Kawasaki Ninja ZX-R 636 2013

Motore maggiorato e una dotazione elettronica al top: così Kawasaki punta a rilanciare il mercato delle supersportive di media cilindrata

14 settembre 2012 - 14:09

Era il 2002 quando Kawasaki presentò per la prima volta una 600 “maggiorata”. L’idea di “rubare” un po’ sulla cilindrata per offrire un modello più adatto alla guida stradale con più coppia e prestazioni fu come un fulmine a ciel sereno per il segmento. La 636 andava semplicemente più forte delle altre: aveva più coppia e questo la avvantaggiava su strada. Fu un successo commerciale. Il concetto 636 fu ribadito anche negli anni a seguire con l’edizione 2003, spigolosa, appuntita e con un gran motore. Dopo quell'edizione e la successiva che videro ancora le due versioni separate, Kawasaki tornò a costruire “semplici” 600.

I cambiamenti delle normative e dei gusti dei motociclisti hanno tuttavia reso di nuovo interessante la possibilità di maggiorare la cilindrata. Le 600 sportive oggi soffrono tantissimo, sono diventate moto molto (troppo?) tecniche da guidare, con motori spinti che girano a regimi vertiginosi, poco sfruttabili su strada perché hanno poca coppia. Insomma la ricerca di sempre maggiore potenza e le normative antinquinamento hanno un po’ soffocato l’erogazione dei motori quattro cilindri 600. Ecco perché è tornata alla ribalta la cilindrata maggiorata. 37 cc in più per l’esattezza, che secondo Kawasaki riusciranno a ridare quel piacere di guida su strada che si è un po’ perso.

La 636 – che ha un look tutto nuovo ispirato alla 1000 – nasce da una costola della Ninja 600 (che ovviamente resta in listino per chiunque voglia usarla per correre), ma alla fine risulta essere molto differente, perché Kawasaki ha giustamente pensato a un utilizzo non competitivo (questa cilindrata non può correre in nessun campionato) ma ludico e sportivo. Ciò non significa che non vada bene in pista, anzi: ci sono, però, molti accorgimenti che rendono questo modello più fruibile su strada di quella che ormai possiamo considerare la “sorella minore”.

Quali sono le differenze? Partiamo dal motore: il quattro cilindri è stato rivisto per aumentare la cilindrata, ma non è stato eseguito il classico intervento di alesatura aumentando l’alesaggio del pistone. I tecnici Kawasaki hanno preferito cambiare l’albero motore, allungando la corsa. Intervento senza dubbio più costoso ma che va proprio nella direzione di un'erogazione meno appuntita e più godibile ai medi regimi. Le misure passano quindi dai 67×42,5 mm della 600 ai 67×45,1 mm della 636. Di contorno arrivano nuovi condotti (allargati), bielle più corte e irrobustite, nuovi cornetti di aspirazione; aumenta la compressione, da 12,9:1 a 13:1 e arriva una nuova frizione antisaltellamento servoassistita FCC. Il risultato è interessante: la 636 è annunciata per 131 cv a 13.500 giri che diventano 137 in velocità, quando l’airbox è in pressione, valore che renderebbe questa Kawasaki la media sportiva più potente sul mercato. La coppia, e questo è il dato più interessante, arriva a 71 Nm a 11.500 giri, un bel salto rispetto ai 66,8 Nm a 11.800 giri della 600.

Anche la ciclistica è sviluppata con una maggiore attenzione a un uso più "trasversale". La forcella è la nuova Showa SFF BP, dove la prima sigla sta per “Separate Function Fork” e la seconda per l’ormai noto “Big Piston”. In pratica questa forcella è l'evoluzione dell’attuale Big Piston e offre funzioni separate tra i due steli: a sinistra solo il precarico molla, a destra le regolazioni idrauliche di compressione e ritorno.  Nell’ottica di un utilizzo più stradale la 636 ha anche un diverso assetto, e nuove quote ciclistiche. L’angolo di inclinazione dello sterzo è leggermente più chiuso (da 24° a 23°5’), conseguenza dello sfilamento degli steli di 2 mm, questo per dare più maneggevolezza, mentre la molla del mono ammortizzatore si allunga. Di contorno arrivano nuove pinze monoblocco.

Ma a rendere ancora più interessante la nuova Ninja 636 è la dotazione elettronica: sono presenti sia il KTRC (il controllo di trazione regolabile su tre livelli) sia il KIBS, l’ABS supersportivo Kawasaki, sia la tripla mappatura per il motore. Tutti questi sistemi hanno debuttato sulla Ninja 1000 e adesso scendono di categoria, rendendo la Ninja 636 2013 l’unica supersportiva di media cilindrata giapponese in grado di reggere il passo con la MV Agusta F3. Va dato atto che in questo momento di “stanca” in cui gli altri costruttori del Sol Levante sembrano restare alla finestra in attesa di tempi migliori, Kawasaki continua a investire e a proporre prodotti all’avanguardia della tecnica. Basterà questo corredo elettronico per far tornare la voglia di “600” al pubblico? Staremo a vedere. Per chiudere il video reralizzato per lanciare la nuova 636. Si gira ma non in pista: protagonista è la strada più famosa del mondo, quella dell'isola di Man. Più chiaro di così…

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