Moto GP, Rossi cosa ti manca?

Il Dottore ormai sembra abbonato al quarto posto, a quella medaglia di legno che certo non può soddisfarlo ma da cui non riesce a staccarsi. Cosa gli manca per essere al livello spaziale degli altri tre? Fame? Voglia? Talento? Max Temporali ha una sua idea…

Forse a Misano ci si aspettava di più da Valentino Rossi, per una serie di ragioni fra cui l’elevata motivazione per il GP di casa, la velocità in tutte le sessioni di prove, dal venerdì al sabato, gli stessi tempi di Lorenzo (a volte anche migliori). La sensazione è che il suo livello in gara sia ben definito, cristallizzato, da quarto posto, specie se gli altri sono al 100% dal punto di vista fisico e tecnico.

Basta guardare il suo ruolino di marcia in campionato: su 13 gare disputate Rossi è arrivato 6 volte quarto, il che rappresenta quasi il 50% dei suoi risultati. I tre podi (di cui una vittoria ad Assen, ndr) conquistati a metà stagione coincidono, purtroppo, con le fratture (più o meno gravi) di Lorenzo, Marquez e Pedrosa. L’unica gara in cui Vale è riuscito ad arrivare al secondo posto in modo indiscutibile è proprio quella di apertura del campionato, in Qatar, segno che, probabilmente, quei due anni in Ducati, più che ridurre la sua competitività, gli avevano aumentato la fame e la voglia di rivincita.

E per uno come Rossi, con nove titoli mondiali all’attivo e quasi 20 di Motomondiale, immagino sia difficilissimo trovare la “fame sportiva”, anche perché non ha i vent’anni di Marquez, ma è alla soglia di quei 35 che solo pochi piloti nella storia sono riusciti a raggiungere e superare guidando sempre ad alto livello. Eppure lui continua ad avere l’entusiasmo di un ragazzino, di chi non sembra ancora appagato e sazio delle due ruote. Ha una passione per la moto che ricorda quella dei quattordicenni della mia generazione di quarantenne. Valentino si distingue anche in questo, per la passione pura. Ed è un aspetto che tengo a rimarcare anche in questa analisi, perché solo il sentimento viscerale per le competizioni spiega in qualche modo la sua voglia di correre e la serenità, nonostante le fatiche di oggi nel riuscire ad avvicinare gli avversari.

Da una parte, quindi, il suo quarto posto è un risultato ottenuto più di esperienza e di talento, piuttosto che spremendosi al massimo come fa giustamente chi ancora ha molto da raccogliere. Gli altalenanti Bradl, Bautista, Crutchlow – i primi due con le Honda ufficiali e l’inglese che rimane comunque dietro in classifica di 23 punti – ci mettono tutto l’impegno di questo pianeta, passano dal podio alla caduta, sono comunque nella fase crescente della loro carriera, ma questo non basta a tenere costantemente dietro il 46. Di contro, Rossi anche a Misano ha corso nel suo standard, dimostrando, alla tredicesima gara sulla Yamaha dell’era post Ducati, che quella capacità che hanno Lorenzo e Marquez di individuare i loro punti deboli per rafforzarli, Valentino oggi non ce l’ha.

Si parla soprattutto del tempo che impiega a prendere il ritmo: Lorenzo al 3° giro segnava il suo miglior tempo della gara, con Rossi che lo realizzava all’8°, quando la gomma non garantiva certo più quell’efficienza dei primi 2 giri lanciati e il distacco dai primi era già pesante. Ciò nonostante i due piloti Yamaha hanno ottenuto lo stesso miglior tempo in gara, preciso al decimo, 1’34”0. C’è però un secondo limite che Rossi non riesce a superare, quello di cui forse non si è parlato: la magnifica costanza dei tempi sul giro del suo compagno di squadra e che lui non ha. Su 28 giri totali, Lorenzo ha totalizzato 11 passaggi sul tempo di 1’34”3, ottenuto addirittura 7 volte in successione!

Questa forza di Lorenzo fa venire i brividi e sportivamente ritengo sia una capacità sovrannaturale. Pensate di andare a 300 all’ora e di frenare sempre alla solita distanza, precisa al centimetro, di accelerare fuori dalle curve sempre nel medesimo decimo di secondo o di calcare sempre le stesse linee in un curvone da sesta… In poche parole: impressionante. Morale: Rossi corre forte come una volta, ma a questo punto della sua vita forse fatica, o non è capace, di “imparare” ad affrontare le gare caratterizzate da due nuove condizioni: le partenze a razzo e un ritmo lineare al decimo di secondo fino alla bandiera a scacchi. Lo salvano il gran talento naturale e la regolarità nell’arco delle 18 gare, che gli permettono di cogliere al volo le opportunità qualora gli si presentino. Ma questo, per vincere un Mondiale, ormai non basta più.

Max Temporali, voce tecnica di Mediaset del Mondiale MotoGP si è aggiunto all'elenco dei contributor di RED. Sarà lui a raccontarci le gare “viste da dentro”, a darci la sua opinione, a raccontarci i piloti, a “frugare” nei segreti del paddock vissuto in prima persona da uno che ha corso (e vinto) e che ora racconta le moto dietro al microfono. Dopo la SBK vivremo anche la MotoGP a modo nostro, raccontata da chi è a stretto contatto con i protagonisti.