prima esperienza) alle supersportive da gara, passando per custom, enduro e bagger da 400 kg. Sempre con la voglia di raccontarle e sempre tenendo a mente l’espressione stupita (ancora non sappiamo se felice) del suo amico (incredibilmente rimasto amico) in quel fatidico pomeriggio. Oggi a RED prova e racconta ancora moto di ogni tipo. E non impenna (quasi) più.